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Crescere con un genitore narcisista

Ogni bambino ha bisogno di amore, sostegno e incoraggiamento, non solo di cure fisiche. Quando l'affetto viene negato sviluppa credenze negative su di sé e sugli altri, e strategie che gli servono a sopravvivere in un ambiente ostile. Da adulto continuerà a usarle senza accorgersene, con meno libertà e meno spontaneità. Chi cresce con una madre o un padre narcisista rischia di diventare un adulto che fatica a sentire le proprie emozioni e i propri bisogni.

Il primo passo è essere disposti a esplorare la propria storia. Non per condannare il genitore né per sentirsi vittime, ma per capire da dove nasce il dolore di oggi e riprendere un percorso di crescita interrotto.


Che cosa insegna un genitore narcisista

Un genitore narcisista insegna al figlio a sentirsi sbagliato. Proietta su di lui le parti di sé che non riconosce, e con critiche e svalutazioni lo porta a dubitare di sé e perfino di ciò che prova. Quando il bambino si accorge di non riuscire ad amare quel genitore, per come viene trattato, vive un conflitto doloroso: dovrebbe amarlo e non ci riesce. È un conflitto fatto di colpa e vergogna.

Esistono due tipi principali di genitore narcisista. Quello controllante non mette confini tra sé e il figlio: non lo vede come una persona separata ma come un'estensione di sé, ne invade la vita, lo modella a sua immagine. Quello disinteressato lo ignora, non se ne prende cura, non partecipa alla sua vita.

Il genitore narcisista controlla attraverso la dipendenza: ricatta il figlio quando cerca di rendersi autonomo, gli dice che ha bisogno di lui per sopravvivere. Il figlio impara a compiacere invece di inseguire la propria realizzazione. Usa il senso di colpa: "con tutto quello che ho fatto per te". Dà affetto solo se il figlio obbedisce e lo ritira con il silenzio e il broncio quando non lo fa. A volte sabota ciò che interessa al bambino, rompe un gioco, fa sparire un oggetto a cui tiene, finché non ottiene ciò che vuole.

Non rispetta i confini. Il bambino non ha uno spazio privato, né fisico né mentale: il genitore fruga tra le sue cose, entra in bagno, vuole sapere tutto. Compete con lui e si prende i suoi meriti: se qualcuno si complimenta con il figlio per un trofeo vinto, è lui a prendersi la scena. Mente, e il bambino sente che ci sono cose taciute. Non c'è spazio per raccontare un problema senza che la conversazione si sposti sul genitore. A volte ci sono aggressioni verbali o fisiche, minacce, ricatti emotivi, usati per ottenere obbedienza.

Spesso si crea un'inversione dei ruoli: il figlio diventa un genitore paziente e accudente, il genitore un bambino capriccioso e incontentabile. In alcune famiglie c'è il "figlio d'oro", quello preferito che asseconda i genitori, e il "capro espiatorio", la pecora nera a cui viene attribuito ogni problema. Ogni critica scatena reazioni di rabbia estrema, e il genitore non chiede mai scusa. All'esterno mostra l'immagine di una famiglia perfetta, e il figlio tace per paura.


Le conseguenze da adulti

Chi cresce con un genitore così porta spesso con sé difficoltà durature: relazioni di codipendenza, fatica a mettere confini e a essere assertivo, insicurezza e bassa autostima, colpa, vergogna e disgusto verso di sé, senso di vuoto, difficoltà a fidarsi, incapacità di esprimere e gestire le emozioni, ansia e depressione.


La guarigione

Diventare grandi non basta a liberarsi dell'influenza di un genitore narcisista, che spesso continua a interferire per tutta la vita. A volte è necessario ridurre i contatti al minimo e mettere confini molto chiari: telefonate e visite brevi, conversazioni superficiali, messaggi.

La guarigione comincia dall'accettazione che quel genitore difficilmente cambierà, perché dentro la sua idea di perfezione non riconosce di avere un problema. Serve poi concedersi il lutto per il genitore che si sarebbe voluto avere, darsi il permesso di sentire le emozioni a lungo represse, compresa la rabbia. La psicoterapia può essere il primo luogo in cui si sta al centro dell'attenzione, in cui il proprio punto di vista e i propri sentimenti contano. Può aiutare a entrare in contatto con il proprio bambino interiore, riconoscerne i bisogni e prendersene cura, e a fare finalmente l'esperienza di essere rispecchiati, accolti e rispettati che quel genitore non ha saputo offrire.