Il ciclo della dipendenza affettiva


Le relazioni d’amore alla cui base vi è un problema di dipendenza affettiva si svolgono secondo uno schema prevedibile in cui i ruoli giocati dai due partner sono interdipendenti. In questo articolo vedremo ruoli e comportamenti assunti dal dipendente affettivo e dal suo partner, il co-dipendente,  in quella che può essere definita una spirale sadomasochistica.

 

La coppia di giocatori:

Affinché un rapporto di dipendenza, sessuale o affettiva, possa nascere è necessaria la presenza di due partner disponibili ad entrare in gioco in una relazione insana. I ruoli assunti, spesso inconsciamente, dai entrambi i partner sono complementari e simbiotici: da un lato la vittima bisognosa d’amore e cure e dall’altro il salvatore che sente potente nell’ assolvere a questo compito. Il primo è il partner dipendente affettivo mentre l’altro è il co-dipendente ovvero una persona che inizialmente si mostra disponibile a formare una coppia ma che al tempo stesso rifugge al pressing poiché possiede uno stile di attaccamento evitante che lo porta al disimpegno. 

Spesso entrambi i giocatori hanno una storia alle spalle di abbandono, mancanza di cure ad opera della figura di riferimento (caregiver/madre) o che hanno sperimentato un evento traumatico (lutto, separazione) e che quindi sentono il bisogno di compensare le mancanze affettive infantili ricercando da adulti una relazione riparatoria.

 

 

1. Fase dell’attrazione: nelle prime fasi della relazione l’innamoramento e l’attrazione reciproca spingono i due partner ad avvicinarsi l’uno l’altro con l’euforia di poter realizzare il sogno di una relazione appagante e solida. Il soggetto dipendente (uomo o donna che sia) che possiede una scarsa idea di sé è attratto dalla solidità, serietà del partner del co-dipendente. Mentre il dipendente si mostra affabile, disponibile e servizievole per dare un’impressione positiva ed attrarre a se un partner, il co-dipendente si cala nel ruolo di salvatore attratto dall’estremo bisogno di amore del primo. Entrambi voglio sentisi utili, necessari all’altro, e ricevere attenzioni.

 

2. Fase del corteggiamento: il co-dipendente mostra un comportamento adorante e seducente che lascia intendere al dipendente di poter trovare soddisfacimento al suo impellente e ossessivo bisogno d’amore ma al tempo stesso mette alcuni velati paletti alla vicinanza che sente come minacciosa ed eccessiva. In questa fase però ancora non mostra il suo atteggiamento sfuggente. Il dipendente si sente subito coinvolto ed innamorato e ritiene erroneamente che per poter mantenere viva la relazione e l’interesse debba annullarsi e sottomettersi in funzione dei bisogni del partner che però non ama l’eccessivo invischiamento. Il dipendente prende coscienza di avere una immagine di sè di persona debole e se dapprima si sacrifica (ruolo di vittima), per il bene del partner successivamente si sente umiliato, depresso, arrabbiato. Il dipendente sente il desiderio di cambiare il suo ruolo e passare da vittima bisognosa di cure a carnefice allo scopo di vendicarsi per il fatto che non essere amato per ciò che è ma per ciò che è disposto a dare e sacrificare. La relazione d’amore ha un prezzo da pagare: i propri bisogni. 

 

3. Fase della relazione: In questa fase, la fantasia di stare vivendo una relazione ideale si sgretola. Il dipendente si rende conto dell’allontanamento del co-dipendente e comincia a provare risentimento per la vicinanza negata. Nel frattempo l’ evitante, che teme l'intimità e contemporaneamente l'abbandono, si sente pressato ad entrare in un rapporto troppo profondo ed intimo che non è in grado di sostenere (confidarsi, condividere il tempo, fare sesso) e percepisce la relazione come un peso, un obbligo, per il quale si sente arrabbiato. In genere l’evitante esprime la rabbia ed il suo disappunto per le richieste di vicinanza percepite come eccessive attraverso modalità di protesta indirette e passivo-agressive (rabbia trattenuta che poi diviene esplosiva). L’evitante è convinto che se si permettesse di esprimere la sua rabbia la relazione volgerebbe al termine. Entrambi i partner insoddisfatti del rapporto, l’uno perché vuole un rapporto simbiotico e l’altro perché lo vuole più distaccato, anziano a temere che le divergenze circa la distanza ottimale da tenere (troppa o troppo poca) sia causa di rottura. Il dipendente fa i conti con il senso di abbandono mentre l’evitante si sente in trappola.

 

4. Fase del contenimento del danno: questa fase è l’ultima prima che il rapporto crolli. Il dipendente utilizza qualsiasi strategia per cercare di riconquistare l’evitante e scongiurare la fine della relazione. Sperimenta sensi di colpa per il desiderio di vendetta e rabbia provata a seguito della sua mancata accettazione. Per salvare il rapporto nega l’incompatibilità, tenta di negoziare, protesta di fonte al rischio di essere lasciato, cerca di suscitare pensa, sino all’escalation finale in cui minaccia di togliersi la vita. Il co-dipendente si sente manipolato a prescindere dal fatto che la manipolazione avvenga effettivamente o meno. Ciò fa si che l’evitante spenda sempre più tempo lontano dal partner, lavori più ore, prediliga uscire con gli amici o più semplicemente cerchi ogni occasione per sfuggire al legame di coppia.

 

5. Fase della rottura della relazione: nella fase finale la relazione è irrimediabilmente compromessa e giunge al termine. Il dipendente può scivolare in una nuova e più grave depressione alimentata da giudizi negativi su di sé oppure andare alla ricerca di un nuova sfida relazionale e iniziare un nuovo ciclo. Ad ogni nuovo tentativo di relazione seguito dal fallimento i problemi relazionali della persona diventano sempre grandi perché le numerose esperienze di abbandono si accrescono e rendono la persona sempre più insicura e vulnerabile a meno che il giocatore non cerchi aiuto e cominci a lavorare per la propria salute a sulla sua capacità stare in relazione in modo sano ed autentico.

 

Dr. Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta Pordenone

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