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Le fasi della coppia: come si forma e come evolve un legame

Perché alcune relazioni durano tutta la vita e altre finiscono? Una delle risposte è che le coppie attraversano fasi diverse, e alcune si bloccano lungo la strada.


Le cinque fasi di Susan Campbell

La psicologa americana Susan Campbell, osservando molte coppie, ha descritto cinque fasi. Si passa a quella successiva solo se si completa la precedente, e molte coppie si incastrano nelle prime due.

La fase romantica è quella dell'innamoramento, il "noi". Le somiglianze vengono esaltate, le differenze e i difetti messi in ombra. Il cervello produce un cocktail di sostanze che ci fa vedere tutto in positivo. Non c'è spazio per il conflitto. Dura da qualche mese a un paio d'anni.

Poi arriva la lotta per il potere, "io più io". La chimica si attenua, emergono le differenze, si scopre che la coppia ideale era un'illusione. L'amore lascia spazio a rabbia e incredulità. Ci si concentra sulle divergenze di opinioni, valori, abitudini, e nasce l'illusione di poter cambiare l'altro per farlo diventare il partner ideale, o di punirlo per non esserlo. Spesso uno si ritira e l'altro lo insegue. È in questa fase che avviene il maggior numero di rotture. L'obiettivo è stabilire l'autonomia di ciascuno senza distruggere il legame. Le coppie che non ci riescono si lasciano, e ripartono da capo con un altro partner, oppure restano insieme nella frustrazione, convinte che l'amore sia sacrificio. Per superarla bisogna accettare e apprezzare le differenze, condividere il potere decisionale, capire che una relazione ha una dimensione individuale e una di coppia, rinunciare ad alcune fantasie.

Nella fase della stabilità la coppia ha imparato a confrontarsi senza che uno vinca e l'altro perda. Diventa chiaro che non serve cambiare il partner perché la relazione funzioni. Entrambi sanno cosa l'altro può e non può dare. Si discute ancora, ma in modo diverso. Il rischio è cercare la pace a tutti i costi, evitando ogni confronto.

Nella fase dell'impegno si rinuncia al partner ideale e si accetta pienamente quello reale. "Scelgo te, sapendo tutto quello che so di te." È, secondo Campbell, l'unico momento in cui si è davvero pronti per sposarsi, mentre la maggior parte delle persone si sposa nella fase romantica, prima di aver imparato a gestire i conflitti. La trappola è pensare che il lavoro sia finito.

Nella fase della co-creazione i due formano una squadra che porta avanti insieme un progetto nel mondo, sociale, culturale, familiare. Il rischio è investire tutto all'esterno e dimenticare di nutrire la relazione.

Queste fasi non sono lineari: assomigliano più a una spirale che sale.


Il modello di Bader e Pearson

Gli psicoterapeuti Ellyn Bader e Peter Pearson hanno descritto l'evoluzione della coppia ispirandosi a Margaret Mahler e al processo con cui il bambino si separa dalla madre e diventa individuo.

C'è la fase della simbiosi, in cui si costruisce il "noi", si esplorano le compatibilità, si condividono sogni e progetti. Il problema è l'idealizzazione: l'altro appare perfetto, capace di guarire le vecchie ferite.

C'è la fase della differenziazione, di solito dopo il primo anno o con la convivenza. La fantasia del principe azzurro si dissolve, arrivano la routine, i primi conflitti, il bisogno di spazi propri. Bisogna imparare a negoziare. Alcuni, per paura di litigare, si adattano e mettono da parte i propri bisogni. Altri non tollerano il conflitto e cercano una nuova simbiosi altrove. La maggior parte delle difficoltà nasce qui. Ci sono coppie che restano bloccate nella simbiosi per paura della separazione, e coppie invischiate che restano legate in un conflitto perenne, incapaci sia di separarsi sia di accettare le differenze.

C'è la fase della sperimentazione, in cui ciascuno, sicuro del legame, si dedica anche ad attività personali: la carriera, gli amici, gli studi. La relazione diventa un porto sicuro a cui tornare. Ma per chi vive ogni distanza come una minaccia può essere difficile, e chi la anticipa troppo può usarla per evitare il confronto. Ci sono coppie che stanno insieme solo in apparenza, ciascuno concentrato sui propri obiettivi, senza momenti di vera condivisione.

C'è la fase del riavvicinamento, in cui dopo la spinta all'autonomia si cerca di nuovo l'intimità, con un equilibrio tra legame e identità personale.

E c'è la fase dell'interdipendenza, in cui la coppia continua a evolvere sostenendo la crescita reciproca.


Il matrimonio come viaggio

I dubbi sul matrimonio sono comuni, e spesso nascono quando, dopo l'innamoramento, ci si accorge di non essere perfettamente compatibili. Un matrimonio o una convivenza non significano armonia perenne, né aver trovato la persona che ci completa. Sono un impegno reciproco, un'unione di forze fondata sull'amore e sul rispetto, capace di affrontare le sfide interne ed esterne: il lavoro, la stanchezza, i conti, i figli.

Può essere utile pensare al matrimonio come all'inizio di un viaggio pieno di prove. Non è un'idea romantica, ma aiuta a essere realisti. Le differenze tra i partner, se non diventano armi, sono una risorsa: ci costringono a uscire dalla presunzione che il nostro modo di vedere sia l'unico giusto e a chiederci come vede le cose l'altro, cosa lo ha portato a essere così, di cosa ha bisogno. Allenarsi fin dall'inizio a una comunicazione aperta, parlare del futuro, delle aspettative, dei timori, è un grande vantaggio.


Dal corteggiamento all'intimità

Al di là delle culture, il corteggiamento segue alcune fasi riconoscibili. C'è il flirt, fatto di segnali non verbali, sguardi, postura, movimenti, con cui ci si mostra disponibili. C'è la lettura del linguaggio del corpo dell'altro, per capire se risponde. C'è il primo contatto verbale, con una voce spesso più calda e un ritmo più lento. Qui alcune persone si bloccano, per paura del rifiuto. Poi vengono i primi contatti fisici, apparentemente casuali. E infine l'intimità: confidenze, tenerezze, baci, e quella dolcezza nel parlare che nasce dal desiderio di prendersi cura dell'altro.

Una volta nata, la relazione ha bisogno di essere nutrita. Condividere ciò che si sente e il contributo positivo che l'altro porta nella nostra vita, riconoscendo anche le cose pratiche che fa senza darle per scontate. Accompagnare le parole con gesti di affetto, non necessariamente finalizzati al sesso. Potersi raccontare senza sentirsi giudicati. Mostrarsi vulnerabili. Costruire sicurezza, senza menzogne né tradimenti. E coltivare la sessualità: le coppie che hanno una vita sessuale soddisfacente tendono a essere più felici anche sul piano psicologico.