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Fobie: affrontare le paure irrazionali

Le fobie sono paure estreme e sproporzionate verso qualcosa che non rappresenta una minaccia reale e che gli altri affrontano senza particolari tormenti. Chi ne soffre è sopraffatto dal terrore all'idea di incontrare un animale innocuo come un piccione o una lucertola, o di fare qualcosa che lascia indifferenti quasi tutti: il claustrofobico non riesce a prendere l'ascensore o la metropolitana. Le persone fobiche si rendono perfettamente conto che la loro paura è irrazionale, ma non riescono a controllarla.


Come si manifestano

La fobia si esprime con sintomi fisici come tachicardia, extrasistoli, vertigini, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione, tremore e spossatezza. Nei casi più intensi può sfociare in un attacco di panico.


La trappola della fuga

Davanti all'oggetto temuto, fuggire sembra la scelta più semplice e meno faticosa. Con la paura si sta male e si desidera una cosa sola: scappare. Ma la fuga, tolti i benefici del momento, è una trappola. Ogni nuovo evitamento conferma all'inconscio la pericolosità della situazione e prepara l'evitamento successivo. In termini tecnici si dice che l'evitamento rinforza negativamente la paura.

La spirale degli evitamenti fa crescere la sfiducia nelle proprie risorse e la reazione fobica, fino a interferire con il lavoro, la scuola, la vita sociale. È questa la differenza tra una semplice paura e una fobia: la fobia è invalidante. Chi ha paura dell'aereo rinuncia a viaggi e trasferte di lavoro. Chi ha la fobia degli aghi può rinunciare a controlli medici necessari, perfino a una gravidanza. Chi ha la fobia dei piccioni non attraversa le piazze e non si gode un caffè seduto all'aperto.


Terapie brevi

Esistono tecniche psicoterapeutiche brevi che danno buoni risultati in poco tempo. Non sempre la persona arriva a capire perché ha sviluppato quel sintomo, ma può tornare a vivere. Poi, con la mente più libera, potrà se vuole dedicarsi all'analisi del problema.

Una di queste è la cosiddetta tecnica della fobia rapida (fast phobia technique), nata nell'ambito della programmazione neurolinguistica. Parte da un presupposto: non è l'oggetto in sé a provocare il panico, ma l'immagine mentale che ne abbiamo. Se abbiamo la fobia dei ragni, il solo pensiero di vederne uno sul muro accelera il battito: il modo in cui abbiamo "pensato" il ragno ha comunicato al cervello di attivare l'allarme. Sappiamo razionalmente che è inutile, ma saperlo non basta.

La differenza sta nelle caratteristiche delle immagini, dei suoni e delle sensazioni associate all'esperienza, quelle che in PNL si chiamano sottomodalità. Cambiandole, si danno al cervello istruzioni nuove per rappresentare l'esperienza in un modo che non provochi più panico. Si procede così:


  • individua una paura, partendo da qualcosa di piccolo;

  • immagina di entrare in una sala cinematografica e di sederti in prima fila;

  • immagina di uscire dal tuo corpo e di sederti più in alto, come in galleria, da dove puoi osservare te stesso mentre guarda lo schermo;

  • fai comparire la tua paura sullo schermo come una diapositiva a colori, poi lascia scorrere il film fino alla fine, restando comodamente in alto e lontano dalla scena;

  • alla fine congela l'immagine, trasformala in bianco e nero e fai scorrere il film all'indietro, a velocità tripla o più, fino all'inizio;

  • concludi facendo diventare bianco lo schermo;

  • ripeti se necessario: ogni volta dovresti provare meno timore e meno ansia.


Per le fobie più radicate questo tipo di esercizio va inserito in un percorso con un professionista, che può integrarlo con l'esposizione graduale, la desensibilizzazione e l'ipnosi.