Sindromi da fiaba: Cenerentola e il Cavaliere bianco
Il complesso di Cenerentola
La scrittrice Colette Dowling, nel 1981, ha descritto il complesso di Cenerentola: il desiderio inconscio di alcune donne di essere curate e protette, che nasconde la paura di diventare indipendenti. Come la Cenerentola della fiaba, sono spesso donne capaci, istruite, lavoratrici, che però sentono di aver bisogno di una forza esterna che le salvi dalla propria condizione: un principe, un uomo idealizzato.
Proprio per questo bisogno di essere salvata, Cenerentola rischia di diventare un bersaglio facile per chi ha bisogno di sentirsi indispensabile o per chi manipola per confermare il proprio valore. Il suo partner può essere un uomo con la sindrome del cavaliere bianco, o un opportunista con tratti narcisistici. Il gioco psicologico che si instaura è "sto solo cercando di aiutarti": il salvatore all'inizio la protegge, poi si trasforma in persecutore, la critica, la svaluta, la tiene in un angolo perché non cresca e non diventi autonoma. Si mantiene così una dipendenza reciproca: lei conferma di non saper stare da sola, lui di essere indispensabile.
Questo tipo di legame è stato a lungo sostenuto da una società che considerava le donne meno capaci e offriva loro meno possibilità di carriera e di guadagno. Ma il complesso di Cenerentola non riguarda solo le donne: lo si ritrova anche in uomini spaventati da un mondo molto competitivo. La verità è che nessuno nasce indipendente. Lo si diventa, acquisendo competenze, rischiando, facendo esperienza al di là della paura. L'indipendenza non è incompatibile con l'amore: una relazione sana si basa sull'interdipendenza, sul sostegno reciproco, sul rispetto, sulla valorizzazione delle risorse di ciascuno.
La sindrome del Cavaliere bianco
Nelle fiabe il cavaliere è nobile e coraggioso, salva la principessa senza chiedere nulla in cambio. Nella vita reale la sindrome del cavaliere bianco indica la tendenza di alcuni uomini a cercare donne che hanno, o sembrano avere, bisogno di aiuto.
A livello inconscio il cavaliere percepisce la donna come impotente e incapace di prendersi cura di sé, vittima della crudeltà del mondo e mai responsabile di ciò che le accade. Pensa che sia compito dell'uomo risolvere i suoi problemi e che lei, per gratitudine, lo amerà. Divide gli uomini in buoni e cattivi a seconda di come trattano le donne. Sotto queste convinzioni ce n'è una più profonda: non sono amabile così come sono, devo dimostrare di meritare di essere amato. Il suo amore non è gratuito, è un merito da guadagnare. Anche se sembra disinteressato, cerca in realtà un ritorno emotivo, più raramente materiale o sessuale.
Spesso non lo ottiene. Molte donne non hanno bisogno di aiuto né lo vogliono: sono autonome, hanno una rete di sostegno, sanno cavarsela. Il suo aiuto viene rifiutato, lui non capisce e diventa insistente, fino a risultare invadente. Altre donne intuiscono che dietro tanto zelo c'è un uomo insicuro, e lo trovano poco attraente. Altre ancora accettano, perché ne hanno davvero bisogno, a volte mettendosi nei guai di continuo per ottenere protezione. Ma allora si crea una codipendenza: lei non impara mai a cavarsela, lui non vuole smettere di aiutare, perché è così che si sente importante.
Uscirne significa riconoscere questi schemi, mettere in discussione le proprie convinzioni rigide, scoprire i propri punti di forza per smettere di cercare l'approvazione altrui. Significa coltivare amicizie anche maschili, sviluppare fiducia, assertività, senso dell'umorismo, autenticità, e imparare a stabilire confini sani.
