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Guarire il Bambino interiore: rigenitorizzarsi

I nostri genitori possono non aver soddisfatto tutti i nostri bisogni. Da adulti, però, possiamo imparare a diventare per noi stessi quel genitore buono e amorevole che è mancato. In Analisi Transazionale si parla di rigenitorizzazione. Dentro ognuno di noi c'è uno Stato dell'Io Genitore: è la voce interiore con cui ci critichiamo e ci rimproveriamo, ma anche quella con cui possiamo incoraggiarci e prenderci cura di noi. Rafforzare la sua parte affettiva significa sviluppare accettazione, perdono, compassione e amore verso sé stessi.

Lavorare con il Bambino interiore è un lavoro delicato e lungo. Il primo passo è riconoscere che quel bambino esiste. Molti adulti lo negano, soprattutto quando i ricordi d'infanzia sono pieni di dolore. Il secondo è capire che non è un nemico, ma una parte di noi che ha bisogno di essere accolta. Il terzo è l'autocompassione: chi ha vissuto un trauma infantile tende spesso a incolparsi, ma il bambino che eri non aveva alcun controllo su ciò che lo circondava.


Rileggere la propria storia

Da adulti abbiamo la possibilità di guardare gli eventi passati con più lucidità. La realtà che viviamo dipende molto da come ce la raccontiamo. Dire "mio figlio è un piagnucolone" non è come dire "mio figlio è sensibile". Lavorare con il Bambino interiore significa anche riscrivere la narrazione, trovarne una più comprensiva.

Torniamo alla persona cresciuta dai nonni. Se riesce a guardare la sua storia da un'altra prospettiva può riconoscere che i nonni le hanno dato amore e cura, e che i genitori, malati, hanno fatto la cosa migliore che potevano in quel momento. Il fatto non cambia. Cambia il significato, e con il significato cambia il dolore.


Alcune indicazioni pratiche

Resta in contatto con il tuo Bambino interiore. Pensa al bambino che sei stato, a cosa hai vissuto, a cosa ti piaceva e cosa no, a come hai imparato a comportarti. Guarda le tue vecchie fotografie per ritrovarne un'immagine chiara.

Incoraggialo a uscire. Recupera hobby, passioni, tutto ciò che hai messo da parte crescendo. Fai bolle di sapone, dondolati su un'altalena, gioca. Concediti cose inutili e un po' sciocche solo per il piacere di farle. Da adulti abbiamo l'idea che si debba essere sempre seri e controllati, e perdiamo la libertà e la spontaneità dei bambini. Più del corpo, a invecchiare in fretta è la mentalità.

Esplora i motivi per cui è ferito, spaventato o arrabbiato. Cosa è successo nell'infanzia o nell'adolescenza che ti fa sentire bloccato oggi? Come ti hanno trattato i tuoi genitori e gli altri adulti importanti? Hanno saputo rispondere ai tuoi bisogni emotivi, psicologici e fisici? I pensieri e i comportamenti che hai oggi hanno un legame con quel periodo?

Sviluppa amore verso di te. Comportati con te stesso in modo affettuoso e protettivo, così da costruire un genitore interiore capace di consolarti e incoraggiarti quando qualcosa di oggi riattiva il dolore di ieri. Smetti di trattarti come ti hanno trattato le persone che avrebbero dovuto amarti.

Condividi la tua storia con qualcuno di cui ti fidi. Chi è stato ferito da piccolo spesso crede di aver sbagliato qualcosa; avere qualcuno che riconosce ciò che hai vissuto e ciò che provi può alleggerire molto. Scegli però una persona capace di rispondere con empatia.

Prenditi cura del corpo. Chi non è stato accudito fatica spesso a prendersi cura di sé: sonno, alimentazione, movimento, momenti di calma diventano allora parte del lavoro di guarigione.

Impara a mettere confini. Se da bambino qualcuno ha violato i tuoi limiti, è probabile che oggi ti costi fatica dire di no. Comincia da piccole cose.


Strumenti che aiutano

In terapia si usano diversi strumenti. La regressione d'età in ipnosi permette di tornare a ricordi infantili e lavorarci con la guida di un professionista. La Gestalt utilizza il dialogo interiore, la sedia vuota e l'immaginazione guidata per dare voce al Bambino e ascoltarne i bisogni. La scrittura è un mezzo potente anche da soli: puoi scrivere lettere al tuo bambino ferito, offrendogli parole di conforto. Con la visualizzazione puoi immaginarti in un luogo sicuro e tranquillo dove incontrarlo e parlargli. Disegnare, dipingere, modellare l'argilla, ballare permettono al Bambino di esprimersi dove le parole non arrivano.

Un esercizio: il dialogo con le due mani

Ti propongo un esercizio di scrittura. Prima una premessa: non sostituisce una terapia. Lavorare da soli con il Bambino interiore può aiutare, ma non prende il posto di un sostegno professionale.

Prendi un foglio. Con la mano dominante scrivi le domande, come se parlasse il tuo adulto. Con la mano non dominante lascia rispondere il tuo Bambino. Non pensarci troppo, scrivi la prima cosa che arriva. Se non arriva nulla, lascia che la domanda risuoni per un po'.

Quali bisogni emotivi sono rimasti insoddisfatti nella tua infanzia?

Quali emozioni o ferite sono ancora aperte?

Da quanto tempo aspetti che qualcuno ti aiuti? Da quale momento preciso?

Che cosa hai deciso in quel momento?

Che cosa stai provando adesso?

In che modo ciò che è successo allora influenza la tua vita oggi?

Che cosa posso fare per prendermi cura di te oggi, adesso?

Quali qualità del tuo Bambino vuoi custodire e portare con te?

Le ferite non spariranno: il passato non si cancella. Possiamo però fare in modo che ci limitino il meno possibile. Da adulti abbiamo la capacità, e la responsabilità, di dare al nostro Bambino la sicurezza e il nutrimento che gli sono mancati.