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Senso di colpa e manipolazione: il meccanismo offesa-colpa

Da bambini ci hanno insegnato a chiedere scusa, e ci hanno detto che scusarsi è segno di buona educazione. È probabile che più di una volta, durante l'infanzia, ci siamo scusati senza capire davvero che cosa avessimo fatto di male. Così il seme della colpa ha cominciato a crescere dentro ognuno di noi.

Quando però un adulto si scusa troppo spesso, senza saperne il motivo o solo perché qualcuno è irritato, è possibile che lo faccia perché si sente in colpa, ed è vittima di una manipolazione emotiva.

Il manipolatore fa leva proprio sui sensi di colpa, con cui le persone sensibili si trovano spesso a fare i conti. Si mostra offeso o irritato, offende e incolpa per futili motivi, perché non riesce a distinguere le opinioni e le critiche costruttive dalle vere accuse e provocazioni. Tende a reagire in modo difensivo a tutto ciò che percepisce come una minaccia alla sua sicurezza.

Da un lato, quindi, il manipolatore reagisce con irritazione a ogni possibile minaccia, anche immaginaria. Dall'altro, la vittima si sente facilmente in colpa per situazioni di cui in realtà non ha alcuna responsabilità diretta e personale.

Il manipolatore esercita la sua influenza sulla vittima, facendo leva sul senso di colpa, in questi modi:


  • Reagisce agli argomenti sensibili. Ci sono persone che si arrabbiano ogni volta che si toccano certi argomenti, certi "punti sensibili": comunque li si affronti, scatenano sempre una risposta emotiva intensa. A volte la scelta più saggia è lasciar perdere. Altre volte però un problema va affrontato per forza, e si corre il rischio di creare disagio o una reazione nell'altra persona. In questi casi è bene ricordare che non siamo stati noi a provocare la rabbia: è quella persona a non riuscire ad affrontare situazioni che vive come minacciose per sé.

  • Ti fa sentire a disagio. Il manipolatore usa diverse strategie per farti stare male. C'è chi sceglie modi indiretti, come evitarti, smettere di parlarti o risponderti a monosillabi per punirti. C'è chi attacca direttamente, sostenendo che con le tue parole o le tue azioni lo hai fatto stare male. Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni e i propri sentimenti, e non c'è niente di sbagliato nel non essere d'accordo con te. Il problema nasce quando l'obiettivo è manipolarti, farti sentire una persona cattiva per quello che fai o dici.

  • Rifiuta di risolvere il problema. Alcune persone, quando si sentono ferite, rifiutano di affrontare la questione. A volte è giusto lasciare loro lo spazio per elaborare l'accaduto, ma può anche essere una strategia per farti sentire in colpa. Rifiutando di parlarne, evitando il dialogo e la ricerca di una soluzione, si prendono il ruolo di vittima e ti attribuiscono, ingiustamente, quello di carnefice. Se ti senti in colpa è perché sei entrato nel gioco psicologico. Queste persone pretendono una "resa totale" alle loro condizioni e non si fermano finché non ti assumi la piena responsabilità di quanto è successo, anche quando di fatto non ne hai.

  • Mina la fiducia che hai in te stessa/o. Quando una persona si sente sopraffatta, a volte reagisce mettendosi sulla difensiva e attaccando. È una reazione normale. Ma se ti trovi spesso in questa situazione, e qualcuno ti attacca per farti sentire colpevole o inferiore, è probabile che sia in atto un tentativo di manipolazione a tuo danno. Facendoti stare male, minando la tua sicurezza e la tua autostima, quella persona cerca di prendere il controllo su di te e sulla situazione.


Per offendersi bisogna essere in due. Quando qualcuno si sente offeso, vuol dire che in lui ci sono dei "punti caldi". Siamo responsabili delle nostre parole e del nostro modo di porci, non di come gli altri le interpretano. Dobbiamo sforzarci di trasmettere il nostro messaggio nel modo migliore possibile, ma non siamo responsabili dei punti sensibili altrui e, soprattutto, non siamo obbligati a tacere su qualcosa che ci riguarda direttamente solo perché l'altra persona è molto suscettibile.

Le cose si complicano quando il manipolatore fa parte della cerchia degli affetti più stretti. È difficile cadere nella rete di uno sconosciuto, ma quando ci sono di mezzo i sentimenti è molto più facile entrare nel gioco senza accorgersene. L'impulso a scusarsi può essere il segnale che ci siamo dentro. In una coppia, riconoscere questo meccanismo può diventare un'occasione di crescita per entrambi i partner. Oppure si può continuare con la manipolazione e con modalità infantili, fino a logorare la relazione.


Come affrontare questi tentativi di manipolazione?

Evita di rimuginare. Alla manipolazione subita non aggiungere altro peso da solo. Rimuginare peggiora l'umore, ti rende più irritabile, frustrato e arrabbiato, e rende più probabile che tu sviluppi un atteggiamento negativo verso l'altro.

Chiedi chiarimenti. È utile chiedere spiegazioni sull'accaduto. Puoi dire all'altra persona: "Vedo che sei arrabbiato, mi spieghi perché ti senti così?". Puoi anche scusarti in questo modo: "Mi dispiace che le mie parole ti abbiano fatto reagire così, ma vorrei capire il motivo".

Difendi il tuo diritto di esprimerti. È giusto che tu ti prenda la tua parte di responsabilità: forse il modo in cui hai detto quella verità non era il più adatto, o hai generalizzato troppo. Ma per fermare sul nascere ogni tentativo di manipolazione è importante che all'altra persona sia chiaro che hai il diritto di esprimerti per difendere i tuoi bisogni e il tuo punto di vista.

Se ti accorgi che il bisogno di scusarti torna spesso, in rapporti diversi, vale la pena chiederti da dove arriva. Spesso affonda le radici proprio in quel senso di colpa imparato da piccoli, e un percorso psicologico può aiutarti a distinguere la responsabilità che ti spetta da quella che altri ti mettono sulle spalle.