Perché si tradisce: le ragioni dell'infedeltà

L'infedeltà è uno dei motivi principali per cui una coppia si spezza, perché colpisce il suo fondamento: la fiducia. Quando una coppia si forma, i partner stabiliscono in modo più o meno esplicito le regole del rapporto, una specie di contratto che delimita i margini di movimento di ciascuno. Chi decide da solo di trasgredire una regola come la fedeltà modifica quel patto senza consultare l'altro. Scoprire di essere stati traditi da una persona di cui ci si fida e da cui ci si aspetta rispetto è un'esperienza dolorosa e umiliante.
Eppure, dal punto di vista psicologico, il tradimento raramente è un gesto senza ragioni. Capire perché accade non significa giustificarlo, ma è l'unico modo per decidere che cosa farne.
Infedeltà e tradimento
Conviene distinguere i termini. L'infedeltà è la violazione dell'accordo di esclusività, sul piano sessuale o emotivo. Il tradimento è un concetto più ampio, che comprende qualsiasi comportamento che mina la fiducia: bugie ripetute su cose che riguardano la coppia, confidenze intime condivise con un terzo al posto del partner, un abbandono emotivo prolungato che lascia l'altro solo.
I tipi di infedeltà
Sessuale. Un rapporto fisico con qualcuno al di fuori della coppia. Provoca spesso umiliazione, insicurezza e sfiducia.
Emotiva. Un legame affettivo significativo con un'altra persona, anche senza sesso. Può sembrare meno grave, ma molti clinici la considerano più difficile da superare, perché sposta altrove la connessione su cui la coppia si regge e lascia il partner tradito con la sensazione di essere diventato irrilevante. Nella realtà le due dimensioni sono spesso intrecciate.
Virtuale. Messaggi, foto intime, videochiamate erotiche con qualcuno conosciuto in rete. Non c'è contatto fisico, ma l'intimità con un'altra persona può essere altrettanto dannosa, ed è facile da avviare e difficile da scoprire.
Che cosa sia "grave" dipende in buona parte dai confini e dalle aspettative di ogni coppia. Ci sono comunque differenze ricorrenti nel modo di viverla. Gli studi di psicologia evoluzionistica avviati da David Buss nei primi anni Novanta hanno rilevato che gli uomini tendono a essere più turbati dall'infedeltà sessuale e le donne da quella emotiva. Il dato è stato replicato in diversi Paesi, anche se l'entità della differenza dipende molto da come si pongono le domande ed è tuttora discussa.
Il micro-tradimento
Con i social network si è diffuso il termine micro-tradimento, che indica i comportamenti con cui, senza arrivare a una relazione vera e propria, si lascia intendere a un terzo di essere disponibili. Non sono tradimenti agiti, ma possono essere il preludio di un corteggiamento. Le forme più comuni:
scrivere a un ex di nascosto, con scambi frequenti di messaggi e foto. Restare in contatto con un ex non ha nulla di male, a patto che non avvenga all'insaputa del partner; a volte lo si fa per tenere aperta una porta o per nutrirsi delle attenzioni di chi prova ancora qualcosa;
mettere "mi piace" con regolarità ai contenuti di una persona, per farle capire che le si darebbe una chance;
coltivare un'amicizia "platonica" in rete con qualcuno conosciuto in vacanza o in palestra, senza chiarire di essere in una relazione, passando magari dalle chat alle telefonate;
lasciare attivo il profilo sulle app di incontri, "nel caso le cose andassero male" o per noia. Come dice il proverbio, l'occasione fa l'uomo ladro, e il partner difficilmente si sentirà al sicuro;
coltivare fantasie su un'altra persona al punto da sentirsi poco coinvolti nella relazione. Le fantasie in sé sono normali e restano private; quando diventano il modo abituale di stare in coppia, è più onesto chiedersi se si vuole davvero quel rapporto.
Le ragioni più frequenti
Nella maggior parte dei casi a spingere verso l'infedeltà è l'insoddisfazione. Quando la relazione non risponde più alle proprie aspettative, invece di parlarne si cerca all'esterno ciò che manca: è una scorciatoia apparentemente comoda. Nella pratica clinica le ragioni che incontro più spesso sono:
mancanza di attenzione e carenza affettiva;
perdita di interessi, attività e spazi condivisi;
insoddisfazione sessuale;
bisogno di conferme narcisistiche, di sentirsi ancora desiderabili e seducenti;
ricerca di novità e trasgressione per sfuggire alla routine;
vendetta per un torto subito o per conflitti mai chiariti;
stanchezza di fare da genitore al partner;
paura di un'intimità troppo profonda;
fine della progettualità comune, o un modo indiretto per chiudere la relazione;
crisi di mezza età e transizioni di vita.
Dietro molti tradimenti ci sono ferite personali più antiche. Chi ha vissuto carenze affettive nell'infanzia può cercare fuori l'affetto che teme di non ricevere; chi ha una bassa autostima usa il desiderio altrui per sentirsi di valore; chi ha paura dell'intimità si protegge dalla vulnerabilità tenendo una relazione parallela, che gli permette di non essere mai del tutto dentro nessuna delle due.
Uomini e donne
Spesso mi viene chiesto se uomini e donne tradiscano per ragioni diverse. Le ricerche classiche (per esempio quelle di Glass e Wright negli anni Ottanta) indicavano che gli uomini tendevano a giustificare l'infedeltà soprattutto con motivi sessuali, anche dentro relazioni soddisfacenti, mentre le donne la legavano più spesso a un'insoddisfazione affettiva e a un bisogno di intimità emotiva. Gli studi più recenti mostrano che queste differenze si stanno riducendo e che le variazioni individuali contano più del genere. Le generalizzazioni vanno quindi prese con cautela.
Si sente dire anche che l'uomo sarebbe "geneticamente programmato" per tradire e che lo avrebbe dimostrato Darwin. Darwin non ha mai scritto nulla del genere. È stata la psicologia evoluzionistica, a partire dalla teoria dell'investimento parentale di Robert Trivers (1972), a ipotizzare che maschi e femmine abbiano sviluppato strategie riproduttive in parte diverse. Sono ipotesi interessanti ma controverse, e in ogni caso una predisposizione non è un destino: il comportamento umano passa sempre per la scelta.
Nell'uomo ritrovo spesso il bisogno di conferma dell'ego. Uomini con un'identità narcisistica fragile cercano fuori lo sguardo che li fa sentire desiderabili e importanti, specie nei momenti di crisi: l'invecchiamento, una perdita di status, difficoltà sul lavoro. In questi casi il tradimento funziona come un anestetico per l'insicurezza. Altre volte accade proprio quando la relazione si fa più profonda, perché l'intimità risveglia paure di dipendenza e di perdita della libertà. C'è poi il peso dei modelli familiari: chi è cresciuto in una famiglia in cui l'infedeltà era presente e normalizzata tende più facilmente a riprodurla. E ci sono tradimenti impulsivi, legati a una scarsa tolleranza della frustrazione e alla ricerca di gratificazioni immediate, seguiti da colpa e confusione.
Nella donna il tradimento arriva più spesso dopo un lungo periodo in cui si è sentita sola dentro la coppia. Per alcune il matrimonio è già finito da tempo, nel silenzio delle disillusioni, molto prima che compaia un altro uomo. Il flirt nasce quasi per gioco, poi la relazione segreta rivela un desiderio fino a quel momento inconsapevole: chiudere il matrimonio. In questi casi l'amante diventa un partner di transizione, un appoggio per passare da un rapporto naufragato alla propria autonomia. Altre volte il tradimento è un grido d'aiuto rivolto al marito, perché si accorga del suo disagio.
Il copione che si ripete
C'è poi chi ripete lo stesso schema in ogni relazione: tradimento, scoperta, rottura, sostituzione immediata con un nuovo partner. Eric Berne, il fondatore dell'Analisi Transazionale, chiamava copione il piano di vita scritto nell'infanzia e recitato da adulti, spesso con esiti prevedibili e dolorosi. Il copione di chi tradisce e poi distrugge il legame è una forma di autosabotaggio affettivo, in cui l'intimità viene vissuta come una minaccia e la rottura come una liberazione.
Queste persone hanno spesso alle spalle un attaccamento instabile, esperienze di rifiuto o di svalutazione. Hanno imparato che l'amore è pericoloso e che la fiducia porta alla perdita, e cercano di restare in controllo distruggendo il legame prima di essere distrutte: "le relazioni finiscono sempre, tanto vale farle finire io". Perfino la scoperta del tradimento sembra far parte del copione, come se ci fosse un bisogno inconscio di essere smascherati per confermare la propria visione del mondo. La sostituzione immediata del partner serve a non sentire il vuoto, a non elaborare la perdita, e così il ciclo si perpetua.
Un copione così non si cambia con la forza di volontà. Serve un lavoro terapeutico che aiuti a riconoscere le paure, rielaborare le esperienze originarie e sperimentare, magari per la prima volta, una relazione basata sulla reciprocità. Per chi sta accanto a un partner del genere la sfida è doppia: proteggersi dalla spirale del dolore ed evitare di cadere nel ruolo del salvatore o della vittima designata. Capire che il comportamento dell'altro nasce da una ferita aiuta a non prenderlo come un attacco personale, ma non lo giustifica.
Il tradimento come sintomo
Il tradimento va letto come il sintomo di una crisi, personale o di coppia, più che come un comportamento da condannare e basta. Guardato con onestà, aiuta a capire che cosa si vuole dalla relazione, se l'altro può davvero rispondere ai propri bisogni e se la coppia ha ancora margini di crescita. Molte persone che hanno tradito si torturano di sensi di colpa; più utile della condanna è capire quali bisogni, non necessariamente sessuali, sono rimasti insoddisfatti. Se quei bisogni non sono chiari nemmeno a noi stessi, non possiamo aspettarci che il partner li indovini.
Allo stesso modo, il calo del dialogo, l'insofferenza, il cambiamento delle abitudini non sono per forza segnali di un tradimento, ma dicono che qualcosa nella coppia non va. Sono un invito a parlarne prima che il malessere prenda il sopravvento. Alcune persone colgono i segnali e preferiscono non vederli, pur di non fare i conti con la delusione.
