Forme diverse di coppia

Non esiste un solo modo di stare in coppia. Accanto al modello tradizionale esistono forme diverse, ognuna con le sue risorse e le sue sfide.
Coppie aperte e poliamore
Le ricerche indicano che una piccola percentuale di persone, intorno al 4-5% negli Stati Uniti, vive una relazione consensualmente non monogama, in cui i partner sono d'accordo che si possano avere altri rapporti. Molte più persone, invece, scelgono l'infedeltà segreta. In questo senso una coppia aperta, basata sul consenso, è più onesta di un tradimento costruito sull'inganno. Alcune ricerche, come quelle di Terri Conley, hanno anche rilevato che chi tradisce in segreto è meno attento al sesso sicuro di chi vive una relazione aperta.
Perché una coppia aperta funzioni servono alcune condizioni. L'onestà: la scelta deve essere libera e reciproca. Una relazione extraconiugale scoperta ha effetti devastanti, mentre la comunicazione schietta sui propri bisogni permette di trovare accordi. La gestione della gelosia: è un sentimento naturale, ma il modo in cui la viviamo può essere distruttivo. Quando ci sentiamo minacciati da un terzo, una voce critica interiore ci riempie di sospetti e svalutazioni, e spesso il rapporto è messo più a rischio dalle nostre reazioni che da ciò che accade davvero. Questo non significa dover accettare una relazione aperta se non rientra nei propri valori, ma lavorare sulla comunicazione e su accordi chiari.
E poi c'è una domanda da farsi con sincerità: la scelta della coppia aperta risponde a un bisogno di libertà o è un modo per non investire del tutto su una persona, per paura dell'intimità? A volte la molteplicità dei partner protegge da vecchie ferite di rifiuto o di perdita. Qualunque forma si scelga, monogama o no, ciò che conta è accordarsi nel rispetto reciproco.
Gli "amici di letto"
Negli ultimi anni il confine tra amicizia e amore si è fatto meno netto. È nata una zona grigia di rapporti sessuali con affetto ma senza coinvolgimento, senza progetti, senza presentazioni a parenti e amici. Gli inglesi la chiamano "friends with benefits". In questi rapporti il piano fisico conta più di quello emotivo, nessuno dei due intende farli evolvere, ciascuno è libero di frequentare altri, la gelosia non è prevista e spesso la relazione resta segreta. Si parla di cose leggere, mentre problemi personali e dolori del passato restano fuori.
Le motivazioni sono diverse: esplorare la sessualità con una persona di cui ci si fida; non sentirsi pronti per una relazione dopo una delusione; sentirsi impacciati nel corteggiamento; o, a volte, provare sentimenti per l'amico e sperare che il rapporto diventi una storia vera.
Nella realtà questi legami sono più complessi della loro definizione. Possono restare un'amicizia con intesa fisica. Possono essere una fase di passaggio verso una relazione voluta. Possono trasformarsi, senza che nessuno lo avesse previsto, in amore. Possono diventare dolorosi quando uno dei due desidera di più e mancano i presupposti. Oppure possono servire a rendere meno brusco il distacco da un ex. Quando le aspettative cambiano per uno solo, possono nascere delusione e rabbia, e anche l'amicizia può finire. Prima di cominciare vale la pena chiedersi: quali aspettative ho? Sono in grado di gestire gelosia e tristezza? Sono pronto a perdere l'amicizia? So cosa si aspetta l'altro?
Le coppie con grande differenza d'età
Una relazione tra partner con una grande differenza d'età suscita spesso perplessità, curiosità, a volte disapprovazione. Gli altri cercano spiegazioni nei soldi, nello status, nella ricerca di una figura genitoriale, nella crisi dei cinquant'anni. Queste relazioni possono funzionare, ma devono affrontare alcune sfide particolari.
La prima è il giudizio degli altri: commenti, sguardi, persone che vi scambiano per padre e figlia o madre e figlio. Per reggerlo bisogna essere sicuri della solidità del legame, prima di esporsi. Con le persone più chiuse si può scegliere di essere meno espliciti, condividendo la relazione solo con chi conta davvero. Ma non conviene rompere con la propria famiglia per la relazione: il rischio è che quel prezzo venga poi rinfacciato al partner.
La seconda è la diversa esperienza di vita. Il partner più maturo ha vissuto di più, magari un matrimonio, dei figli, e i suoi consigli possono suonare saccenti all'altro. Il più giovane può essere ancora in cerca della sua strada, non del tutto autonomo, e la sua inesperienza può sembrare immaturità. Le differenze diventano più pesanti quando si parla di matrimonio, di figli, di educazione. Ma possono anche essere una risorsa: la freschezza del più giovane può restituire energia e meno cinismo, l'esperienza del più maturo può insegnare ad affrontare le difficoltà. Non bisogna cercare di diventare più maturi se si è giovani, né rincorrere la giovinezza se si è più grandi.
La terza riguarda il futuro: l'invecchiamento, le possibili malattie, la morte del partner più anziano, magari con figli ancora piccoli. Sono temi da affrontare presto. Volete entrambi dei figli? Come immaginate la vostra vita quando il più grande avrà ottant'anni? Parlarne prima rende la coppia più forte, e meno vulnerabile ai dubbi altrui.
Le coppie che vivono separate
Esistono coppie che scelgono di non convivere pur restando profondamente unite. Non si tratta di relazioni a distanza: spesso vivono nella stessa città, si vedono regolarmente, condividono progetti e intimità, ma ciascuno conserva la propria casa. Si parla di coppie LAT, dall'inglese "Living Apart Together". È una scelta spesso maturata dopo altre esperienze, per proteggere l'identità individuale senza rinunciare alla relazione.
Per molti è un modo di trovare un equilibrio tra vicinanza e distanza, di evitare che l'intimità diventi fusione e la convivenza una routine che spegne il desiderio. Ogni incontro diventa una scelta, non un'abitudine. Ma ci sono anche rischi. Il primo è perdere l'intimità quotidiana, quella dei gesti spontanei e delle presenze silenziose, e ridurre la relazione a una serie di appuntamenti. Per questo servono rituali di vicinanza: una telefonata serale, una colazione insieme nel fine settimana, conversazioni che vadano oltre l'organizzazione. Il secondo è che la distanza non sia una scelta di libertà, ma una difesa: alcune persone vivono separate non per proteggere la relazione, ma per proteggersi dalla relazione, come accade nell'attaccamento evitante. Solo nel primo caso la coppia può crescere. In fondo è questo il cuore di ogni relazione: potersi dire "ti scelgo", anche quando si è liberi di non farlo.
Una seconda possibilità
All'inizio di una relazione sembra impossibile vivere senza l'altro. Poi, a volte, le incomprensioni la guastano. Col tempo le ferite guariscono, la rabbia si attenua, e può nascere il desiderio di riprovarci con un ex. Siamo piuttosto ottimisti in amore, e spesso preferiamo dare una seconda possibilità piuttosto che archiviare una persona con cui abbiamo avuto un'intesa profonda. Ma conviene essere prudenti, e non idealizzare.
Chiediti perché vuoi tornare. Perché non trovi di meglio? Perché ti senti solo? La solitudine ci fa ricordare i momenti belli e dimenticare l'amarezza. Valuta i pro e i contro di quella relazione, tenendo conto che oggi siete entrambi cambiati e forse avete aspettative più realistiche. L'amore c'è o non c'è: è l'unica cosa che non si può forzare. Chiediti anche se sei davvero in grado di lasciar andare rabbia, delusione, rancore. La colpa o il dispiacere per la sofferenza dell'altro non sono buoni motivi per tornare.
Ci sono poi situazioni in cui è meglio non voltarsi indietro: quando la relazione era basata sull'abuso, psicologico o fisico, sullo sfruttamento economico, sulla manipolazione, sull'infedeltà ripetuta. Quando ricostruire richiederebbe un dispendio di energie che mette a rischio la tua salute. Quando non hai chiari i tuoi sentimenti e rischi di scambiare la nostalgia per amore. E se stai vivendo una nuova relazione felice, riallacciare i contatti con un ex può solo rendere insicuro il partner attuale e portarti a fare paragoni inutili. Meglio andare avanti, facendo tesoro di ciò che si è imparato.
