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Famiglie funzionali e disfunzionali: confini, forze e livelli di funzionamento

La famiglia è un sistema di relazioni, e come ogni sistema può funzionare in modi diversi. La terapia familiare ha proposto diversi modelli per descriverlo. Li presento insieme perché si illuminano a vicenda.


I confini

Un confine relazionale è ciò che separa le persone e permette di distinguere le identità. È facile tracciarlo con un collega, molto meno con le persone a cui siamo legati affettivamente. La famiglia in cui cresciamo, tradizionale, monoparentale o adottiva che sia, è il campo di addestramento in cui impariamo a farlo. Salvador Minuchin, uno dei padri della terapia familiare strutturale, distingueva tra confini chiari, confini diffusi e confini rigidi.

Confini chiari e flessibili. I genitori incoraggiano il figlio a esprimere bisogni e talenti in un clima di dialogo e accettazione. Esercitano un controllo non ansioso, sufficiente a far fare esperienze in sicurezza. Non si sentono minacciati dal desiderio di indipendenza dei figli, non ingigantiscono i pericoli del mondo, non dicono "te l'avevo detto". Il confine è permeabile: valori e informazioni circolano tra dentro e fuori, e ci si può formare un'opinione propria senza perdere l'accettazione dei familiari. Da qui nascono adulti in ascolto di sé, capaci di contare sugli altri e di dire con assertività che cosa desiderano e che cosa no.

Confini diffusi: l'invischiamento. Tutti sono coinvolti negli affari di tutti. I figli diventano confidenti dei problemi di coppia, intervengono nei litigi, si occupano del disagio psichico di un genitore. Un adulto può usare il figlio come confidente, raccontargli un tradimento, screditare l'altro genitore per averlo come alleato. È il genitore "amico e complice" che non sta nel suo ruolo. Il figlio si adultizza precocemente e talvolta diventa un partner surrogato, rinunciando a sé per una sorta di ricatto emotivo implicito. Da adulto sentirà di dover "fare" per essere amato, cercherà partner e amici bisognosi da salvare, rischierà di diventare a sua volta un genitore ansioso e iperprotettivo.

Confini rigidi. Regole, orari e modi di pensare sono imposti e non si discutono. Un figlio non può scegliere il proprio percorso di studi, il proprio lavoro, il proprio partner. Il motto è "si fa così perché lo dico io": il modello del padre padrone, o della madre padrona. Ciò che viene da fuori è guardato con sospetto, e chi fa scelte diverse (dichiarare la propria omosessualità, divorziare, avere un figlio fuori dal matrimonio, un partner di un'altra cultura o religione) rischia di essere estromesso, anche per paura del giudizio della gente. Da adulto, chi cresce così può sentirsi in dovere di proteggere la famiglia d'origine a scapito della propria coppia, e vivere come un tradimento il realizzarsi lontano dalle radici.

I confini sani filtrano: lasciano passare ciò che nutre e trattengono ciò che fa male. I genitori tengono per sé ciò che serve a proteggere i figli, come i conflitti di coppia, e condividono ciò che rafforza l'appartenenza. Concedono autonomia gradualmente, mai in modo prematuro. E imparano, man mano che i figli crescono, l'arte della negoziazione: i figli non sono solo figli, sono anche persone.


Forze centripete e centrifughe

Lo psichiatra americano Robert Beavers ha descritto due forze che agiscono in ogni famiglia. Le forze centripete spingono il nucleo a chiudersi su se stesso per favorire la coesione; le forze centrifughe spingono i membri verso l'esterno, verso nuovi stimoli e nuove relazioni. Le famiglie sane le bilanciano. I problemi nascono agli estremi.


  • Le famiglie centripete estreme hanno confini esterni rigidi e confini interni confusi. Le gratificazioni si cercano solo dentro la famiglia, il mondo esterno è visto come pericoloso, l'autonomia non viene incoraggiata. Si è accettati solo aderendo alle regole interne. Alcuni membri si adattano rinunciando alla propria individualità, altri sviluppano sintomi come depressione, ossessioni, ansia sociale, rabbia espressa in modo passivo-aggressivo, oppure fuggono da un ambiente troppo controllante. Nei disturbi gravi come la schizofrenia la componente biologica è fondamentale, ma un clima familiare di questo tipo può influenzarne il decorso.

  • Le famiglie centrifughe estreme hanno confini esterni labili e barriere rigide tra i membri. Non offrono coesione né sostegno, né una base sicura da cui esplorare il mondo. Spingono fuori troppo presto chi non è ancora pronto, senza calore e senza struttura. È un terreno su cui possono crescere l'ansia da separazione e alcune fragilità di personalità.

  • Le famiglie sane hanno confini marcati ma non rigidi, tratteggiati, sia all'interno sia verso l'esterno. I membri si sentono legati e possono sperimentare fuori casa, costruire una visione propria, sentirsi autonomi senza sentirsi soli. La famiglia è un porto sicuro in cui tornare a fare rifornimento affettivo, a cercare conforto, a condividere le esperienze belle. Soprattutto, sa affrontare le crisi e superarle con il sostegno di tutti.


I cinque livelli di Beavers

Lo stesso Beavers ha descritto un continuum di funzionamento familiare, valutato in base al potere, al controllo, alla comunicazione e all'intimità.


  • Famiglie gravemente disfunzionali. Relazioni molto disturbate, confusione, mancanza di una guida e di una struttura. Nessuno può contare sugli altri. Spesso sono famiglie segnate da perdite mai elaborate, in cui il dolore è stato negato invece che vissuto, e nessuno ha saputo assumere un ruolo di guida.

  • Famiglie borderline. Al caos si risponde con la rigidità: il vuoto di autorità lascia posto a un "tiranno" che impone regole restrittive con coercizione e intimidazione. Le emozioni non sono negate, ma non si possono esprimere. Si controllano non solo i comportamenti ma anche i pensieri e i sentimenti. Chi si adegua è accettato, chi contesta viene escluso.

  • Famiglie di livello intermedio. Le regole restano rigide, ma sono interiorizzate dai singoli invece che imposte da un despota. Ciascuno controlla la propria condotta per scelta. Il punto critico è che le regole vengono prima dei bisogni individuali: ciò che si sente davvero viene sacrificato a ciò che si dovrebbe sentire. Si guadagna appartenenza al prezzo della spontaneità e dell'intimità autentica.

  • Famiglie adeguate. Relazioni più paritarie, ascolto delle esigenze di ciascuno, differenze valorizzate. Le regole sono chiare ma negoziabili e si possono rivedere alla luce delle circostanze. Il sistema è flessibile, sa crescere e cambiare.

  • Famiglie ottimali. Il legame dà un senso profondo di sicurezza e fiducia, che permette di riorganizzarsi davanti alle sfide della vita. Nei conflitti c'è la certezza di lavorare insieme. Non si teme l'emotività: c'è spazio per tutta la gamma dei sentimenti, compresi quelli ambivalenti. Le differenze sono una ricchezza, e si prova un piacere genuino a stare insieme.


Quando la famiglia diventa tossica

Lev Tolstoj apriva Anna Karenina con una frase famosa: "Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo". Non esiste un solo tipo di famiglia disfunzionale, ma alcune caratteristiche ricorrono:

  • uno o entrambi i genitori hanno una dipendenza o una compulsione (alcol, droghe, gioco d'azzardo, lavoro, sesso, cibo) che assorbe l'attenzione e lascia scoperti i bisogni dei figli;

  • minacce verbali o violenza sono il mezzo principale di controllo; il bambino assiste, viene usato come intermediario o vive nel terrore di esplosioni improvvise;

  • il figlio viene usato per i bisogni dell'adulto, per proteggerlo o consolarlo, in un'inversione dei ruoli;

  • un controllo autoritario impone regole e aspettative senza alcuna flessibilità;

  • si minaccia di abbandonare la famiglia o di togliere il sostegno economico;

  • la critica è costante e la comunicazione assente; ci sono argomenti tabù, come malattie, morti o suicidi, di cui nessuno parla;

  • non c'è struttura: limiti, orari, ruoli sono confusi e i conflitti continui;

  • c'è abuso fisico, psicologico o sessuale.

Quando questi modelli sono la norma e non l'eccezione, il bambino può essere costretto a schierarsi nei conflitti tra genitori, essere ignorato o criticato per ciò che prova, arrivare a confondere realtà e fantasia quando un adulto nega fatti che lui ha visto, percepire i genitori ora troppo invadenti ora assenti, imparare a non comunicare apertamente, a considerare normale la violenza o l'uso di sostanze, a vivere nel timore costante di essere escluso.

Le conseguenze in età adulta sono note: bassa autostima, autocritica feroce, richieste eccessive verso se stessi, scelte sentimentali infelici, difficoltà di gestione emotiva, dipendenze, ansia, depressione, disturbi alimentari. La terapia sistemica sottolinea che il sintomo per cui una persona chiede aiuto può essere generato o mantenuto dall'ambiente familiare, come se la sofferenza del sistema si manifestasse nel suo membro più vulnerabile.

Un primo indicatore è semplice: come mi sento quando penso alla mia famiglia? Se mi sento sostenuto e so che ci saranno anche quando non condividono le mie scelte, la famiglia è probabilmente sufficientemente funzionale. Se sento di non farne parte, di non essere accettato, di ricevere più problemi che aiuto, vale la pena fermarsi a riflettere.


Uscire dagli schemi appresi

Molte persone credono che, una volta lasciata la casa d'origine, i problemi dell'infanzia restino alle spalle. In realtà tendiamo a riproporre nelle relazioni adulte i modelli appresi da piccoli, anche quando ci fanno male. Ci sorprendiamo a comportarci come facevamo da bambini.

Riconoscere che ruoli e comportamenti del passato stanno condizionando il presente è già l'inizio del cambiamento. Il passo successivo è identificare le esperienze dolorose dell'infanzia ed elaborarle, spesso con l'aiuto di uno psicoterapeuta. Quando la famiglia è disponibile, la terapia familiare permette a tutti di lavorare insieme. Quando non lo è, o i genitori non ci sono più, anche una terapia individuale può guarire le ferite familiari: le relazioni di attaccamento si possono modificare attraverso nuove relazioni riparative, e quella con il terapeuta è una di queste.

Il cambiamento richiede tempo e procede per tentativi. Ci saranno ricadute nei vecchi schemi, e a volte parenti e amici reagiranno male ai nostri cambiamenti. Fa parte del processo.

A volte la stabilità si può ritrovare dentro la famiglia, modificando alcune cose; a volte l'unica strada è porre limiti e prendere distanza. Se il familiare tossico è relativamente lontano si possono ridurre i contatti all'essenziale, come le feste comandate. Se è vicino, un genitore o un fratello, la relazione è quasi sempre ambivalente: "se me ne vado sto meglio, ma mi sento terribilmente in colpa". Il cocktail di paura, rabbia, tristezza e colpa è difficile da gestire da soli, e un aiuto terapeutico è spesso necessario.


E quando sono tossici i suoceri?

Se la famiglia del partner ci fa sentire a disagio o ci tratta male, la cosa più importante è parlarne con il partner: dirgli come ci sentiamo e che cosa ci serve. È fondamentale sentire che ci capisce e ci dà priorità rispetto alla sua famiglia d'origine, ponendo dei limiti. Se percepiamo che antepone i suoi genitori, la situazione tende a peggiorare e logorare la coppia. Formare una coppia significa creare un nuovo nucleo, frutto della negoziazione di abitudini, valori e progetti di entrambi, con confini chiari che diano priorità alla nuova famiglia rispetto a quella allargata.