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I segreti delle coppie che durano

Per anni la ricerca sulle coppie si è concentrata soprattutto sui fattori di rischio: aspettative irrealistiche, emozioni negative non espresse, cattiva comunicazione, lotte di potere. Le coppie con molte interazioni negative hanno più probabilità di separarsi, soprattutto nei primi anni. Ma che cosa rende una coppia viva e soddisfacente nel tempo?


Ridere, giocare, provare cose nuove

Ridere e giocare insieme. Il gioco non è solo per i bambini. Le coppie che ridono di più sono più soddisfatte, e l'umorismo fa da cuscinetto nei conflitti, rendendo entrambi più disponibili a trovare una soluzione. Ma l'ironia non deve diventare svalutazione: bisogna accordarsi su dove sta il confine, cosa fa ridere entrambi e cosa invece ferisce.

Fare cose nuove insieme. Le novità creano ricordi condivisi, fanno sentire squadra, attivano emozioni piacevoli e prevengono la noia. Un viaggio, un corso, un progetto comune.

Esprimere gratitudine. Notare e riconoscere ciò che l'altro fa per noi rafforza il senso di appartenenza. Le coppie in cui ciascuno si sente riconosciuto sono meno inclini alla rottura.

Celebrare i successi dell'altro. Gioire per una promozione, un obiettivo raggiunto, una bella giornata dell'altro trasmette che il suo successo è anche nostro.


Alcune abitudini preziose

Avere una visione realistica della relazione, distinguendo l'innamoramento dall'amore, che è meno travolgente ma più profondo.

Affrontare le incomprensioni subito, prima che i piccoli sospesi diventino crepe.

Passare tempo insieme, senza figli, animali, telefoni, non solo per guardare la televisione o risolvere problemi pratici, ma per stare bene.

Lasciare libertà all'altro, perché possa coltivare i suoi interessi e tornare alla relazione con qualcosa da raccontare. E per sentire, ogni tanto, la sua mancanza.

Apprezzare le differenze che ci hanno attratto all'inizio, invece di farne un motivo di conflitto.

Non aspettarsi di cambiare l'altro. Se il partner fa le faccende domestiche in un modo che non ti piace, puoi accettarlo o farle tu, invece di lamentarti.

Accettare che alcuni problemi non hanno soluzione. Gottman ha mostrato che una buona parte dei conflitti di coppia è "perpetua": non si risolve, si impara a conviverci con rispetto.

Comunicare ascoltando senza interrompere, riassumendo ciò che si è capito, dicendo come ci si sente invece di accusare.

Essere onesti, sentendosi liberi di affrontare argomenti scomodi.

Rispettare l'altro, senza mai usare offese, neppure per scherzo. Le parole offensive lasciano cicatrici.


Solo l'amore non basta

Alla base di una relazione deve esserci un sentimento forte, ma da solo non basta. Servono altre cose, apparentemente ovvie.

Dialogare, raccontarsi, condividere sogni, paure, insoddisfazioni. L'idea che un buon partner sappia intuire le nostre necessità senza che gliele diciamo è un'aspettativa magica e infantile. Nessuno legge nel pensiero.

Esprimere i sentimenti, nelle forme che ci vengono più naturali: parole, aiuto concreto, bigliettini, nomignoli.

Cercare il contatto fisico, con o senza sesso: tenersi per mano, abbracciarsi, addormentarsi uno tra le braccia dell'altro.

Condividere il potere. Le relazioni migliori sono quelle in cui entrambi sentono di avere voce. Una coppia è una squadra, e vince solo se entrambi sono felici. Se uno domina, la vittoria è temporanea.

Mantenere confini sani: ognuno ha diritto ai propri interessi e amicizie. La fusione totale non è sana.

Mettere il partner al primo posto rispetto alla famiglia d'origine, senza tagliare i legami ma dando un ordine di priorità.

Condividere le responsabilità familiari e chiedere aiuto, invece di caricarsi tutto e poi provare rabbia verso l'altro.

Negoziare, perché nessuno sia sempre quello che rinuncia.

Accettare le discussioni. Una coppia che non litiga mai probabilmente evita il conflitto per quieto vivere. Litigare, se è un'eccezione e non la regola, permette di conoscersi.

Evitare gli attacchi personali: niente offese, minacce, uso delle confidenze per denigrare.

Chiedere scusa, e sostenere le scuse con un cambiamento concreto.

Assumersi la responsabilità delle proprie emozioni. Tutti abbiamo un passato e qualcosa di irrisolto, ma non è compito del partner farci da psicologo. Bisogna distinguere ciò che è nostro da ciò che è suo.


Il check-up della coppia

Andiamo dal medico per un controllo quando il corpo manda segnali, ma raramente facciamo lo stesso con la nostra relazione. Gottman stima che una coppia in difficoltà aspetti in media sei anni prima di chiedere aiuto. Alcuni segnali indicano che qualcosa non va: la mancanza di intimità o di desiderio, le discussioni che tornano sempre sullo stesso tema senza soluzione, la mancanza di ascolto, il vivere sotto lo stesso tetto conducendo vite separate, l'attrazione per qualcuno fuori dalla coppia.

Può aiutare ritagliarsi, magari a fine giornata o una volta alla settimana, un momento per fare il punto. Alcune domande possono guidarvi. Come ti senti nella nostra relazione? Ti rendo felice o c'è qualcosa che vorresti diverso? Ti senti considerato o ti sto dando per scontato? Ti senti coinvolto nelle decisioni? Cosa posso migliorare? C'è qualche risentimento verso di me, qualcosa che non abbiamo risolto?

Lo stesso vale per la sessualità: sei felice della nostra vita sessuale? Va bene per te la frequenza? Ci sono desideri o fantasie di cui vorresti parlare? Alcune ricerche indicano che il benessere della coppia aumenta fino a una frequenza di circa una volta alla settimana, poi si stabilizza. Ma la frequenza giusta è quella su cui entrambi si trovano d'accordo, senza pressioni.

E per il denaro: siamo d'accordo su come spendiamo? Ti sembra equo il mio contributo? Come vedi il nostro futuro economico? E per i figli: ti senti sostenuto con i bambini? Quali valori vogliamo trasmettere? Siamo coerenti nei messaggi che diamo? Ti scavalco quando decidi qualcosa?

Se la comunicazione resta conflittuale o bloccata, un terapeuta di coppia può aiutare, anche con un percorso breve, a sciogliere i nodi specifici.