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Crisi coniugale: separarsi o restare insieme per i figli?

Decidere se separarsi o restare in un matrimonio infelice è una delle scelte più difficili per un genitore. Si parte con il desiderio di formare una famiglia felice e col tempo la coppia entra in crisi, l'unione diventa tesa e conflittuale. Molti restano "per il bene dei figli". Ma che cosa è davvero meglio per loro?


Non è la separazione in sé a fare male

Separazione e divorzio hanno un impatto sui figli, ma la ricerca è piuttosto concorde nel dire che il danno maggiore non deriva tanto dalla rottura quanto dal conflitto che la precede e, spesso, la segue. Il conflitto tra i genitori diventa un trauma per i bambini quando è frequente e acceso, con aggressioni fisiche o verbali, insulti, urla. Ma anche il silenzio, la mancanza di calore e di intesa, il broncio che dura giorni, i piccoli dispetti trasmettono al bambino la sensazione di una tensione permanente e irrisolta. Portare avanti un'unione infelice e velatamente conflittuale può fare più danni di una separazione serena.


Che cosa succede ai figli in un clima di conflitto

Un clima familiare in cui la tensione è la norma impoverisce la relazione con ciascun genitore. Il conflitto non risolto consuma le energie psichiche degli adulti, che ne hanno meno per la funzione genitoriale: gli interventi educativi diventano incoerenti, la relazione con il figlio più povera. Spesso il conflitto coniugale porta gli adulti a sviluppare ansia, depressione, irritabilità o isolamento, e i figli che crescono in questo ambiente mostrano più facilmente difficoltà scolastiche e problemi con i coetanei.

I genitori sono anche il primo modello di relazione. Una coppia che non sa gestire i disaccordi non insegna ai figli le abilità necessarie per costruire rapporti sani. I bambini esposti a conflitti frequenti hanno più probabilità di incontrare difficoltà nelle proprie relazioni affettive da adolescenti e da adulti, perché non hanno interiorizzato un modello di coppia che funziona. E il conflitto, anche quando non è particolarmente acceso, minaccia il loro senso di sicurezza in famiglia. Lo stress cronico si traduce in un'attivazione fisiologica prolungata, con livelli elevati di cortisolo, che può interferire con lo sviluppo emotivo e cognitivo.


Che cosa possono fare i genitori

Che si resti insieme o ci si separi, la cosa essenziale è imparare a gestire i propri disaccordi in modo da offrire ai figli un esempio prezioso.


  • Discutere correttamente. Senza ostilità, aggressioni verbali o fisiche, senza ricatti emotivi come il silenzio punitivo e le ripicche. Le discussioni più accese vanno tenute lontano dai bambini.

  • Arrivare davvero a una soluzione. I bambini si accorgono di una pace finta. È importante mostrare che si può fare pace e trovare un compromesso che rispetti le esigenze di entrambi.

  • Non coinvolgere il figlio. Non deve schierarsi con la mamma o con il papà né fare da mediatore. Il genitore ha bisogno di conservare abbastanza energie per passare con lui del tempo sereno.

  • Liberarlo dalla responsabilità. Va rassicurato sul fatto che ciò che accade riguarda gli adulti e che, qualunque cosa succeda, è amato e protetto.


Non tutti i conflitti sono dannosi. Quelli risolti con rispetto insegnano ai figli a gestire le relazioni difficili che incontreranno nella vita.


Una scelta che spetta alla coppia

Nessuno può decidere al posto di una coppia se restare insieme o separarsi. È una scelta personale, che tiene conto di molte circostanze, comprese quelle economiche. Separarsi non è un fallimento se i figli restano al centro e vengono amati e rispettati. Il loro bene non sta nella separazione o nell'unione in sé, ma nel modo in cui la scelta viene vissuta. Tutelare un figlio non significa tenere in piedi la famiglia a tutti i costi, ma garantirgli un ambiente sereno in cui crescere, che i genitori restino uniti o no.