Decidere: conflitti interiori, indecisione e paura di scegliere

Quando la mente è divisa
Ci sono momenti in cui i nostri comportamenti diventano contraddittori, e accade quando ci sono conflitti interiori irrisolti. Le persone in pace con se stesse si muovono in una direzione chiara, trainate dalla chiarezza dei propri desideri. Chi è diviso tra inclinazioni incompatibili, invece, tende a essere facilmente influenzabile, si sente in colpa per desideri che teme non siano accettati, fatica a decidere e rimugina sulle scelte fatte, cerca continuamente rassicurazioni, ha sbalzi d'umore, è incerto su ciò che vuole nel lavoro, nelle relazioni, nello stile di vita, e a volte cerca di non sentire il conflitto con l'alcol, il gioco o altre distrazioni.
Il conflitto interiore è quella condizione in cui convivono credenze, desideri o sentimenti opposti. Leon Festinger ha chiamato dissonanza cognitiva il disagio che nasce quando pensieri e comportamenti non sono coerenti tra loro. In parole semplici è il conflitto tra ciò che si sente e ciò che si dovrebbe fare, tra un desiderio personale e un'aspettativa esterna, tra il cuore e la mente.
Può riguardare tanti ambiti. Il piano morale, quando i propri valori entrano in contrasto, per esempio tra onestà e la necessità di mentire per proteggere qualcuno. La sessualità, quando la propria fede o l'idea di sé come persona fedele si scontrano con un'attrazione o con la scoperta del proprio orientamento. L'immagine di sé, quando ci scopriamo diversi da come pensavamo di essere: ci credevamo sempre gentili e ci sorprendiamo a provare astio. Gli affetti, quando amiamo qualcuno ma dobbiamo fargli qualcosa che lo ferirà, come punire un figlio o lasciare andare un partner. Le relazioni sociali, quando ci tocca indossare una maschera. L'esistenza stessa, quando desideriamo cogliere nuove opportunità ma temiamo di uscire dalla zona di comfort.
Alla base ci sono spesso le regole ereditate dai genitori, le credenze religiose o culturali assorbite da piccoli, i valori sociali, che entrano in collisione con desideri e bisogni attuali. In Analisi Transazionale diremmo che il conflitto è spesso tra i desideri del Bambino e i doveri del Genitore interiore: regole acquisite passivamente nell'infanzia, che però l'adulto può rivedere in qualsiasi momento, se non corrispondono più a ciò che vuole seguire.
Ragione o emozione?
Si discute da sempre se sia meglio decidere con la testa o con la pancia. C'è chi sostiene che bisogna valutare razionalmente pro e contro, ignorando il cuore; chi dice che le scelte importanti vanno fatte d'istinto, perché la mente rischia di rimuginare all'infinito; chi propone un mix.
Le neuroscienze hanno chiarito qualcosa di importante. Il neurologo Antonio Damasio, studiando pazienti con lesioni alle aree del cervello che integrano le emozioni nelle decisioni, ha osservato che queste persone, pur conservando intatte le capacità logiche, non riuscivano più a prendere decisioni sensate nella vita quotidiana. Le emozioni, cioè, non sono il contrario della ragione, ma una sua componente necessaria: danno peso e valore alle opzioni. La stessa parola emozione richiama il movimento, il "muovere verso". La ragione ci aiuta a conoscere e a valutare; è l'emozione a spingerci ad agire. Possiamo sapere benissimo che un cibo fa male e mangiarlo lo stesso.
Per questo, quando una decisione presa "con la testa" non è sentita, troviamo sempre il modo di bloccarla o boicottarla. E quando ci sembra di essere divisi tra due scelte razionali, spesso il vero conflitto è tra due emozioni o due bisogni diversi che stanno sotto le valutazioni. Pensiamo a chi è combattuto tra separarsi da un partner con cui non va più e restare per non sembrare egoista. Prima di tutto conviene rivedere le convinzioni ereditate sul significato della separazione e dell'egoismo, perché la decisione sia libera da pregiudizi. Poi la direzione la darà l'emozione prevalente: la gioia di tornare liberi o la paura di restare soli.
Sia le decisioni di testa sia quelle di pancia sono fallibili. Le scelte migliori nascono dal rimettere in discussione le credenze passive e dall'ascoltare ciò che le emozioni rivelano, scegliendo in base ai propri valori attuali.
Strumenti per sciogliere l'impasse
Ogni scelta comporta una perdita: scegliere significa rinunciare ad alcune possibilità a favore di altre, e accettare il rischio che la decisione non piaccia a qualcuno. Alcuni strumenti che uso spesso con i miei pazienti:
Ritagliarsi uno spazio di silenzio, lontano dalle influenze esterne, per lasciar emergere ciò che conta davvero.
Distinguere intuizione e paura. La voce dell'intuizione è chiara ed entusiasmante; quella della paura è vaga e paralizzante.
Scrivere pro e contro in due colonne.
Individuare la priorità: qual è il bisogno più importante in questo momento?
Scovare le convinzioni limitanti. Si scrive il problema e accanto i "perché". Chi vorrebbe stare a casa con i figli ma teme di lasciare il lavoro potrebbe scoprire, chiedendosi perché, che restare a casa significa per lui "essere un fallito".
Chiedersi di che cosa si ha paura e che cosa potrebbe succedere, nel peggiore dei casi.
Calarsi nelle opzioni: immaginarsi in ciascuno scenario e notare che cosa si prova nel corpo. Seguire ciò che entusiasma e fa sentire realizzati.
Fare un salto in avanti di qualche anno: come mi vedo se non cambia nulla? Quale scelta mi pentirei di non aver fatto?
Il male minore: se dovessi decidere lanciando una moneta, quale faccia spererei che uscisse?
Chiedersi chi si sta onorando: questa scelta rende felice me o qualcun altro? A volte il conflitto nasconde la convinzione di non meritare di essere felici.
Fare l'inventario delle proprie risorse e dei propri limiti: chi sono, che cosa so fare, come ho superato le difficoltà in passato, chi voglio diventare.
Rilassarsi e lasciar riposare la domanda. Spesso le risposte arrivano quando smettiamo di cercarle con la mente razionale. Il conflitto non sopravvive senza la nostra partecipazione.
Quando i bisogni diventano chiari, anche le scelte diventano chiare, e da quella chiarezza nasce l'energia per agire.
Decidofobia e abulomania
Ci sono persone per cui scegliere è un tormento non solo davanti alle decisioni importanti, ma anche per dove andare a cena o quale film vedere. Il filosofo Walter Kaufmann coniò nel 1973 il termine decidofobia per indicare la paura di prendere decisioni. In ambito clinico si parla anche di abulomania, un'indecisione patologica che compromette la vita quotidiana. Non sono diagnosi dei manuali ufficiali, ma descrivono bene un tipo di sofferenza che incontro spesso.
I segnali più comuni sono l'evitamento delle scelte, l'ansia anticipatoria con tutti i suoi sintomi fisici (vertigini, tachicardia, tremori, confusione), il rimuginio ossessivo sulle possibili conseguenze, la richiesta continua di consigli e rassicurazioni, i continui cambi di idea, la tendenza a delegare agli altri o addirittura a oroscopi e cartomanti, con il rischio di farsi manipolare. Nella coppia può creare una dipendenza in cui tutto il peso delle decisioni ricade sul partner. Si crea un circolo vizioso: non decidere dà sollievo, provare a decidere agita.
Le radici sono diverse. Spesso c'è una storia di genitori iperprotettivi, che per le proprie paure hanno deciso al posto del figlio risparmiandogli frustrazioni necessarie all'apprendimento. C'è una bassa fiducia nelle proprie capacità, il perfezionismo che vive ogni errore come un fallimento, un bisogno forte di approvazione, una tendenza generale all'evitamento e alla procrastinazione.
Le conseguenze sono pesanti: rimuginio che può sfociare in sintomi ossessivi, dipendenza dagli altri, problemi sul lavoro e nelle relazioni, un'autostima che si erode perché senza decisioni non si sperimentano successi, fino all'ansia e alla depressione. Raramente le persone chiedono aiuto per l'indecisione in sé; più spesso arrivano per l'ansia o la depressione che ne derivano. La psicoterapia può aiutare a ridimensionare la gravità degli errori temuti, a esporsi gradualmente alle scelte, a costruire un modo di decidere ponderato ma non evitante, e a esplorare il significato della paura: la svalutazione di sé, il timore del giudizio, la difficoltà ad autorizzarsi a scegliere ciò che fa stare bene.
