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Dipendere in modo sano: verso l'interdipendenza

Per anni si è pensato che un adulto sano debba essere emotivamente autosufficiente, che la felicità debba venire solo da dentro e che la relazione ideale sia quella tra due persone indipendenti che si incontrano mantenendo confini chiari. Oggi sappiamo che le cose sono più complesse. La teoria dell'attaccamento, applicata alle coppie adulte da autori come Sue Johnson, ci dice che il bisogno di contare su qualcuno non è un segno di debolezza: fa parte della nostra natura.

Tenersi per mano

Nel 2006 James Coan, Hillary Schaefer e Richard Davidson pubblicarono un esperimento diventato famoso. Alcune donne sposate venivano sottoposte a risonanza magnetica mentre aspettavano una lieve scossa elettrica, in tre condizioni: da sole, tenendo la mano di uno sconosciuto, tenendo la mano del marito. L'attivazione delle aree cerebrali legate alla minaccia era più alta quando erano sole, diminuiva con la mano dello sconosciuto e si riduceva ancora di più con la mano del marito, tanto più quanto la relazione era soddisfacente.

Quando creiamo un legame intimo con qualcuno, diventiamo in parte un'unità fisiologica: la presenza dell'altro contribuisce a regolare la nostra risposta allo stress, come accade al bambino tra le braccia della madre. Paradossalmente, è proprio la sicurezza di avere accanto qualcuno su cui contare che ci permette di essere più autonomi. Come il bambino che esplora il mondo perché sa di avere una base sicura a cui tornare, anche l'adulto affronta meglio le sfide se sa di essere sostenuto. Un partner che crede in noi e sostiene i nostri obiettivi aumenta l'autostima, migliora l'umore, rende più probabile che realizziamo ciò che desideriamo. Un partner inaffidabile, al contrario, ci tiene in uno stato cronico di inquietudine che logora la fiducia in noi stessi.

Quando dipendere diventa un problema

Diverso è il caso di chi lascia che siano gli altri a decidere chi è, e guarda sé stesso solo attraverso il loro giudizio. Essere adulti significa scegliere tra le possibilità che si presentano quella che più ci rappresenta. E non basta allontanarsi da chi ha preso in mano la nostra vita: bisogna capire quali meccanismi interni continuano a generare dipendenza e ci fanno agire come bambini.

Possiamo distinguere tre forme di dipendenza. Il dipendente intellettuale pensa di non saper ragionare e chiede agli altri come deve essere, cosa deve fare, dove deve andare. Spesso viene considerato una persona umile e prudente. Il dipendente affettivo ha bisogno che qualcuno gli dica continuamente che gli vuole bene, che è amabile, ed è sempre in cerca di rassicurazioni. Il dipendente morale ha bisogno dell'approvazione esterna per decidere se ciò che fa è giusto o sbagliato, e si muove solo se la maggioranza farebbe lo stesso.

Quando siamo spaventati, preoccupati, persi, il bambino che siamo stati torna e prende il comando, a volte usando strategie manipolative per ottenere cura. A quel punto possiamo trovare un adulto che si faccia carico di tutto, svalutando le nostre capacità, oppure fare leva sul nostro Adulto, che è dentro di noi insieme al Bambino, perché sia lui a prendersi cura del piccolo. Se davvero non ce la facciamo, è nostra responsabilità cercare aiuto, limitatamente a ciò che non sappiamo gestire, senza delegare tutta la nostra vita.

L'interdipendenza

Nessuno è totalmente autonomo. L'autonomia assoluta è una meta irraggiungibile. L'obiettivo realistico è l'interdipendenza: io dipendo da te, tu dipendi da me, e tutti e due dipendiamo dagli altri, come loro da noi. Si arriva all'interdipendenza quando si accetta di non essere autosufficienti né onnipotenti, di essere vulnerabili, di non poter avere sempre tutto ciò che si desidera, restando comunque responsabili di sé. Si è protagonisti della propria vita, ma non da soli sulla scena.

In una coppia interdipendente i due partner scelgono di stare insieme e progettano il futuro mantenendo un solido senso di sé. Riconoscono il valore della vulnerabilità e sanno mostrarsi fragili, perché solo mostrandosi per ciò che si è nasce l'intimità vera. La relazione oscilla tra due poli, dipendenza e autonomia, in un equilibrio tra realizzazione di sé e realizzazione con l'altro. Oggi l'autonomia viene molto esaltata e avere bisogno di qualcuno è considerato debolezza. Ma un'indipendenza estrema ostacola il legame, porta all'individualismo, fa sentire l'altro trascurato.

Una relazione interdipendente ha confini sani, ascolto, tempo per gli interessi personali, comunicazione chiara, responsabilità per i propri comportamenti, un contesto sicuro in cui portare le proprie fragilità, attenzione all'altro, autostima, sostegno reciproco. Diventa un rifugio sicuro, con una direzione comune e la libertà di dedicarsi anche ad altro.

La chiave è entrare in una relazione sapendo chi si è. Molte persone cominciano una storia solo per non sentirsi sole, senza sapere di cosa hanno bisogno. Per mantenere un senso di sé serve sapere cosa ci piace e cosa è importante per noi, chiedere ciò di cui abbiamo bisogno, passare tempo con amici e familiari, perseguire i propri obiettivi, conoscere i propri valori, coltivare hobby, saper dire no, non nascondere pensieri e sentimenti per compiacere l'altro. E permettere anche al partner di realizzarsi fuori dalla coppia.