Fobie: cosa sono, perché non passano da sole e come si curano

Un uomo di cinquant'anni, dirigente, sale ogni giorno dodici piani a piedi. Racconta ai colleghi che lo fa per tenersi in forma. In realtà in ascensore non entra da vent'anni. Una donna rimanda da tre anni gli esami del sangue che il medico le ha prescritto, perché al solo pensiero dell'ago sente le gambe molli. Un ragazzo rinuncia a un viaggio di studio a Londra perché dovrebbe prendere l'aereo.
Nessuno dei tre è "debole" o "esagerato". Hanno una fobia. E la fobia, quando non viene affrontata, ha una caratteristica precisa: restringe la vita un po' alla volta, quasi senza che ce ne si accorga.
Paura e fobia non sono la stessa cosa
La paura è una delle emozioni più utili che abbiamo. Ci fa saltare indietro davanti a un'auto che arriva, ci rende prudenti sul bordo di un precipizio. Senza paura non saremmo arrivati fin qui come specie.
La fobia è un'altra cosa. È una paura intensa e persistente verso un oggetto o una situazione precisa, sproporzionata rispetto al pericolo reale. Chi ne soffre spesso lo sa benissimo: sa che l'ascensore è sicuro, che il ragno di casa è innocuo, che un prelievo dura pochi secondi. Ma saperlo non basta. Davanti all'oggetto temuto, o anche solo pensandoci, l'ansia sale comunque.
I manuali diagnostici parlano di fobia specifica quando questa paura dura da almeno sei mesi, porta a evitare la situazione o a sopportarla con grande disagio, e crea sofferenza o limita la vita quotidiana.
Quanto sono diffuse
Più di quanto si pensi. Una grande ricerca dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, condotta in 22 paesi su quasi 125.000 persone, ha stimato che il 7,4% della popolazione soffre di una fobia specifica nel corso della vita. Le donne ne soffrono circa il doppio degli uomini. L'età tipica di esordio è l'infanzia, intorno agli otto anni. Lo stesso studio ha osservato che in molti casi la fobia compare prima di altri disturbi d'ansia o dell'umore, e per questo merita attenzione anche quando sembra "solo" una paura.
I tipi di fobia
Le fobie specifiche si raggruppano di solito in cinque famiglie:
animali, come ragni, serpenti, cani, insetti, uccelli;
ambiente naturale, come altezze, temporali, acqua profonda, buio;
sangue, iniezioni e ferite, compresa la paura degli aghi, dei prelievi, delle procedure mediche;
situazioni, come volare, ascensori, luoghi chiusi, gallerie, ponti, guidare;
altre, come la paura di vomitare, di soffocare, di contrarre malattie.
Non rientrano tra le fobie specifiche l'agorafobia, cioè la paura dei luoghi da cui sarebbe difficile allontanarsi se si stesse male, che è spesso legata al panico, e la fobia sociale, la paura del giudizio degli altri. Sono disturbi distinti, con caratteristiche proprie.
Come nasce una fobia
Già negli anni Settanta lo psicologo Stanley Rachman descrisse tre strade principali.
La prima è l'esperienza diretta: un morso di cane da bambini, un ascensore bloccato per un'ora, un volo con turbolenze molto forti. Il cervello associa quella situazione al pericolo e da lì in poi la tratta come tale.
La seconda è l'osservazione. Un bambino che vede la madre terrorizzata da un ragno impara che i ragni sono pericolosi, anche senza averne mai incontrato uno.
La terza sono le informazioni e i racconti: notizie di incidenti aerei, storie ascoltate, avvertimenti ripetuti.
C'è poi un dato curioso. Ci spaventiamo molto più facilmente di serpenti, altezze e buio che di prese elettriche o automobili, che oggi sono ben più pericolose. Lo psicologo Martin Seligman ha proposto che siamo biologicamente preparati a temere ciò che era pericoloso per i nostri antenati. Le fobie, in un certo senso, sono paure antiche che si attivano nel posto sbagliato.
E a volte l'origine non si trova affatto. Molte persone non ricordano nessun evento particolare. Non è un problema: per curare una fobia non è indispensabile sapere esattamente da dove è nata.
Perché non passa da sola
Se la paura è sproporzionata, perché non si spegne con il tempo? La risposta è quasi sempre la stessa: l'evitamento.
Ogni volta che evito l'ascensore, sento sollievo. Il sollievo è piacevole, e il cervello impara che evitare funziona. Ma impara anche un'altra cosa, più sottile: che l'ascensore era davvero pericoloso, visto che ho dovuto evitarlo. In questo modo la paura non viene mai messa alla prova e resta intatta, anzi si rafforza.
Lo stesso vale per le piccole strategie di sicurezza: salire in aereo solo dopo aver preso un tranquillante, entrare in ascensore solo accompagnati, guardare i ragni solo da lontano. Aiutano a resistere, ma impediscono di scoprire che si può stare in quella situazione anche senza.
A questo si aggiunge l'ansia anticipatoria: la paura che comincia giorni o settimane prima, al pensiero del volo o del prelievo. A volte è più pesante della situazione stessa. È lo stesso meccanismo della paura della paura di cui ho parlato a proposito del panico.
Cosa succede nel corpo
Davanti all'oggetto temuto si attiva il sistema di allarme che conosciamo: cuore che accelera, respiro corto, muscoli tesi, sudorazione. È la risposta di attacco o fuga.
La fobia del sangue e degli aghi fa eccezione, e vale la pena saperlo. Qui, dopo un primo aumento del battito, pressione e frequenza cardiaca possono crollare all'improvviso, fino allo svenimento. È una reazione vasovagale. Per questo chi ne soffre non ha solo paura dell'ago, ha paura di svenire, e spesso con ragione. Esiste una tecnica specifica, la tensione applicata, messa a punto dallo psicologo svedese Lars-Göran Öst: contrarre i grandi muscoli di braccia, gambe e tronco per qualche secondo, così da far risalire la pressione e prevenire lo svenimento.
Come si cura una fobia
Le fobie sono tra i disturbi che rispondono meglio alla psicoterapia. È una buona notizia, e andrebbe detta più spesso.
Il trattamento con più prove di efficacia è l'esposizione graduale. Con il terapeuta si costruisce una scala, dalle situazioni appena fastidiose a quelle più temute, e la si sale un gradino alla volta. Guardare la foto di un ragno, poi un video, poi un ragno in un barattolo dall'altra parte della stanza, e così via. A ogni gradino si resta nella situazione finché l'ansia non cala da sola. Il cervello fa un'esperienza nuova, che nessun ragionamento potrebbe sostituire: "ero qui, avevo paura, e non è successo niente".
Per alcune fobie Öst ha sviluppato anche un trattamento in una sola seduta, che può durare fino a tre ore, in cui l'esposizione si svolge in modo intensivo e guidato. Per paure come quella di volare o delle altezze oggi si usa anche l'esposizione in realtà virtuale.
Nel mio lavoro integro l'esposizione con l'ipnosi clinica ericksoniana. In stato di ipnosi la persona può avvicinarsi alla situazione temuta prima nell'immaginazione, partendo da una condizione di calma e di sicurezza, e allenare risposte nuove prima di affrontarla dal vivo. L'ipnosi permette anche di lavorare sull'ansia anticipatoria e di rafforzare le risorse personali, cioè il senso di potercela fare. Con l'Analisi Transazionale, quando serve, si esplora cosa la fobia protegge o rappresenta nella storia della persona.
Quando chiedere aiuto
Non tutte le paure vanno curate. Se hai paura dei serpenti e vivi in città, probabilmente puoi conviverci senza problemi. La questione cambia quando la fobia comincia a decidere al posto tuo: rinunci a un lavoro, a un viaggio, a una visita medica necessaria, a un'occasione importante. Oppure quando passi molto tempo a organizzare la vita per evitare quella situazione.
In questi casi vale la pena intervenire, anche perché i percorsi per le fobie sono spesso brevi e i risultati arrivano in tempi ragionevoli.
