Che cos'è l'ipnosi: sfatare i miti e capire la trance

Quando si parla di ipnosi, molte persone pensano ancora agli spettacoli televisivi o teatrali: un ipnotizzatore che con uno sguardo o uno schiocco di dita priva il soggetto della sua volontà e gli fa compiere azioni bizzarre davanti a un pubblico divertito. L'ipnosi clinica non ha nulla a che vedere con tutto questo. È molto meno scenografica e molto più interessante.
Uno stato naturale
L'ipnosi è uno stato di coscienza particolare, caratterizzato da un'attenzione molto focalizzata verso l'interno e da una riduzione dell'attenzione verso ciò che accade intorno. Non c'è nulla di magico: la trance è un'esperienza che tutti facciamo spontaneamente, più volte al giorno, senza accorgercene. La viviamo prima di addormentarci e al risveglio, quando siamo così assorti in un libro o in un film da provare paura o commozione pur sapendo che è finzione, quando guidiamo su una strada conosciuta e arriviamo a destinazione senza ricordare il tragitto, quando ci perdiamo in un sogno a occhi aperti. Basta osservare un bambino davanti al suo cartone animato preferito: lo sguardo fisso, le pupille leggermente dilatate, la bocca socchiusa, il viso disteso.
In questi momenti l'attenzione si concentra su un'unica idea, immagine o sensazione, quello che in ipnosi si chiama monoideismo, e allo stesso tempo ci si distacca in parte dall'ambiente e dal pensiero critico. Si è in una zona intermedia: in parte presenti a se stessi e consapevoli del contesto, in parte altrove, a seguire il flusso dei propri pensieri e delle proprie percezioni.
Milton Erickson, lo psichiatra americano considerato il padre dell'ipnosi moderna, vedeva la trance come una condizione naturale della mente. Lo psicologo Ernest Rossi, suo allievo, ha ipotizzato che nel corso della giornata si alternino cicli di circa novanta minuti in cui la mente ha bisogno di brevi pause di rilassamento spontaneo. Durante una seduta di ipnosi clinica, la trance non è altro che un'amplificazione di questo stato naturale, portato a un livello più profondo.
Il termine ipnosi deriva dal greco hypnos, sonno, ma l'ipnosi non è sonno. Ha alcuni elementi del sonno, come l'immobilità del corpo, il rallentamento delle funzioni fisiologiche, il ritiro dagli stimoli esterni, e altri della veglia, come una vigilanza acuita verso ciò che accade dentro di sé. Alcuni autori l'hanno definita una "veglia paradossale", in cui la persona non subisce il sogno ma lo dirige. Altri parlano di uno stato di coscienza alternativo più che alterato.
Che cosa succede durante la trance
Le sensazioni variano da persona a persona: rilassamento, leggerezza o pesantezza, torpore, calore. Avvengono spontaneamente e senza sforzo. Non c'è nulla che si debba per forza provare, vedere o immaginare. Il respiro si fa più lento e profondo, il battito cardiaco e la pressione tendono a scendere, il tono muscolare si abbassa. Il volto si distende, i movimenti rallentano, le palpebre possono vibrare, la deglutizione può aumentare. I rumori dell'ambiente si sentono, ma attutiti. Il pensiero critico si attenua e la capacità immaginativa cresce. A volte si ricordano con facilità cose dimenticate, a volte, più raramente, si dimentica parte di ciò che è accaduto in seduta. La maggior parte delle persone ricorda tutto.
Durante la trance la mente cosciente, quella dei processi logici e decisionali, resta attiva sullo sfondo, mentre la parte meno consapevole, più legata all'intuizione e alla creatività, si mette in ascolto. È per questo che in trance diventa più facile considerare possibilità nuove: si allentano gli schemi rigidi con cui di solito affrontiamo i problemi.
Che cosa non è l'ipnosi
Alcuni chiarimenti, perché le paure più diffuse sono sempre le stesse.
Non si perde il controllo. La persona resta presente, mantiene il proprio potere decisionale e può interrompere la seduta in qualunque momento.
Non si può essere manipolati. Non è possibile indurre qualcuno a fare o dire ciò che non vuole. Una suggestione che contrasta con i valori della persona viene semplicemente rifiutata.
Non si resta bloccati in trance. È impossibile. Al massimo, se il terapeuta smettesse di parlare, la persona si riorienterebbe da sola o si addormenterebbe per poi svegliarsi normalmente.
Non è sonno né perdita di coscienza.
Non è magia. Non si guarisce in una seduta: il cambiamento richiede pratica e ripetizione.
Non serve a rivivere il dolore per restarne in balia. Si lavora sempre verso un obiettivo positivo, alla distanza emotiva che la persona sceglie.
Chi può essere ipnotizzato
Quasi tutti possono sperimentare la trance, ma la capacità di andare in trance, che gli studiosi chiamano ipnotizzabilità, varia da persona a persona ed è abbastanza stabile nel corso della vita. Le ricerche indicano che circa il 10-15% delle persone è molto ipnotizzabile, una percentuale simile lo è poco, e la maggioranza si colloca nel mezzo. Solo una piccola parte sperimenta la cosiddetta trance sonnambulica, molto profonda, con amnesia al risveglio. Tendono a rispondere meglio le persone con una buona capacità di immaginazione e di assorbimento; per altre servono più tempo e allenamento. In alcuni casi l'ipnosi non è indicata, per esempio per forti resistenze, scetticismo rigido o particolari condizioni psicopatologiche, ed è il terapeuta a valutarlo.
L'ipnosi ericksoniana
Erickson ha rivoluzionato il modo di intendere l'ipnosi. Rispetto all'ipnosi classica, direttiva e autoritaria, la sua è un'ipnosi permissiva e naturalistica. Diversamente da Freud, che vedeva l'inconscio soprattutto come il luogo dei conflitti rimossi, Erickson lo considerava un serbatoio di risorse, di apprendimenti e di capacità che la persona possiede ma non sa di avere.
Nell'approccio ericksoniano il linguaggio è cucito addosso alla persona, al suo modo di parlare e di pensare, e non è mai impositivo. Si usano il ritmo e il tono della voce, la respirazione, il rilassamento, le immagini, e soprattutto la metafora: un racconto che contiene, in forma indiretta, le parole e i temi che il paziente ha portato nel colloquio iniziale, e che parla a quella parte di lui che coglie i significati più per intuizione che per ragionamento. Il terapeuta non introduce nulla che non sia già presente nei valori e nella realtà psichica del paziente. È il paziente, in trance, a elaborare i propri significati, mentre il terapeuta lo accompagna come un compagno di viaggio.
Erickson insisteva sul fatto che una persona collabora davvero solo quando si sente riconosciuta nella sua identità e nei suoi bisogni. Per questo l'ipnosi rivela tutta la sua efficacia all'interno di una relazione di fiducia ben costruita, con obiettivi concreti e concordati, e dentro un percorso psicoterapeutico. In Italia l'ipnosi a scopo terapeutico può essere praticata solo da medici e psicologi adeguatamente formati. Negli Stati Uniti, del resto, l'American Medical Association ne ha riconosciuto l'uso clinico già nel 1958.
A che cosa serve
L'ipnosi aiuta a ritrovare calma e benessere, ad attivare risorse, a ridurre sintomi e disagi, a rielaborare esperienze del passato, a modificare schemi mentali e abitudini dannose, a sostituire il dialogo interno negativo con uno più incoraggiante. Le applicazioni più studiate riguardano l'ansia, lo stress, il dolore, alcuni disturbi del sonno, la sindrome dell'intestino irritabile, la preparazione a interventi medici e odontoiatrici. Viene usata anche negli sport, nella gestione delle abitudini e come supporto nel lavoro sui traumi.
Il suo potere sta nell'immaginare e nell'anticipare. Ci mette nella posizione del "come se": se vuoi cambiare, comincia sperimentando come sarebbe se il cambiamento fosse già avvenuto. Uno sciatore che in trance visualizza il percorso di gara attiva le aree cerebrali coinvolte nei movimenti che dovrà compiere e si prepara in un ambiente protetto. Allo stesso modo una persona può sperimentare in trance come sarebbe affrontare con calma la situazione che oggi la spaventa, e portare quell'esperienza nella vita reale.
