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Perché le coppie entrano in crisi

Tutte le coppie affrontano problemi, incomprensioni e conflitti, ma non tutti i problemi portano alla rottura. Alla base di una relazione che funziona c'è la capacità di guardare al partner con rispetto, accettazione, generosità e onestà. Ci sono però alcuni fattori che minacciano più di altri la stabilità di un legame.


Che cosa logora una relazione

Le promesse non mantenute, le bugie, gli inganni. Ledono la fiducia, e se la fiducia viene messa alla prova troppe volte si accumulano amarezza e rabbia, e la voglia di stare insieme si spegne.

Lo squilibrio di potere. Quando uno dei due decide tutto, le attività, gli amici, i soldi, le faccende di casa, le vacanze, la relazione diventa instabile, fondata sul predominio di uno e sulla sottomissione dell'altro. In Analisi Transazionale diremmo che la posizione sana è "io sono ok, tu sei ok".

Gli stereotipi rigidi sui ruoli: l'idea che l'uomo debba guadagnare di più, che la donna debba occuparsi della casa e dei figli. Una coppia entra più facilmente in crisi quando non c'è un accordo chiaro sulle aspettative di ruolo, sui valori, sull'educazione dei figli.

L'isolamento da amici e familiari. Un periodo di chiusura nella fase dell'innamoramento è normale. Ma una coppia, per vivere, ha bisogno di aprirsi al mondo, altrimenti lascia spazio alla noia.

La scarsa conoscenza di sé. Se uno dei due non sa bene quali siano i suoi bisogni, i suoi valori, i suoi progetti, è difficile comunicarli e costruire una direzione comune.

La bassa autostima. Chi non si sente degno di essere amato rischia di investire tutto sull'altro, tra gelosia, bisogno di rassicurazioni continue e possessività, finendo per soffocarlo.

La gelosia patologica, che nei casi più gravi può portare ad abusi e violenze.

Una comunicazione povera, in cui si evita di parlare onestamente e si nasconde il proprio vero sé.

Il controllo e la manipolazione: critiche, insulti, minacce, sensi di colpa usati per dirigere il rapporto.

E naturalmente la violenza fisica, sessuale ed emotiva, che dovrebbe portare a interrompere subito la relazione, anche se a volte, per motivi profondi, si resta.


I quattro cavalieri dell'Apocalisse

Lo psicologo John Gottman, che per decenni ha osservato coppie nel suo laboratorio, ha individuato quattro modi di discutere che predicono con notevole precisione la rottura. Li ha chiamati i quattro cavalieri dell'Apocalisse: la critica, la difesa, il disprezzo e l'ostruzionismo.

La critica è il primo. Non è una lamentela su un comportamento preciso, ma un attacco alla persona: "hai dimenticato la spesa, sei uno smemorato, non sei buono a nulla". Spesso chi critica pensa di farlo a fin di bene, per aiutare l'altro a migliorare. Ma la critica viene vissuta come un attacco all'autostima e non porta alcun cambiamento. L'alternativa è parlare del comportamento e del suo effetto su di noi: "quando fai questo, a me non piace".

La difesa è la risposta naturale alla critica. Ci si giustifica, si nega, ci si mette nei panni della vittima, e poi si contrattacca. Così l'interazione diventa uno scambio di offese. Invece di reagire alle provocazioni, aiuta cercare di capire come si sente l'altro e riconoscere la propria parte di responsabilità.

Il disprezzo è il più pericoloso. Passa dall'insulto, dallo scherno, dal sarcasmo, dagli occhi al cielo, e nasce da una posizione di superiorità: disprezzare il modo in cui l'altro fa le faccende, correggerne la grammatica. Gottman lo considera il segnale più forte di una futura separazione, e ha osservato che chi riceve disprezzo si ammala persino più spesso. Quando in una coppia manca il rispetto, spesso serve una terapia per aiutare entrambi a ritrovare sentimenti positivi.

L'ostruzionismo è il ritiro: smettere di partecipare alla conversazione, fare muro, chiudersi nel silenzio per non essere sopraffatti. È utile riconoscere quando la discussione sta diventando troppo intensa e prendersi una pausa, con l'impegno di riprendere il discorso più tardi.

Il buon esito di una coppia non dipende dall'assenza di conflitti. Gottman ha osservato che nelle coppie stabili, anche durante i litigi, per ogni interazione negativa ce ne sono circa cinque positive: un sorriso, un gesto di affetto, una battuta, un riconoscimento.


Stili diversi di litigare

Gottman ha descritto anche diversi modi di gestire il conflitto, tre dei quali possono funzionare.

Ci sono le coppie che validano: riconoscono le divergenze, restano relativamente calme, cercano una soluzione rispettando i bisogni di entrambi. Sono empatiche, aperte al compromesso, attente a esprimere ciò che sentono.

Ci sono le coppie volatili: discutono spesso e con passione, ma senza disprezzo. Esprimono anche rabbia, ma sanno ridere insieme, si valorizzano, si dimostrano molto affetto e risolvono le divergenze con ironia.

Ci sono le coppie che evitano il conflitto: minimizzano le differenze, puntano sulle somiglianze, aspettano che i problemi passino da soli. Hanno spazi indipendenti e condividono soprattutto ciò che le accomuna.

E poi ci sono le coppie ostili: critiche, rigide, sulla difensiva, incapaci di ascoltarsi, più nemiche che compagne di squadra. Sono quelle a più alto rischio di separazione, a meno che non lavorino su di sé, magari con una terapia di coppia.