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Gli schemi che si ripetono: la relazione ripetuta, la richiesta e il ritiro

La sindrome della relazione ripetuta

Ci sono persone che cambiano partner nel corso della vita, ma le loro storie nascono, evolvono e finiscono sempre allo stesso modo. È come se seguissero uno schema inconscio che porta, alla fine, a sabotare la relazione.

All'inizio il partner viene idealizzato. Poi, come succede a tutti, mostra i suoi lati meno gradevoli e i suoi limiti. A quel punto la persona investe tutte le sue energie per cambiarlo, migliorarlo, salvarlo dai suoi difetti e dalle sue scelte "sbagliate", per trasformarlo nel principe azzurro o nella principessa che ha in mente. È attratta da partner che non soddisfano mai i suoi bisogni emotivi, che non danno abbastanza attenzione, sostegno, aiuto. Solo dopo molta frustrazione e rabbia si rende conto di aver investito tempo in una persona inadatta.

In questo modo rivive nel presente ciò che ha vissuto da bambina: il rifiuto, la trascuratezza, il maltrattamento, l'abbandono. Cerca inconsapevolmente di ricreare quella relazione per curarne la ferita, per scrivere un finale diverso. A spingere in questa direzione ci sono la paura, perché ripetere ciò che si conosce, anche se fa male, è rassicurante; le emozioni del passato mai elaborate; le scelte impulsive, che non lasciano il tempo di conoscere l'altro; la ricerca di un partner ideale invece che reale.

Il primo passo è chiedersi se ci sono elementi ricorrenti nelle proprie storie, e se ci si ritrova sempre a voler cambiare o salvare l'altro. Da lì si può scegliere: accettare l'altro per ciò che è, oppure lasciarlo andare e darsi il tempo di lavorare su di sé prima di iniziare una nuova storia.


Richiesta e ritiro

Un modello di comportamento molto studiato nella ricerca sulle coppie, in particolare da Andrew Christensen, è quello di richiesta e ritiro. Uno dei partner chiede all'altro di cambiare: il suo modo di comunicare, di esprimere affetto, di partecipare alla vita di coppia. Spesso con la frase "se mi ami fai questo per me". L'altro, che non vive quell'aspetto come un problema, resiste e si chiude. E chi chiede, davanti al rifiuto, può a sua volta ritirarsi e disinvestire.

La ricerca mostra che più spesso è la donna a fare richieste e l'uomo a ritirarsi, anche se i ruoli possono invertirsi a seconda di chi desidera il cambiamento. Conta anche lo stile di attaccamento: chi è sicuro non ha bisogno di chiedere continuamente all'altro di cambiare, mentre chi ha un attaccamento ansioso chiede di più, per ottenere rassicurazione. È un ciclo frequente anche nelle coppie in cui uno dei due è depresso. Gli argomenti che lo accendono sono l'intimità, la comunicazione, l'impegno, le abitudini, il carattere, l'educazione dei figli. Più richieste restano insoddisfatte, più cresce il ritiro. Quando questo schema si consolida è uno dei segnali che predicono più spesso la separazione.


La coazione a ripetere

C'è poi un meccanismo più profondo, quello che Freud chiamava coazione a ripetere. Attraverso la relazione di oggi la persona cerca di sanare il rapporto difficile con un genitore. Da bambina, per sopravvivere, ha dovuto negare la realtà dolorosa e le emozioni di allora. E si è convinta di poter guadagnare l'amore di quel genitore facendo la brava, studiando, diventando perfetta. Si è creduta la causa del problema, senza capire che quella relazione non dipendeva da lei, ma da un genitore in difficoltà.

Da adulta è attratta da partner che assomigliano, psicologicamente o anche fisicamente, a quel genitore, e ricrea con loro le stesse dinamiche. Il Bambino interiore spera ancora di conquistare l'amore della madre o del padre, di correggere l'esperienza del passato. Ma il tentativo fallisce, e rafforza la sensazione di inadeguatezza e di non meritare amore. Solo riconoscendo lo scopo nascosto del proprio modo di amare, accettando ciò che è accaduto e, quando si è pronti, facendo pace con quel genitore, si può interrompere la ripetizione. Il primo passo è sempre la consapevolezza del proprio copione.