Il ciclo della dipendenza affettiva (le 5 fasi)

Le relazioni d'amore alla cui base vi è un problema di dipendenza affettiva si svolgono secondo uno schema prevedibile in cui i ruoli giocati dai due partner sono interdipendenti. In questo articolo vedremo ruoli e comportamenti assunti dal dipendente affettivo e dal suo partner, il co-dipendente, in quella che può essere definita una spirale sadomasochistica.
La coppia di giocatori:
Affinché un rapporto di dipendenza, sessuale o affettiva, possa nascere è necessaria la presenza di due partner disponibili a entrare in gioco in una relazione insana. I ruoli assunti, spesso inconsciamente, da entrambi i partner sono complementari e simbiotici: da un lato la vittima bisognosa d'amore e cure e dall'altro il salvatore che si sente potente nell'assolvere a questo compito. Il primo è il partner dipendente affettivo, mentre l'altro è il co-dipendente, ovvero una persona che inizialmente si mostra disponibile a formare una coppia ma che al tempo stesso rifugge dal pressing, poiché possiede uno stile di attaccamento evitante che lo porta al disimpegno.
Spesso entrambi i giocatori hanno alle spalle una storia di abbandono, di mancanza di cure da parte della figura di riferimento (caregiver/madre), oppure hanno sperimentato un evento traumatico (lutto, separazione), e quindi sentono il bisogno di compensare le mancanze affettive infantili ricercando da adulti una relazione riparatoria.

1. Fase dell'attrazione: nelle prime fasi della relazione l'innamoramento e l'attrazione reciproca spingono i due partner ad avvicinarsi l'uno all'altro con l'euforia di poter realizzare il sogno di una relazione appagante e solida. Il soggetto dipendente (uomo o donna che sia), che possiede una scarsa idea di sé, è attratto dalla solidità e dalla serietà del partner co-dipendente. Mentre il dipendente si mostra affabile, disponibile e servizievole per dare un'impressione positiva e attrarre a sé un partner, il co-dipendente si cala nel ruolo di salvatore, attratto dall'estremo bisogno di amore del primo. Entrambi vogliono sentirsi utili, necessari all'altro, e ricevere attenzioni.
2. Fase del corteggiamento: il co-dipendente mostra un comportamento adorante e seducente che lascia intendere al dipendente di poter trovare soddisfacimento al suo impellente e ossessivo bisogno d'amore, ma al tempo stesso mette alcuni velati paletti alla vicinanza, che sente come minacciosa ed eccessiva. In questa fase però non mostra ancora il suo atteggiamento sfuggente. Il dipendente si sente subito coinvolto e innamorato e ritiene erroneamente che, per mantenere viva la relazione e l'interesse, debba annullarsi e sottomettersi ai bisogni del partner, che però non ama l'eccessivo invischiamento. Il dipendente prende coscienza di avere un'immagine di sé di persona debole e, se dapprima si sacrifica (ruolo di vittima) per il bene del partner, successivamente si sente umiliato, depresso, arrabbiato. Il dipendente sente il desiderio di cambiare il suo ruolo e passare da vittima bisognosa di cure a carnefice, allo scopo di vendicarsi per il fatto di non essere amato per ciò che è, ma per ciò che è disposto a dare e sacrificare. La relazione d'amore ha un prezzo da pagare: i propri bisogni.
3. Fase della relazione: in questa fase la fantasia di stare vivendo una relazione ideale si sgretola. Il dipendente si rende conto dell'allontanamento del co-dipendente e comincia a provare risentimento per la vicinanza negata. Nel frattempo il co-dipendente, che teme l'intimità e contemporaneamente l'abbandono, si sente pressato a entrare in un rapporto troppo profondo e intimo che non è in grado di sostenere (confidarsi, condividere il tempo, fare sesso) e percepisce la relazione come un peso, un obbligo, per il quale si sente arrabbiato. In genere il co-dipendente esprime la rabbia e il suo disappunto per le richieste di vicinanza, percepite come eccessive, attraverso modalità di protesta indirette e passivo-aggressive (rabbia trattenuta che poi diventa esplosiva). È convinto che, se si permettesse di esprimere la sua rabbia, la relazione volgerebbe al termine. Entrambi i partner, insoddisfatti del rapporto, l'uno perché lo vuole simbiotico e l'altro perché lo vuole più distaccato, iniziano a temere che le divergenze sulla distanza ottimale da tenere (troppa o troppo poca) siano causa di rottura. Il dipendente fa i conti con il senso di abbandono, mentre il co-dipendente si sente in trappola.
4. Fase del contenimento del danno: questa fase è l'ultima prima che il rapporto crolli. Il dipendente utilizza qualsiasi strategia per cercare di riconquistare il partner e scongiurare la fine della relazione. Sperimenta sensi di colpa per il desiderio di vendetta e per la rabbia provata a seguito della sua mancata accettazione. Per salvare il rapporto nega l'incompatibilità, tenta di negoziare, protesta di fronte al rischio di essere lasciato, cerca di suscitare pena, sino all'escalation finale in cui minaccia di togliersi la vita. Il co-dipendente si sente manipolato, a prescindere dal fatto che la manipolazione avvenga effettivamente o meno. Ciò fa sì che passi sempre più tempo lontano dal partner, lavori più ore, preferisca uscire con gli amici o, più semplicemente, cerchi ogni occasione per sfuggire al legame di coppia.
5. Fase della rottura della relazione: nella fase finale la relazione è irrimediabilmente compromessa e giunge al termine. Il dipendente può scivolare in una nuova e più grave depressione, alimentata da giudizi negativi su di sé, oppure andare alla ricerca di una nuova sfida relazionale e iniziare un nuovo ciclo. A ogni nuovo tentativo di relazione seguito da un fallimento, i problemi relazionali della persona diventano sempre più grandi, perché le esperienze di abbandono si accumulano e rendono la persona sempre più insicura e vulnerabile, a meno che non cerchi aiuto e cominci a lavorare sulla propria salute e sulla sua capacità di stare in relazione in modo sano e autentico.
