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La codipendenza: quando prendersi cura diventa una prigione

La codipendenza è un modo di stare in relazione che si impara e può passare da una generazione all'altra. Riguarda la capacità di avere un rapporto sano e reciproco: le persone codipendenti tendono a creare o mantenere relazioni a senso unico, emotivamente distruttive, a volte abusive.

Il concetto è nato tra gli anni Settanta e Ottanta, dallo studio delle famiglie di alcolisti, e si è diffuso soprattutto grazie al libro di Melody Beattie Codependent No More del 1986. Inizialmente indicava chi aveva una relazione con un familiare dipendente da alcol o droghe. Poi si è visto che gli stessi schemi si ritrovano in chi vive accanto a persone con malattie croniche, fisiche o mentali, e più in generale nelle famiglie disfunzionali.


La famiglia disfunzionale

Una famiglia disfunzionale è quella in cui un membro ha un problema, una dipendenza, un disturbo alimentare, una malattia cronica, oppure esercita violenza, e il disagio degli altri viene ignorato o negato. Paura, rabbia, vergogna non trovano spazio. Tutti assistono impotenti e imparano a reprimere le emozioni e a ignorare i propri bisogni. Gli umori e i comportamenti di chi ha il problema diventano il centro di tutto. Si sviluppano difese come la negazione, il distacco, l'evitamento del confronto. Non si parla, non ci si tocca, non ci si fida.

Il codipendente sacrifica i propri bisogni per occuparsi della persona in difficoltà e finisce per perdere il contatto con ciò che sente e desidera. Non ha mai fatto l'esperienza di essere visto e ascoltato. Sviluppa una bassa autostima, e a volte cerca di riempire il vuoto con alcol, droghe, fumo, lavoro compulsivo, gioco, sesso.


Il salvatore

Il codipendente ha buone intenzioni. La moglie che copre il marito alcolista, la madre che nasconde i problemi del figlio con la droga, il padre che si consuma per tirare fuori dai guai una figlia. Ma i salvataggi ripetuti permettono all'altro di continuare sulla sua strada distruttiva e di diventare sempre più dipendente dal suo salvatore. Più l'altro si affida, più il codipendente si sente utile e necessario. Finché si accorge che il suo aiuto è vano, si sente impotente, incapace di interrompere il ciclo, e vittima della situazione. E nelle relazioni successive cercherà partner fragili, perché è l'unico modo che conosce di stare in relazione. A volte, a "missione compiuta", chiude la storia per cercare un'altra persona da salvare.

Le caratteristiche più frequenti del codipendente sono un senso esagerato di responsabilità per gli altri; la tendenza a confondere l'amore con la pietà; il fare sempre più di quanto dovrebbe; il dispiacere quando i suoi sforzi non vengono riconosciuti; il fare di tutto per mantenere un rapporto, anche malsano, per non sentirsi abbandonato; un bisogno estremo di approvazione; il senso di colpa quando non interviene; il bisogno di controllare gli altri; la sfiducia; la paura di restare solo; la difficoltà a riconoscere i propri sentimenti; la rigidità davanti al cambiamento; i problemi con i confini e con l'intimità; una rabbia cronica; la difficoltà a decidere.


Quando il dipendente aggancia il salvatore

La codipendenza è una danza a due. Chi dipende può trattenere il salvatore dicendo che senza di lui non può vivere, usando l'amore come ricatto. A volte questo processo scende per gradi. Prima il dipendente cerca di rendersi necessario, compiacendo, mettendosi a disposizione, perché anche l'altro dipenda da lui. Se non funziona, cerca di fare pena, assumendo il ruolo della vittima. Se nemmeno questo funziona, può cercare di suscitare paura, di ciò che potrebbe fare all'altro o a sé stesso, facendo leva sul senso di colpa. La logica sottostante è: meglio il senso di colpa che l'indipendenza.


La cura

Poiché la codipendenza ha radici nell'infanzia, la terapia esplora le esperienze dei primi anni e gli schemi relazionali di oggi. Aiuta a entrare in contatto con le emozioni negate, a ricostruire le dinamiche familiari, a riconoscere i propri bisogni, a sviluppare l'assertività: la capacità di dire no a richieste di aiuto che costano troppo.