La danza delle strategie nella coppia
Nella mente del nostro Bambino interiore ci sono aspettative e bisogni rimasti insoddisfatti, che a suo tempo hanno provocato frustrazione e dolore. Oggi, davanti a una nuova delusione, possiamo sentire quel dolore oppure, come accade quasi sempre, scivolare in automatico in una strategia di difesa che ci evita di sentirlo.
Una strategia è un modo per influenzare l'altro e ottenere ciò che vogliamo. Le abbiamo imparate da piccoli per sopravvivere e le applichiamo al presente senza accorgercene. Spesso provocano reazioni negative: ci sentiamo respinti, reagiamo con una strategia, veniamo respinti di nuovo. Riconoscerle in noi è difficile, e accettare che qualcuno ce le faccia notare ancora di più. Per abbandonarne una dobbiamo sentire la vulnerabilità che nasconde.
Nelle relazioni facciamo spesso quella che Krishnananda e Amana Trobe, due terapeuti che hanno scritto molto sul Bambino emozionale, chiamano la danza delle strategie. Uno dei due si sente deluso, respinto o bisognoso e, invece di dirlo, reagisce con una strategia. L'altro risponde con la propria. E la danza finisce quasi sempre in un conflitto doloroso. Le strategie che descrivono sono sette.
Il martello: quando una richiesta non viene soddisfatta si va all'attacco. "Me lo merito, lo voglio adesso e non m'importa delle tue scuse." Diventiamo bambini capricciosi e aggressivi. Accusare è più facile che sentire il dolore e la frustrazione.
L'uncino: si usa l'intelligenza per controllare l'altro con l'inganno. Il denaro, l'amore, il sesso, la generosità, l'adulazione, la compiacenza, il broncio, il ritiro, il far finta che non ci importi. Lo abbiamo imparato prestissimo, osservando cosa funzionava per ottenere ciò che volevamo.
La piuma con la punta di metallo: far sentire l'altro in colpa. Molti di noi ci sono passati da piccoli, con un genitore che diceva "se mi vuoi bene fai questo" o "mi farai morire". Da adulti la ripetiamo: "se mi amassi lo faresti, altrimenti vuol dire che non ti importa".
Il coltello: restituire le ferite ricevute. È la strategia della vendetta e del risentimento. Può essere diretta, con sarcasmo, disprezzo, critiche, oppure indiretta, rendendosi sempre indisponibili, raffreddandosi, facendo qualcosa che sappiamo farà soffrire. A volte chi ci provoca oggi paga per tutte le ferite del passato. E più usiamo il martello, l'uncino e il coltello, più ci convinciamo che aprirsi sia pericoloso: le persone reagiscono alle nostre strategie, e la nostra sfiducia finisce per provocare proprio il tradimento che temiamo.
Il cacciavite: dare consigli non richiesti per "aggiustare" l'altro e farlo corrispondere alle nostre aspettative. Dietro le buone intenzioni c'è il desiderio di cambiarlo per sentirci più vicini. "Se solo mi ascoltassi", "io so cos'è meglio per te".
La benda: negare il problema. Quando la coppia è in crisi si fa finta di niente, ci si tiene occupati con la routine. È più facile chiudere occhi e orecchie e non sentire nulla.
La ciotola dell'elemosina capovolta: ritirarsi quando ci si sente disperati, facendo credere, anche a sé stessi, che non importi più. Ci si rintana in quella caverna interiore familiare, sicura e solitaria, dove andiamo quando tutte le altre strategie hanno fallito. Dietro la rassegnazione ci sono rabbia e risentimento, e arrendersi porta alla depressione o al cinismo. Poi, prima o poi, il bisogno d'amore ci fa uscire di nuovo.
Tendiamo a essere attratti proprio dalle persone che ci provocano di più, quelle che ci fanno rivivere le esperienze infantili. Ogni volta che siamo in una strategia non c'è connessione vera. Due bambini affamati e reattivi non possono nutrirsi a vicenda. Usiamo le strategie perché coprono una paura profonda: quella di non ottenere ciò di cui abbiamo bisogno. Prenderci un momento per guardarci dentro ci permette di sentire quella paura invece di reagire.
Esercizio: riconoscere le proprie strategie
Quali sono le tue strategie preferite?
A quale ricorri quando vuoi che un tuo bisogno venga soddisfatto?
Cosa fai quando vuoi qualcosa? E quando non lo ottieni?
Esplora l'energia che c'è dietro ciascuno di questi comportamenti.
Poi prova a esprimere ciò che senti e desideri in modo diretto e non minaccioso.
