Sessualità di coppia: desiderio, differenze e ansia da prestazione

Il sesso nella coppia
La sessualità è uno degli elementi che tengono insieme una coppia, una sorta di termometro della vicinanza. Quando c'è, anche in mezzo alle difficoltà, segnala una complicità. Quando scompare del tutto, spesso indica che i partner si stanno allontanando anche in altre aree. Perché il sesso sia davvero soddisfacente bisogna potersi aprire, rendersi vulnerabili, condividere desideri e fantasie, e questo accade solo se ci si sente desiderati, accettati e rispettati.
Si parla spesso delle differenze tra uomini e donne nel modo di vivere la sessualità. In media gli uomini danno più peso agli stimoli visivi e si eccitano più rapidamente, mentre molte donne danno più importanza al clima emotivo e alla relazione. La sessuologa Rosemary Basson ha mostrato che in molte donne, soprattutto nelle relazioni lunghe, il desiderio non è spontaneo ma "responsivo": nasce dall'intimità, dal contatto, da un contesto che fa sentire a proprio agio. Ma sono tendenze medie, con moltissime eccezioni, e nessuno dei due modi è giusto o sbagliato. I conflitti nascono quando ciascuno pretende che l'altro funzioni come lui: chi vive il sesso come una priorità si sente rifiutato, chi ha bisogno di sentirsi amata e corteggiata si sente usata. Entrambi i bisogni sono legittimi, e una relazione che duri deve tenerne conto.
Quando il desiderio cala
Nelle relazioni è normale attraversare periodi di forte attrazione e periodi di scarso interesse per il sesso. Il desiderio fluttua, e i due partner possono essere fuori sincronia. A volte il calo ha cause precise: la distanza emotiva dopo litigi e incomprensioni; la mancanza di tempo tra lavoro, figli, genitori malati; i cambiamenti del corpo che non accettiamo, come in menopausa; esperienze sessuali negative o un'educazione che ha reso il sesso qualcosa di cui vergognarsi; l'ansia da prestazione; la depressione, le paure, le insicurezze; problemi medici. Prima di tutto va sempre escluso un problema di salute.
È comune che uno dei due abbia una libido più alta, o che uno sia più passivo. Molte persone, come dicevamo, non sentono un desiderio spontaneo e lo trovano solo quando il partner fa il primo passo. Altre hanno bisogno di certe condizioni: l'umore giusto, aver lasciato decantare lo stress della giornata. Chi ha più desiderio può interpretare questi tempi come rifiuto. Interpretare non aiuta mai: bisogna parlarne.
Per parlarne può aiutare esprimere ciò che si vorrebbe in modo positivo, con frasi in prima persona: "mi piaceva quando...", invece di "non vuoi mai...". Descrivere la situazione invece di accusare: "non facciamo l'amore da un po'". Ascoltare davvero ciò che dice l'altro, anche quando è difficile da sentire. Cercare di capire il suo punto di vista: magari è in ansia, si sente in imbarazzo o inadeguato.
Se il sesso manca da tempo, riprovarci rischiando un rifiuto può essere scoraggiante. Spesso aiuta togliere pressione. William Masters e Virginia Johnson hanno proposto un metodo, il "sensate focus", che si basa proprio su questo: per un periodo ci si accorda di non avere rapporti completi e si riscoprono il contatto, le carezze, i massaggi, i baci, senza obiettivi. Poi, gradualmente e al ritmo di entrambi, si reintroducono gesti più intimi, parlando di ciò che piace e di ciò che non piace. Se non basta, una consulenza sessuologica o psicologica può aiutare a sbloccare la situazione.
L'ansia da prestazione
L'organo più importante nel sesso non è il pene né la vagina: è il cervello. Molti uomini vivono un'ansia da prestazione che impedisce loro di godere della propria vita sessuale. Le cause sono diverse.
C'è il rapporto con il proprio corpo: il confronto con modelli irrealistici porta a sentirsi inadeguati, troppo grassi, troppo magri, e questi pensieri impediscono di lasciarsi andare. Meglio concentrarsi sulle sensazioni del dare e ricevere piacere.
Ci sono le false aspettative, spesso nate dalla pornografia, che propone prestazioni che non hanno nulla a che fare con la realtà. Le ricerche indicano che il tempo medio tra penetrazione ed eiaculazione si aggira intorno ai cinque minuti. Lo stesso vale per l'ossessione delle dimensioni: ciò che conta per una buona intesa non è la misura, ma l'attenzione all'altro e il feeling mentale.
Ci sono le esperienze negative del passato: essere stati derisi, criticati, essersi sentiti goffi. Lasciano pensieri automatici che alimentano l'ansia anticipatoria e, a loro volta, il calo dell'eccitazione. Bisogna provare a guardare ogni incontro come a sé stante.
C'è l'inesperienza: è normale sentirsi un po' nervosi la prima volta o con una nuova partner. Con il tempo cresce la conoscenza di sé e la confidenza con l'altra. Aiuta molto poter contare su una partner comprensiva, non giudicante, che permetta di sperimentare senza fretta. E aiuta respirare, allontanare i pensieri negativi, concentrarsi sulle sensazioni, a volte escludendo per un po' proprio l'atto temuto.
C'è lo stress: nei periodi pieni di problemi è normale sentirsi meno motivati. Ci si può concedere momenti di intimità senza obiettivi sessuali, coccole, massaggi, una doccia insieme.
Un segnale utile: chi ha difficoltà di erezione dovute all'ansia di solito non ha problemi nell'autoerotismo, e il disturbo compare solo in coppia, quando entra in gioco la paura del giudizio. In ogni caso è bene verificare con un medico, di solito l'andrologo, che non ci siano cause fisiche, e valutare insieme a lui eventuali farmaci. Ma il lavoro più importante, con un sessuologo o uno psicoterapeuta, è sul problema alla base. Il sesso non è una gara né qualcosa di cui vantarsi con gli amici: è un modo per giocare con la propria partner.
