La manipolazione nella coppia

Le relazioni sane si basano sulla fiducia, sul rispetto reciproco e sul senso di sicurezza. Ogni persona deve potersi sentire accettata e amata dal partner per ciò che è, abbastanza al sicuro da poter mostrare anche le proprie vulnerabilità e i propri difetti.
Una coppia arriva a questo punto non solo grazie all'amore reciproco, ma soprattutto attraverso un lavoro continuo e intelligente di confronto. Più spesso, invece, tra i partner scattano modalità di relazione inconsce e inadeguate che minano la tenuta del rapporto. Si possono usare modalità passivo-aggressive per esprimere in modo indiretto disaccordo, rabbia e frustrazione, nella speranza di orientare la relazione a proprio piacimento senza esporsi troppo e senza prendersi la responsabilità di dire che qualche aspetto del rapporto non ci va bene.
Senza un dialogo aperto e schietto si accumulano sospesi, non detti e ambiguità, che non aiutano a costruire una relazione fondata su intimità e fiducia. In un certo senso siamo tutti un po' egocentrici e desideriamo che i nostri bisogni e il nostro malcontento vengano presi in considerazione. Possiamo evitare il confronto, dire bugie o vomitare la nostra rabbia sull'altro. Oppure possiamo avvicinarci in modo più amorevole e disponibile, perché le nostre esigenze vengano comprese dal partner senza offenderlo, e imparare a negoziare per risolvere in modo sano conflitti e divergenze.
Il rispetto, la fiducia e la capacità di far sentire al sicuro chi è in relazione con noi dovrebbero essere la base su cui fondare tutti i rapporti: d'amore, matrimoniali, familiari e di amicizia. In qualsiasi relazione entrambe le persone devono impegnarsi con intelligenza emotiva perché il rapporto possa durare e crescere nel tempo.
Non di rado, al contrario, ci sono persone emotivamente manipolative e controllanti. Usano comportamenti passivo-aggressivi per ottenere in modo indiretto ciò che desiderano, o per impedire al partner di fare qualcosa che non gradiscono, senza però opporsi apertamente: la manipolazione diventa una forma velata di resistenza passiva.
La manipolazione emotiva può essere sottile e ingannevole, e lasciare confusi. Oppure può essere palese, e allora la paura, la vergogna e il senso di colpa lasciano storditi e immobilizzati.
In entrambi i casi non è accettabile. Più a lungo la si permette, più il manipolatore si sentirà forte in una relazione in cui il potere sta da una parte sola. In rapporti di questo tipo non c'è spazio per l'amore e il rispetto verso il partner. Ci sono alcuni segnali inequivocabili di manipolazione emotiva.
1. Raggiro: il manipolatore fatica ad assumersi la responsabilità del proprio comportamento, perciò rigira i fatti e le parole dette per far ricadere la colpa su qualcun altro. Invece di scusarsi, riconoscere le proprie azioni e correggersi, si difende e accusa, presentandosi come vittima anziché come artefice della situazione.
2. Negazione: il manipolatore può mostrarsi disponibile ad accogliere una richiesta, fare una promessa o prendere un impegno, salvo poi "dimenticarsene". Nega di aver dato la sua parola e fa passare il partner per smemorato, esigente o ridicolo. A lungo andare chi subisce questo trattamento comincia a dubitare della propria memoria e del proprio giudizio: è il meccanismo che oggi viene spesso chiamato gaslighting.
3. Controllo: esercita il controllo sugli altri facendo leva sui sensi di colpa. Trova ogni pretesto per colpire e fare la vittima, finché il partner non cede per sfinimento (es. "Si fa sempre quello che vogliono gli altri... se sapessi che infanzia ho avuto. Io non ho mai avuto la possibilità di farlo...").
4. Svalutazione: sminuisce i problemi e le difficoltà del partner, a meno che non possa usarli per mettere in evidenza i propri. Riporta sempre la conversazione su di sé, sul suo dolore e sulle sue difficoltà, senza riconoscere il proprio atteggiamento narcisistico ("Tu pensi di aver avuto una brutta giornata? Hai mai pensato a cosa devo affrontare io ogni giorno?").
5. Opposizione: invece di comunicare in modo diretto e onesto, il manipolatore ricorre a metodi passivo-aggressivi. Parla alle spalle, si serve di un portavoce per riferire le cose spiacevoli, tiene il broncio, rimanda e "dimentica" tutto ciò che non ha voglia di fare.
6. Egocentrismo: il manipolatore attira l'attenzione su di sé imponendo il proprio umore e condizionando quello altrui. Quando è arrabbiato, infelice o scontento fa in modo che tutti si concentrino su di lui e ne subiscano lo stato d'animo.
7. Intimidazione: aggredisce con la rabbia, usa un linguaggio aggressivo, minaccia in modo sottile, soprattutto con le persone che vanno in difficoltà davanti al confronto. Usa l'intimidazione sulle persone sensibili per imporsi e controllarle in fretta. L'obiettivo è suscitare nel partner paura o un forte disagio, così da ottenere ciò che vuole.
8. Sfruttamento: il manipolatore emotivo cerca, consapevolmente o meno, persone sensibili e insicure, perché sono più facili da controllare. Riconosce con facilità chi ha bisogno di conferme, chi desidera piacere ed è disposto a mettere i propri bisogni in secondo piano rispetto a quelli del partner. All'inizio appare premuroso e attento, poi col tempo comincia a sfruttare la sensibilità e la disponibilità dell'altro per il proprio tornaconto.
Se siete in una relazione con un manipolatore può essere difficile chiudere il legame, anche quando lo riconoscete chiaramente come distruttivo. Chi subisce prova sentimenti diversi e mescolati: rabbia, lealtà, senso di colpa, insicurezza.
La verità è che dietro il bisogno di controllo il manipolatore nasconde una profonda insicurezza, coperta da una maschera di forza e sicurezza. Ha bisogno di sentirsi superiore e per questo cerca persone più fragili, attraverso le quali confermare l'idea, falsa, che ha di sé.
Le emozioni che si provano in queste relazioni sono lo strumento migliore per accorgersi che c'è un problema. Vale la pena ascoltarle con attenzione. Accanto a un manipolatore ci si sente confusi, attraversati da un caleidoscopio di emozioni e reazioni contrastanti: difesa, tenerezza, vicinanza, rabbia, vergogna, colpa, lealtà. Sono segnali che la relazione non è limpida, che qualcosa non va. Più a lungo si resta dentro questa dinamica, più la propria stabilità emotiva ne esce indebolita.
Riconoscere questi segnali è il primo passo, ma uscirne da soli è spesso faticoso. Parlarne con una persona di fiducia o con uno psicologo aiuta a rimettere ordine tra le emozioni, a ritrovare fiducia nel proprio giudizio e a capire quale strada prendere. Quando la manipolazione si accompagna a minacce, umiliazioni costanti o paura per la propria sicurezza, si tratta di violenza psicologica: in Italia il numero 1522, gratuito e attivo 24 ore su 24, offre ascolto e orientamento.
