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Omosessualità: quali sono le cause? 

Sul tema dell’omosessualità si è tanto dibattuto e ha messo in disaccordo molte persone. Negli corso degli anni sono state formulate diverse ipotesi per spiegare le cause. C’è chi ritiene che l’omosessualità sia geneticamente determinata da un errore nella sequenza del DNA umano o all’opposto l’espressione di un tratto ereditario come il colore della pelle e le altre caratteristiche somatiche. Queste due ipotesi hanno dato vita ad una intensa attività di studio del genoma per ricercare un gene omo-responsabile. C’è chi ipotizza che l’omosessualità sia invece dovuta a fattori ambientali ed in particolare al ruolo avuto dai genitori in fatto di educazione: si va dalla all’assenza di una stabile figura paterna all’eccessiva presenza di quella materna. Per altri è la risposta alle molestie ricevute durante l’infanzia. Il dibattito su questo tema ha visto schierarsi in contrapposizione scienziati e comunità religiose.

L’American Psychiatric Association (APA) ha definito l’orientamento sessuale come l'attrazione emozionale, romantica e/o sessuale di una persona verso individui dello stesso sesso (omosessualità), di sesso opposto (eterosessualità) o entrambi (bisessualità). 

L'orientamento sessuale però va distinto dal:

 

  • Sesso biologico o genetico: determinato dai cromosomi sessuali corrispondente al sesso visibile alla nascita. In sostanza il sesso corrispondente agli organi riproduttivi.
  • L'identità di genere: il genere a cui la persona sente di appartenere ovvero si può identificare come maschio o come femmina al di là del sesso di nascita. In sostanza il sesso che corrisponde all'immagine che la persona ha di se e quindi il sesso psicologico che non necessariamente corrisponde a quello fisico come nel caso dei Transgender;
  • Ruolo di genere: ovvero i comportamenti e le abitudini che le società attribuisce a uomini e donne e che sono relativi ad una determinata cultura ed epoca.

 

L'orientamento sessuale cade lungo un continuum in cui una persona può sentisi completamente attratta da persone dello stesso sesso, avere vari gradi di attrazione verso entrambi i generi sessuali, sino a provare attrazione solo verso persone di sesso opposto. Tuttavia, per semplicità vengono utilizzate solitamente tre categorie per definire l'orientamento sessuale: eterosessuale, omosessuale (lesbo, gay) e bisessuale.

Negli ulti anni si è anche iniziato a parlare anche di asessualità, pansessualità e polisessualità.

Per asessualità si intende la mancanza di attrazione sia nei confronti degli uomini che delle donne. Per pansessualità si intende l’attrazione verso le persone indipendentemente dal loro sesso o dalla loro identità di genere. Infine per polisessualità si intende l’attrazione per più di un sesso ed al tempo stesso c’è anche il rifiuto ad identificare se stessi con un orientamento sessuale specifico: non si definiscono ne omo, ne etero e ne bisex. 

L'orientamento sessuale si sviluppa nelle prime fasi vita di una persona ed in ogni caso entro la prima età adulta. Ciononostante le persone realizzano di appartenere ad un dato orientamento in momenti diversi della propria vita.

Il processo di accettazione della propria omosessualità può avvenire spesso con difficoltà da quelle persone che temono di essere rifiutati delle loro famiglie ed emarginati dal contesto sociale. Rispetto agli anni passati per i giovani di oggi il “coming-out” è più agevole poiché nelle grandi città l’omossessualità risulta ben accettata; ciò però non sempre vale per le piccole realtà locali dove il fenomeno del bullismo e della discriminazione per il proprio orientamento sessuale sono ancora fortemente presenti e a volte hanno portato alcuni a togliersi la vita per questo. All’inizio del processo di accettazione della propria identità sessuale la persona tende a distinguere il proprio comportamento sessuale dall'orientamento sessuale. 

Alcuni ragazzi omosessuali si impegnano in relazioni eterosessuali o etero-affettive considerando i proprio “impulso” omo come qualcosa di margina o da sopprimere senza all’inizio concepirlo come un vero e proprio aspetto di se stessi (“ego-distonico”).

La domanda più interessante a cui si è cercato di dare una risposta è se l’omosessualità, e in più in generale l’orientamento sessuale, fosse predeterminata alla nascita o piuttosto una scelta personale. 

Se fosse determinata da tratti generici l’orientamento si configurerebbe quindi come una caratteristica immutabile della persona; al contrario se fosse il frutto di una scelta di vita allora si potrebbe supporre che con la terapia gay e lesbiche potrebbero cambiare l’oggetto del loro interesse affettivo ed erotico.  

La maggior parte delle persone omosessuali, o omo-affettive come invece piace chiamarle a me, malgrado le sofferenze e le derisioni, la mancata accettazione da parte dei familiari, l’assenza di diritti, i soprusi e le discriminazioni che subiscono, si dichiarano felici della loro vita affettiva. Essi affermano che si tratti della loro natura. Viene quindi da pensare che se fosse una scelta non ci sarebbe alcuni motivo per farla dal momento che produce disagio e sofferenza. Non si tratta affatto di una scelta ma di un modo intrinseco di essere; ad ogni modo ciò che si può scegliere e se esprimere o meno liberamente tale identità. Purtroppo però sono ancora molte invece le persone convinte che si tratti di una scelta o di una devianza.

A tutt’oggi la maggior parte delle organizzazioni scientifiche affermano che essere gay o lesbica non sia affatto una questione di scelta ma che sia la genetica a svolgere un ruolo nel determinare l’orientamento sessuale. Ciò significa che le persone nascono con un determinato orientamento sessuale e che questo trovi la sua espressione in età precoce a discapito di qualunque terapia ripartiva usata in passato e che si è rivelata fallimentare.

Si è arrivati a tale collusione dopo una serie di studi condotti su gemelli omozigoti ed eterozigori. 

Se l’omosessualità fosse rigorosamente iscritta nel patrimonio genetico allora i gemelli omozigoti, quelli identici, avrebbero un tasso di concordanza del 100% per l'orientamento sessuale (ovvero sarebbero entrambi gay). 

Uno studio ha rivelato che nelle coppie di fratelli maschi omozigoti nel 52% dei casi risultavano entrambi gay mentre nel caso di coppie di fratelli maschi eterozigoti risultavano entrambi gay nel 22% dei casi. A risultati simili si è arrivati con uno studio condotto anche sull’omosessualità femminile. 

Nelle coppie di sorelle omozigote nel 48% dei casi risultavano lesbiche entrambe mentre nel caso di coppie di sorelle eterozigote risultavano lesbiche entrambe nel 16% dei casi (Simon LeVay, 1985)

Questi studi dimostrano che le persone con lo stesso patrimonio genetico (gemelli identici) hanno maggiori probabilità di possedere lo stesso orientamento sessuale rispetto a coloro che possiedono un patrimonio genetico diverso (gemelli diversi). Ciò porta a dedurre che la genetica svolge un ruolo importante nel determinare l’orientamento sessuale ma che ciò non rappresenta l’unico fattore in gioco.

Le ricerche di mappatura genetica sin qui condotte non hanno permesso di identificare un gene o una combinazione di geni responsabili dell’espressione dell’omosessualità. Altri studi hanno invece messo in evidenza che negli uomini gay l'ipotalamo è più piccolo rispetto a quello degli uomini eterosessuali. Questa differenza riscontrata a livello cerebrale è considerata la prova che l’orientamento sessuale è biologicamente determinato e non frutto di una scelta, di un “capriccio” o di una devianza psichica. Non è però ancora chiaro se tali differenze nel cervello siano presenti sin dalla nascita o se emergano nel corso dello sviluppo.

Tutti i tipi di orientamento sessuale (etero, gay, lesbo o bisex) sono quindi ritenuti forme normali con cui gli esseri umani esprimono ed intrecciano legami affettivi. La ricerca non ha evidenziato alcun tipo di collegamento tra l'orientamento omosessuale gay, lesbo o bisessuale e psicopatologia o anormalità; pertanto l’omosessualità non è più considerata tra i ”disturbi mentale" da molto tempo a dispetto di molti stereotipi ancora troppo diffusi.

 

 

Dr. Maurizio Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta Pordenone

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