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Persone tossiche e vampiri emotivi

Chi sono le persone tossiche

Avere relazioni con persone diverse da noi è una ricchezza. Ce ne sono alcune, però, da cui è meglio tenersi a distanza per proteggere il proprio equilibrio: quelle che sembrano trarre un piacere particolare dal creare conflitti, caos e stress. Spesso è il modo che hanno imparato per farsi vedere. Come i bambini che, quando non ottengono attenzione con le buone, la cercano con le cattive, partono dalla convinzione inconscia che "se non mi vedi con le buone, mi vedrai con le cattive, l'importante è non esserti indifferente".

Avere a che fare a lungo con persone così significa accumulare tensione ed emozioni spiacevoli. Lo stress cronico non è innocuo: livelli elevati e prolungati di cortisolo possono influire sul funzionamento dell'ippocampo, un'area importante per la memoria, e sulla concentrazione. Per questo vale la pena imparare a riconoscerle, distinguendo le persone semplicemente difficili o lamentose da quelle realmente dannose per noi. Alcuni profili ricorrenti:

  • il pettegolo, che si nutre delle disgrazie altrui e di conversazioni superficiali;

  • l'impulsivo, che non controlla le proprie emozioni, ferisce senza accorgersene e ritiene gli altri responsabili del suo malessere, usandoli come sfogo;

  • la vittima, che all'inizio suscita tenerezza e poi trasforma ogni incontro in un elenco dei suoi guai, senza assumersi alcuna responsabilità né accettare suggerimenti;

  • l'autocentrato, con cui ci si sente soli anche quando è presente, perché assorbito da sé e dai propri interessi;

  • l'invidioso, che misura la propria vita su ciò che hanno gli altri e finisce per sminuire anche i nostri traguardi;

  • il manipolatore, che si mostra amico, conosce i nostri punti deboli e usa le nostre confidenze per ottenere ciò che vuole;

  • il giudice, esigente e intransigente, che sottolinea solo gli errori e non riconosce mai i meriti, logorando la nostra sicurezza;

  • l'arrogante, che vive le relazioni come una sfida e scredita gli altri per mascherare le proprie insicurezze.

Con queste persone non vale la pena cercare di avere la meglio o di farle cambiare. La strategia migliore è una sana distanza. Quando non è possibile, come in famiglia o al lavoro, si può osservare il loro comportamento per renderlo prevedibile, evitare conversazioni lunghe e profonde, restare su temi neutri, non entrare in bracci di ferro e chiudere il dialogo appena possibile, senza pretendere di far valere il proprio punto di vista con chi non ha orecchie per sentire.


Il vampiro emotivo

Con l'espressione divulgativa di vampiro psichico o emotivo si indica una persona che sembra nutrirsi dell'energia degli altri. È negativa, si autocommisera, parla soprattutto di sé e delle proprie sfortune, e dopo averla frequentata ci si sente esausti. Ha sempre bisogno di aiuto perché si trova sempre in mezzo a problemi, ma non se ne assume la responsabilità: incolpa gli altri e agli altri si affida per uscirne. Mostrandosi fragile e impotente spinge chi le sta accanto a farle da salvatore. Resta bloccata nell'indecisione, nei suoi "e se...". E chi decide al suo posto rischia di essere accusato di averle dato il consiglio sbagliato. Che resti ferma o che faccia decidere gli altri, un motivo per lamentarsi c'è sempre.

Il vampiro emotivo è molto abile nel trovare le persone più disponibili: gentili, empatiche, generose. Tra i due si sviluppa spesso un gioco psicologico, che l'Analisi Transazionale descrive con il triangolo drammatico di Stephen Karpman, in cui si alternano i ruoli di Vittima, Salvatore e Persecutore:


  1. il vampiro individua la persona disposta ad ascoltarlo;

  2. questa si dispiace per lui, si coinvolge e assume il ruolo di Salvatore;

  3. ottenuto l'aiuto, il vampiro presenta ciclicamente nuovi problemi per mantenere l'attenzione;

  4. il Salvatore, esausto e senza vedere cambiamenti, comincia a porre dei limiti;

  5. il vampiro protesta e aumenta le manifestazioni di disagio;

  6. il Salvatore si irrita e si mostra distaccato o scontroso: è diventato Persecutore;

  7. il vampiro si sente maltrattato e abbandonato, e conferma la propria convinzione di essere una vittima incompresa.

Il vampiro non si accorge che sono proprio le sue richieste eccessive a confermare il suo copione. E per mantenere la dinamica può far leva sul senso di colpa.


Come proteggersi

Spesso non possiamo evitare del tutto queste persone: può trattarsi di un familiare, di un collega, di qualcuno a cui teniamo. Si possono però porre confini sani e restare in relazione con rispetto, senza esaurirsi.

  • Limitare il tempo. Dedicare un tempo prestabilito, dichiarandolo in anticipo: una telefonata di mezz'ora, un incontro a settimana con un impegno successivo.

  • Scegliere le attività.  Meglio un'attività di gruppo, in cui l'attenzione si distribuisce, che una serata a due sul divano da cui è difficile uscire.

  • Prendersi cura di sé dopo. Pianificare qualcosa di piacevole o rilassante per ricaricarsi.

  • Decidere quanta energia dare.  Chi fatica a dire di no è il bersaglio preferito. Darsi un limite non è egoismo: dare troppo impedisce all'altro di imparare a prendersi cura di sé. Spesso il vampiro non vuole davvero essere aiutato, vuole solo lamentarsi: non serve affannarsi a convincerlo o risolvere i problemi al suo posto. C'è chi trova utile immaginarsi avvolto da una sorta di campo protettivo prima di incontrarlo.

  • Non diventare a propria volta un vampiro. Dopo averlo frequentato si può essere svuotati e irritabili, con la tentazione di riversare la frustrazione su partner, amici, colleghi. Meglio ritrovare energia con una passeggiata, una meditazione, qualcosa che piace.

In definitiva, la protezione più efficace è una buona autostima. Quando ci sentiamo solidi e capaci di difendere i nostri confini, il vampiro emotivo si accorge di non poterne approfittare. La relazione può diventare meno intensa, ma più sana.