Ipnosi per ansia, panico, fobie e stress

Quando la paura diventa un problema
Moltissime persone soffrono di ansia, che può prendere la forma di attacchi di panico, di una preoccupazione costante o di una fobia specifica: la paura di ammalarsi, delle situazioni sociali, di parlare in pubblico, degli spazi chiusi come l'ascensore o l'aereo. Sono tutte paure sproporzionate rispetto al pericolo reale, ma i loro effetti sono concretissimi.
Quando ci si avvicina alla situazione temuta, o anche solo la si immagina, si attiva il sistema nervoso simpatico, il sistema di allarme del corpo. Arrivano tremori, mancanza di respiro, tachicardia, nausea, vertigini, sensazione di svenimento, brividi o vampate, confusione, pensieri catastrofici. È la reazione di attacco o fuga, che in queste persone è diventata ipersensibile e scatta per un nonnulla. Quando la paura diventa una fobia, la persona comincia a evitare tutto ciò che potrebbe scatenarla. L'evitamento dà sollievo immediato, ma è una tentata soluzione che mantiene e cronicizza il problema, e finisce per restringere la libertà.
Il trattamento raccomandato per i disturbi d'ansia è la psicoterapia associata nei casi più seri ai farmaci. L'ipnosi è uno strumento molto utile da integrare in questo percorso.
Perché l'ipnosi aiuta
Le persone ansiose sono spesso così invase dalle emozioni spiacevoli da non avere, nel momento critico, la lucidità per usare le strategie che hanno imparato: la respirazione addominale, il diario dell'ansia, lo spostamento dell'attenzione. In ipnosi si può imparare a gestire se stessi in condizioni protette, quando si sta bene, e allenarsi a rispondere in modo diverso.
L'ipnosi permette di rilassare mente e corpo, di concentrare l'attenzione sul cambiamento, di attivare risorse che la persona possiede ma non usa. In trance si può affrontare la situazione temuta in modo graduale, immaginandola mentre ci si sente calmi e sicuri: una forma di esposizione immaginativa che prepara all'esposizione reale. Si possono rinforzare un dialogo interno più incoraggiante e risposte fisiologiche più tranquille, e lavorare sui pensieri irrazionali in un clima in cui le resistenze della mente razionale sono attenuate. Esercitandosi in seduta, diventa più facile gestire pensieri e sensazioni anche nelle situazioni reali.
Naturalmente tutto avviene solo con il consenso del paziente, all'interno di una relazione di fiducia e con obiettivi concordati. E non in una seduta: serve un percorso.
Lo stress buono e lo stress cattivo
Senza stress non c'è vita. Una certa quota di attivazione è necessaria perché l'organismo funzioni al meglio. Pensiamo a uno studente prima di un esame: se è troppo poco attivato renderà meno, se è troppo agitato aumenteranno gli errori. Già nel 1908 gli psicologi Robert Yerkes e John Dodson descrissero questo rapporto con una curva a U rovesciata: tra il troppo poco e il troppo c'è un livello ottimale di attivazione in cui la prestazione è migliore. Quel livello è soggettivo. Si parla di eustress per lo stress positivo, quello che ci attiva in modo efficace, e di distress per l'eccesso di attivazione, che genera risposte inefficaci.
Le reazioni di stress dipendono dal sistema nervoso autonomo. Il simpatico ci prepara all'azione: accelera il cuore, alza la pressione, mobilita energia, rallenta la digestione. Quando lo stress si prolunga, restano elevati gli ormoni dello stress, le catecolamine come l'adrenalina e i glucocorticoidi come il cortisolo, e compaiono sintomi fisici, cognitivi, emotivi e comportamentali. Il parasimpatico fa il contrario: rallenta, riporta riposo ed equilibrio, permette il recupero. Per dormire, per esempio, il simpatico deve rallentare e il parasimpatico prendere il sopravvento.
L'ipnosi lavora proprio in questa direzione, favorendo l'attivazione del parasimpatico e riducendo quella del simpatico. Rilassa la tensione muscolare e psichica, agisce sulle emozioni e sui pensieri. Nei casi di stress prolungato, fino al burnout, la persona in ipnosi o in autoipnosi può rivisitare le situazioni stressanti, ristrutturarne il significato, rafforzare la propria capacità di rispondere in modo efficace, e allenarsi ad affermarsi, a dire di no quando rischia di subire passivamente pressioni eccessive.
