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Scegliere con la testa o con il cuore

Si discute da sempre su come sia meglio decidere. C'è chi difende la ragione: elencare pro e contro, valutare le conseguenze di ogni opzione, restringere il campo fino a una scelta ponderata, lasciando fuori sentimenti e desideri. C'è chi sostiene il contrario, che le scelte importanti vanno fatte di pancia, perché la mente con i suoi calcoli rischia di mettere da parte ciò che ci fa sentire vivi, e chi insegue la decisione perfetta finisce a rimuginare all'infinito senza concludere nulla. In mezzo c'è chi propone un compromesso, un po' di calcolo e un po' di slancio.

La mia posizione è un'altra: in fondo tutte le decisioni passano dalle emozioni. E questo non è un difetto da correggere.


La ragione indica, l'emozione muove

I sensi raccolgono informazioni sul mondo e la mente razionale le ordina, le collega, le confronta con le esperienze passate, nostre e altrui. Così costruiamo una comprensione della realtà sempre più fine. Ma conoscere una situazione non basta per agire. La ragione ci dice dove potremmo andare; a metterci in cammino sono le emozioni. La parola stessa viene dal latino emovere, smuovere, portare fuori.

L'esempio più semplice è il cibo. Sappiamo benissimo che un dolce non fa bene, ma è il piacere che ci aspettiamo a farcelo mangiare lo stesso. Con gli obiettivi di vita succede qualcosa di simile. Possiamo definirli con grande lucidità, ma la paura o l'entusiasmo decideranno se li inseguiremo davvero.

Le neuroscienze hanno dato sostanza a questa intuizione. Il neurologo Antonio Damasio, in L'errore di Cartesio (1994), ha descritto pazienti con lesioni nelle aree frontali che collegano emozione e ragionamento. Avevano un'intelligenza intatta, sapevano analizzare ogni alternativa, eppure non riuscivano a prendere decisioni semplici, come scegliere la data di un appuntamento. Senza il segnale emotivo che dice "questo mi va, questo no", il ragionamento gira a vuoto.

Lo vediamo anche quando qualcuno ci costringe a una scelta che non sentiamo nostra. Possiamo accettare per compiacere, ma poi troviamo mille modi per rimandare, bloccarci, sabotare. Una decisione che non è voluta nel profondo difficilmente arriva in fondo.


Il conflitto che non vediamo

Né la testa né la pancia sono infallibili, e non ha senso metterle una contro l'altra. Si influenzano a vicenda di continuo. Quando entrano in cortocircuito ne risente anche il corpo: confusione, tensione, ansia, notti insonni.

Spesso ci sembra che la ragione tiri da una parte e l'emozione dall'altra. In realtà il conflitto è quasi sempre tra due motivi diversi, ognuno con il suo peso emotivo. Crediamo di confrontare argomenti razionali e invece stiamo oscillando tra due bisogni, per esempio quello di sicurezza e quello di libertà. Scambiamo per ragionamenti cose che sono emozioni, e per questo l'impasse non si scioglie a forza di elenchi.

La rabbia mostra bene come lavorano insieme. Nasce da un pensiero, la percezione di aver subito un'ingiustizia, e ci spinge ad agire. È la ragione, che valuta le conseguenze, a trattenerci dal fare del male. Quando la rabbia è troppo forte quella valutazione salta e agiamo a mente spenta. L'emozione è il motore, la ragione il freno: a volte indispensabile.


Le convinzioni travestite da ragionamenti

C'è un'altra trappola. Molto di ciò che chiamiamo ragionamento è fatto di convinzioni ricevute da piccoli e mai rimesse in discussione: pensare a sé è egoismo, divertirsi è da irresponsabili, un matrimonio non si rompe. Prendiamo il caso di una persona che non sa se separarsi. Il rapporto non funziona da anni, ma andarsene le sembra egoista. Prima di decidere conviene guardare da dove viene quell'idea di egoismo e se le appartiene ancora. Fatto questo, la scelta dipenderà dall'emozione che in quel momento pesa di più: la gioia di tornare libera o la paura di restare sola. Nessuna delle due è sbagliata, ma è giusto che sia lei a scegliere, e non un vecchio divieto.


Qualche domanda per decidere meglio

  • Quando una scelta resta bloccata, può aiutare chiedersi:

  • Quale emozione provo pensando a ciascuna delle alternative?

  • Che cosa temo di perdere, da una parte e dall'altra?

  • Questa convinzione è mia o l'ho ereditata?

  • Se nessuno potesse giudicarmi, che cosa sceglierei?

Decidere bene non significa scegliere tra testa e cuore, significa ascoltarli tutti e due. Le scelte che ci fanno sentire appagati sono quelle che rispettano i nostri valori di oggi e non quelli presi in prestito da altri.