· 

Il perfezionismo patologico

Il perfezionismo è caratterizzato dal desiderio di raggiungere alti standard prestazionali associato alla tendenza ad una eccessiva autocritica. Porta a sintomi quali ansia anticipatoria, umore ansioso, rimugino e distorsioni cognitive nella valutazione della realtà.

C’è una grande differenza tra il fare bene le cose, l’essere responsabili e coscienziosi ed il perseguire la perfezione, l’essere esigenti ed intransigenti con se stessi e gli altri. 

Il perfezionismo è legato ad aspettative circa se e gli altri irrealistiche ed è fonte di depressione e problemi nelle relazioni interpersonali.  

Il perfezionista lega la propria autostima alla capacità di raggiungere standard ed obiettivi che sono impossibili da raggiungere; oscilla tra il tentativo di raggiungere l’eccellenza ed il far fronte ad una sensazione di pressione e fallimento costante. Fatica a godere delle conquiste anche più significative poiché ritiene che “non sia mai abbastanza”. Gli indicatori del perfezionismo sono:

  • Pensiero assolutistico del tipo "tutto o nulla", "bianco o nero": le aspettative della persona sono cosi alte che la paura di non essere all’altezza fa si che si blocchi e continui a procrastinare dal prendere decisioni o agire qualche comportamento. La persona spesso è in stallo o ha bisogno di molto tempo prima di riuscire a decidere che strada o decisione intraprendere. Attribuisce a se, erroneamente, valore in quanto persona solo nella misura in cui farà "bene e perfettamente" le cose al contrario, di fronte a errori o prestazioni considerate insufficienti, si attribuirà scarso o nessun valore. 
  • Bassa autostima: idee di svalutazione, insicurezza, paura di commettere errori, di fare brutta figura ed essere giudicati negativamente dagli altri.
  • Bisogno di controllo: la persona si sente al sicuro solo se può controllare eventi, luoghi, persone e cose a tal punto che non vi è spazio per l’improvvisazione, la spontaneità; viene meno la capacità di godere del momento e delle situazioni piacevoli (viaggi, cene, situazioni sociali…).
  • Ruminazione: insieme di pensieri ripetitivi negativi rivolti al passato; la persona si focalizza sul proprio malessere emotivo, sui propri problemi con l’intento di comprenderne cause e conseguenze (es: perché succede a me? Perché mi sento così triste? Perché reagisco sempre in questo modo?)
  • Rimuginio: insieme di pensieri e immagini relativamente incontrollabili rivolti al futuro; la persona cerca di prevedere e prevenire eventi negativi per identificare mentalmente ipotetiche soluzioni.
  • Ipercritica: elevata sensibilità alle critiche che porta a mettere in atto reazioni aggressive a scopo difensivo nei confronti delle altre persone.
  • Disregolazione emotiva: difficoltà nel riconoscere, comunicare e gestire le emozioni sia positive che negative.
  • Fobia sociale: evitamento delle situazioni sociali temute e che la persona altrimenti vivrebbe con ansia e vergogna.

 

Ci sono due forme di perfezionismo: uno “positivo” ed uno “negativo”. Il perfezionismo “positivo” è necessario alle persone per porsi degli obiettivi e degli standard da raggiungere, per essere ordinate ed efficienti. In questo caso si parla di meticolosità, ovvero di una caratteristica sana e desiderabile che spinge le persone ad impegnarsi a fare del proprio meglio. Il perfezionismo “negativo” è patologico ed include un’eccessiva preoccupazione per la possibilità di commettere errori; la persona dubita di se e non si fida della propria capacità di far fronte ad eventi inattesi in modo spontaneo e senza elaborazione a priori. In questo secondo caso la persona tende a rimuginare a lungo sui propri compiti prima di ritenere di averli fatti bene e di concluderli. Il perfezionista ha difficoltà nel prendere decisioni, è spesso titubante, procrastina e posticipa le proprie decisioni e scelte di vita all'infinito con l'intento di evitare errore e al fine di raggiungere un' improbabile eccellenza. La richiesta di perfezione non è rivolta solo verso se ma anche verso le persone significative della propria vita; ciò incide sulla qualità delle relazioni. Il perfezionista vive in uno stato perenne di tensione e malessere personale e relazionale che lo porta a criticarsi e criticare le persone a cui vuole più bene.

E’ importante sapersi porre realistici obiettivi e pianificare azioni concrete necessarie al raggiungimento dei propri scopi per sentirsi realizzati anziché lottare per raggiungere standard impossibili che minacciano la propria ed altrui serenità.

 

Dr. Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta Pordenone

 Riproduzione, anche parziale, vietata.