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Il trauma psicologico: che cos'è e come lascia il segno

La parola trauma viene dal greco e significa ferita. In psicologia indica il danno che un evento o una serie di esperienze molto stressanti producono sulla psiche. La parola ci fa pensare a situazioni estreme in cui siamo vittime passive di qualcosa che non possiamo controllare. In realtà un trauma è sempre il risultato di due fattori: ciò che accade e il significato che noi gli attribuiamo.

Due persone con storie simili possono reagire allo stesso evento in modi molto diversi. Una può essere tormentata per anni da flashback, l'altra superarlo senza strascichi. Si stima che più della metà delle persone esposte a un evento traumatico non sviluppi un disturbo psicologico. Il modo in cui rispondiamo dipende dalla nostra infanzia, dalla nostra personalità, dalle risorse che abbiamo in quel momento, dal sostegno che riceviamo. Anche la preparazione conta: un evento improvviso colpisce più duramente di uno che, almeno in parte, ci si aspettava.

Per questo non ha senso fare una classifica del dolore. Chi non ha subito un abuso o un incidente grave non soffre necessariamente meno di chi ha vissuto un trauma evidente. Ciò che va valutato è il vissuto soggettivo, l'interpretazione che quella persona dà a ciò che le è accaduto. Quello che per qualcuno è devastante per un altro può non esserlo affatto.


Quando un evento diventa trauma

Un evento diventa traumatico quando supera le nostre capacità di farvi fronte. Ha tre caratteristiche: è vissuto come fortemente stressante, la persona non ha in quel momento le risorse emotive e cognitive per affrontarlo, e non riesce a elaborarlo. Il ricordo resta così bloccato in una forma disorganizzata.

Quando siamo travolti da emozioni come il terrore, le percezioni visive, le sensazioni del corpo e le reazioni non si integrano in un racconto coerente. Il ricordo traumatico resta fatto di frammenti sensoriali separati dalla coscienza ordinaria. La mente torna e ritorna sull'esperienza nel tentativo di elaborarla, e questo rimuginio diventa ossessivo.

Durante un'esperienza traumatica l'amigdala, uno dei centri emotivi del cervello, resta molto attiva e contribuisce a un'elevata produzione di cortisolo. Livelli alti e prolungati di questo ormone ostacolano il lavoro dell'ippocampo, la struttura che colloca le esperienze nel tempo e le inserisce nella nostra storia. È uno dei motivi per cui i ricordi traumatici fanno fatica a diventare racconto, a passare nel passato e a permetterci di voltare pagina. Sappiamo che il pericolo è finito, ma le emozioni e le sensazioni di allora si ripresentano ogni volta che qualcosa le ricorda.


Traumi improvvisi e traumi cumulativi

Pensiamo di solito al trauma come a un evento eccezionale. Ma i traumi sono di due tipi.

I traumi inaspettati ci colgono di sorpresa e hanno un forte impatto emotivo. Sono gli eventi da cui può svilupparsi un disturbo da stress post-traumatico.

I traumi cumulativi nascono invece dall'esposizione ripetuta a esperienze che consumano poco alla volta le nostre risorse: perdite, abbandoni, umiliazioni, sofferenze prolungate. Sono molto più comuni e, per certi versi, più insidiosi, perché non riusciamo a collegarli a un evento preciso. Si parla in questi casi di piccoli shock emotivi.

Il primo tipo riempie un vaso con un getto d'acqua improvviso, il secondo goccia dopo goccia. In entrambi i casi, a un certo punto, il vaso trabocca. Molte persone sottovalutano i piccoli eventi stressanti proprio perché agiscono in modo sottile, ma il loro effetto può pesare a lungo sulla salute psicologica e fisica.

Gli effetti sono più pesanti quando il trauma si ripete ed è imprevedibile, e soprattutto quando la vittima dipende da chi la ferisce, come accade tra un genitore e un figlio. Anche gli abusi verbali o emotivi, o l'essere testimoni della violenza subita da un'altra persona, possono essere traumatici.


Il disturbo da stress post-traumatico

Il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) può svilupparsi dopo che una persona ha vissuto, assistito o si è confrontata con un evento che ha comportato la morte, la minaccia di morte, gravi lesioni o una minaccia alla propria integrità o a quella di altri: aggressioni, disastri naturali, guerre, rapimenti, torture, incidenti, violenze sessuali, malattie gravi.

La persona rivive l'evento in modo persistente attraverso ricordi intrusivi, immagini, incubi, la sensazione che stia accadendo di nuovo. Prova un forte disagio, anche fisico, davanti a tutto ciò che glielo ricorda, e quindi tende a evitarlo. Compaiono una generale attenuazione della reattività emotiva, difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, irritabilità e scoppi di rabbia, difficoltà di concentrazione, ipervigilanza, reazioni di allarme esagerate. Il PTSD può comparire anche a mesi di distanza dall'evento e, se non trattato, può cronicizzarsi.


I segnali di un trauma

Non sempre è facile riconoscere di portare un trauma, perché i segnali possono essere sfumati. Alcuni dei più comuni sono:

  • incubi e flashback, anche quando la mente ha allontanato il ricordo dalla coscienza;

  • ansia, nervosismo, irritabilità, la sensazione che qualcosa di brutto possa accadere da un momento all'altro;

  • anestesia emotiva: la vita sembra perdere significato, ci si sente scollegati dalle proprie emozioni, quasi estranei a sé stessi;

  • impotenza appresa, soprattutto dopo traumi cumulativi: l'idea che nulla di ciò che facciamo possa cambiare le cose, che apre la strada alla depressione;

  • colpa e vergogna, specie quando ci si convince che l'accaduto dipenda da una propria disattenzione;

  • sintomi fisici: dolori muscolari, mal di testa, problemi gastrointestinali e dermatologici, insonnia, tachicardia, stanchezza;

  • ritiro sociale, rabbia, comportamenti autodistruttivi, uso di sostanze, disturbi alimentari, difficoltà sessuali;

  • vuoti di memoria e dissociazione.

Un trauma mette in discussione le certezze che una persona ha su di sé e sul mondo. Questo senso di tradimento genera confusione, ansia, insicurezza, e può danneggiare in profondità l'autostima e le relazioni, presenti e future. A volte l'esperienza è così travolgente che la persona arriva a dubitare che sia accaduta davvero, oppure ci mette anni, perfino decenni, a ricordarla e a capirla.


Il trauma nell'infanzia

Un bambino traumatizzato raramente sa spiegare perché si comporta in un certo modo. Il trauma si vede nei comportamenti oppositivi, nel calo del rendimento scolastico, nella difficoltà a regolare le emozioni, nel ritiro, oppure nel corpo: enuresi notturna, mal di pancia, mal di testa, difficoltà a dormire. Nei casi più gravi, come gli abusi ripetuti, il bambino può dissociarsi durante gli episodi per difendersi.

Se il trauma non viene elaborato, paura, impotenza e sfiducia si ripresentano in età adulta. L'adulto può lottare con ansia e depressione, vergogna e rabbia, un senso costante di pericolo, oppure sentirsi intorpidito e incapace di fidarsi. Può cercare sollievo nell'alcol o nelle droghe, sviluppare disturbi alimentari, comportamenti sessuali a rischio o autolesivi.


La ripetizione del trauma

Il trauma agisce a un livello così profondo che spesso, senza saperlo, tendiamo a riviverlo nel tentativo di elaborarlo e riprenderne il controllo. Un bambino maltrattato in famiglia può, a volte, diventare prepotente con i compagni. Dietro la sua aggressività c'è un sentirsi vulnerabile e inferiore. Ripetere sugli altri ciò che ha subito ha due funzioni: far sentire agli altri ciò che ha provato lui e illudersi di avere il controllo su un abuso che a casa non può fermare. Ma è un ciclo che non ferma l'abuso, lo diffonde.

Qualcosa di simile accade a chi è stato abbandonato da piccolo. Da adulto ha una grande paura di essere lasciato, eppure si ritrova spesso con partner instabili che lo lasciano davvero. Inconsapevolmente si rimette nella condizione di rivivere la ferita originaria, come se cercasse ogni volta di chiuderla. Lo stesso vale per chi è stato maltrattato in una relazione e ritrova la stessa dinamica in quella successiva.


Come si esce dal trauma

Per superare un trauma bisogna, prima o poi, avvicinarsi ai ricordi. Gli eventi dolorosi negati o repressi continuano a limitarci anche quando non ce ne accorgiamo. Riaprire una ferita per ripararla fa male, e proprio per questo è un lavoro che va fatto con gradualità. Scavare nel trauma senza un'adeguata conoscenza del funzionamento della psiche può fare più danni che benefici: spesso è necessario affidarsi a uno psicoterapeuta esperto.

Il primo obiettivo della terapia è lavorare sulle risposte emotive al trauma, poi costruire strumenti per affrontare le difficoltà future ed evitare ricadute. L'ipnosi è uno degli strumenti che uso più spesso: permette di avvicinarsi all'evento mantenendo un certo distacco emotivo, senza esserne travolti.

Ci sono anche cose che si possono fare in prima persona:

  • imparare a essere per sé stessi un genitore consolante, capace di dare conforto e accettazione;

  • dare voce alle emozioni più pesanti con la scrittura o con attività catartiche, per esempio immaginando di mettere ricordi ed emozioni dentro un oggetto da distruggere;

  • quando arrivano ricordi intrusivi che trascinano l'umore verso il basso, usare qualcosa che riporti l'attenzione al presente;

  • investire su obiettivi personali di oggi, su chi si vuole diventare;

  • cercare, quando si è pronti, un senso in ciò che è accaduto: non per giustificarlo, ma per riconoscere ciò che si è imparato attraversandolo. È il passaggio più difficile e spesso richiede tempo.

È possibile superare un abuso, un trauma, un grande dolore. Ci vogliono tempo, pazienza, dedizione e la convinzione di potercela fare.