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Le carezze: l'economia dei riconoscimenti

Per Eric Berne la carezza è un'unità di riconoscimento. Ogni volta che guardiamo qualcuno negli occhi gli diamo un riconoscimento: lo vediamo, gli diamo importanza. Lo stesso accade quando sorridiamo, salutiamo, o guardiamo storto. Le carezze possono essere gesti grandi o piccoli, parole, sguardi.


Tipi di carezze

Le carezze possono essere positive o negative, a seconda del valore che chi le dà e chi le riceve vi attribuiscono senza ambiguità: un sorriso, un "ti voglio bene", oppure "non mi piaci", "sei vestita male".

Possono essere verbali, come "hai un bel taglio di capelli", o non verbali, come un cenno di approvazione.

Possono essere condizionate o incondizionate. Le prime riguardano ciò che la persona fa ("ben fatto", "mi piace il tuo disegno"); quando sono positive le chiamiamo lodi. Le seconde riguardano ciò che la persona è, indipendentemente da ciò che fa ("ti amo", "che begli occhi", ma anche "non mi piaci").

Nell'educazione si tende a rinforzare i comportamenti desiderati con carezze condizionate positive (un regalo, un "bravo" per un bel voto) e a scoraggiare gli altri con carezze condizionate negative (una punizione, un rimprovero). Sono utili, ma da sole non bastano: servono anche carezze incondizionate positive, che riconoscano il valore della persona per ciò che è, non solo per ciò che sa fare.


Meglio una carezza negativa che nessuna

Abbiamo fame di carezze, perché sono il modo in cui ci sentiamo visti, importanti, benvoluti. Senza carezze ci sentiamo soli e senza valore. Per questo fin da bambini impariamo che è meglio riceverne di negative piuttosto che nessuna: l'indifferenza è più difficile da tollerare di una punizione. È ciò che fanno i bambini capricciosi e oppositivi: "se non mi vedi per darmi affetto, almeno mi vedrai sgridandomi". Molti adulti continuano a fare lo stesso.


L'economia delle carezze

Claude Steiner ha parlato di economia delle carezze per spiegare perché nelle relazioni ci sentiamo spesso privati dei riconoscimenti di cui abbiamo bisogno. Tutti ne abbiamo bisogno e facciamo di tutto per guadagnarli: lavoriamo duramente, compiacciamo, ci adattiamo, aiutiamo gli altri, recitiamo la parte degli incapaci per essere sostenuti. Eppure, anche se sarebbe facile darne e riceverne, non ne circolano abbastanza. Secondo Steiner questo dipende da cinque regole restrittive, tramandate in modo implicito di generazione in generazione:

  • non dare carezze quando ne hai da dare, per paura di essere derisi o rifiutati;

  • non chiedere carezze quando ne hai bisogno;

  • non accettare carezze anche se le vuoi, facendo finta di non sentire o svalutandole ("lo dice per secondi fini", "lo dice tanto per dire", "è un familiare, non conta", "l'ho chiesto io, quindi non vale");

  • non rifiutare carezze che non vuoi, accettando anche quelle finte o negative, insulti e critiche ingiustificate compresi;

  • non dare carezze a te stesso.

Per liberarsi da questo filtro e rafforzare l'autostima bisogna fare il contrario: dare le carezze che vogliamo dare, compresi i feedback utili alla crescita invece delle critiche sterili; chiedere le carezze di cui abbiamo bisogno, sul fare e sull'essere; accettare quelle che ci vengono date, soprattutto quelle positive sull'essere; rifiutare quelle che non vogliamo, soprattutto quelle negative e gratuite che fanno solo male; darci carezze positive. Accoglierle e darcele fa bene anche al corpo, con il rilascio di endorfine. Conviene allenarsi a partire dalle relazioni più intime, finché non diventa naturale.


Un esercizio: il grafico delle carezze

Si può rappresentare la quantità di carezze che diamo e riceviamo. Si disegna una tabella con una parte superiore per le carezze positive e una inferiore per quelle negative, e quattro colonne: carezze date, prese, chieste, rifiutate. Per ogni colonna ci si chiede quanto spesso accade (mai, raramente, talvolta, spesso, molto spesso, sempre) e si traccia una linea su una scala da 0 a 10 verso l'alto per le positive e da 0 a meno 10 verso il basso per le negative. Va compilata di getto, senza pensarci troppo.

Poi si osserva. Quale parte è più piena, quella positiva o quella negativa? Sono di più le carezze che dai, quelle che ricevi o quelle che rifiuti? Se ci sono molte carezze negative, date o ricevute, è il momento di cambiare la qualità delle relazioni. E come ti stai trattando? Si può compilare il grafico anche in coppia, ognuno il proprio, o ognuno quello dell'altro, per confrontare come ci si vede e come si è visti. Lo scopo non è litigare su difetti e mancanze, ma aumentare i riconoscimenti positivi e il sostegno reciproco.