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Che cos'è l'autostima e perché conta così tanto

L'autostima è la considerazione che abbiamo di noi stessi, l'immagine che portiamo dentro di noi come persone. Coincide con la capacità di riconoscersi qualità e risorse e di agire senza essere schiacciati dal timore del giudizio altrui. Molte persone arrivano in terapia con un'insoddisfazione profonda, difficile da definire, che spesso ha proprio qui le sue radici.


Fiducia in sé: non poter fare tutto, ma potersi provare

Avere fiducia in sé non significa sentirsi capaci di fare qualunque cosa. Significa darsi la possibilità di perseguire obiettivi realistici sapendo di avere buone probabilità, capacità e competenze per raggiungerli. E quando le cose non vanno come previsto, continuare ad avere un'idea positiva di sé e saper accettare il fallimento.

Molte persone sanno di funzionare bene in alcune aree della vita e di sentirsi poco capaci in altre. Una buona fiducia in sé, nelle aree in cui ci si sente meno forti, porta a evitare scelte avventate, non a bloccarsi. Chi ha una buona autostima non teme le sfide che sente alla propria portata, non si lascia paralizzare dall'ansia davanti a ciò che vuole o deve fare, ha poca paura dell'ignoto, difende ciò in cui crede e accetta i propri limiti.

Un dato sorprendente: la mancanza di fiducia in sé non dipende necessariamente dalla mancanza di capacità. Spesso nasce dal confrontarsi con aspettative irrealistiche o con standard che vanno bene per altri (i genitori, gli amici, la società) ma non per noi.


Come ci cambia la vita

Quando ci si stima, la vita diventa più semplice. Chi si piace e si vuole bene può contare su una stabilità interna che lo aiuta ad affrontare ciò che accade. Non ha bisogno continuo dell'approvazione altrui e non si lascia condizionare da ciò che gli altri pensano o dicono, quindi è meno esposto agli sbalzi emotivi. Si muove con disinvoltura tra amici, familiari e colleghi, vive pochi conflitti per cose di poco conto ed è, di solito, più attraente.

Il peggior nemico di una persona, spesso, è lei stessa: le convinzioni che ha su di sé e su ciò che pensa di meritare. Chi pensa di avere diritto a cose buone agisce con più motivazione e supera più facilmente gli ostacoli. Chi si considera poco meritevole si aspetta poco dalla vita, si adatta e, quando punta a un obiettivo, finisce per sabotarsi in modi più o meno evidenti.

Una scarsa autostima limita la capacità di sostenersi davanti alle difficoltà a scuola, nello sport, nel lavoro. Condiziona il rapporto con il corpo e con la propria immagine, che diventa oggetto di un giudizio severo e distorto. Riduce il senso di autoefficacia, cioè la convinzione di poter affrontare con successo le situazioni, e apre la strada ad ansia e depressione, soprattutto quando l'ambiente cambia all'improvviso e bisogna adattarsi sotto stress. Gli studi di neuroimmagine mostrano che chi ha una buona autostima elabora più rapidamente il dolore emotivo e supera meglio rifiuti e fallimenti; anche il cortisolo, l'ormone dello stress, viene rilasciato in quantità minore e smaltito più in fretta.

Poi ci sono le relazioni. Chi ha poca fiducia in sé tende a essere poco assertivo, a mostrare poco di ciò che pensa, sente e desidera, soprattutto quando il rapporto diventa intimo. Lo fa per paura del giudizio, della critica, del rifiuto. L'ansia lo rende goffo e impacciato, e questo conferma l'idea di non andare bene. Diventa difficile lasciarsi andare con persone appena conosciute, con chi ha autorità, perfino con le persone di fiducia. Anche la sessualità, il gioco libero con il partner, l'espressione dei desideri possono restare inibiti. All'estremo si arriva a ritirarsi in un mondo solitario, per la sola idea di non essere all'altezza degli altri.


Cinque tipi di autostima

L'autostima non è un dato fisso. Si costruisce nell'infanzia ma può cambiare nel corso della vita, e dipende da quattro fattori: i risultati che otteniamo e il riconoscimento che ne riceviamo, la capacità di valorizzare i propri progressi, il rispetto e l'accettazione delle persone per noi importanti, la capacità di difendersi da ciò che di negativo abbiamo vissuto. Si possono descrivere cinque forme.

L'autostima alta e stabile appartiene a chi funziona nella vita in modo aperto e positivo, senza bisogno di difendere la propria immagine. Si mostra com'è, senza paura del giudizio, perché prevale il valore che attribuisce a sé stesso.

L'autostima alta e instabile è elevata ma non regge nel tempo: è come vivere sulle montagne russe.

L'autostima bassa e stabile resta bassa qualunque cosa accada. Sono persone indecise, con una grande paura di sbagliare, che non difendono le proprie opinioni e si sentono inadeguate rispetto al mondo. Se ottengono un risultato lo attribuiscono alla fortuna. È frequente in chi tende alla depressione.

L'autostima bassa e instabile sale nei momenti positivi ma ricade presto, perché dipende quasi del tutto da fattori esterni: le opinioni degli altri, i risultati del momento.

Chi ha un'autostima bassa vive spesso i contesti competitivi come una minaccia e può reagire con atteggiamenti passivi o aggressivi per proteggersi.

Infine c'è l'autostima esagerata, gonfiata in modo artificiale. Sono persone che non ascoltano le opinioni degli altri, incapaci di autocritica, convinte che la colpa di ciò che va male sia sempre altrui, pronte a sminuire gli altri. È un'autostima patologica. Nel narcisismo, per esempio, un falso sé grandioso compensa un senso profondo di inadeguatezza: davanti a critiche intollerabili, per non andare in pezzi, la persona proietta fuori di sé le parti sgradite e svaluta gli altri.


Si impara, quindi si può cambiare

L'autostima e la fiducia in sé non sono ereditarie: sono il frutto di un apprendimento. Ogni giorno ci sono situazioni che possono metterle alla prova ma anche rafforzarle. Quello che si è appreso con le esperienze può essere modificato con esperienze nuove e, quando serve, con l'aiuto di una psicoterapia. A volte i pensieri negativi su di sé sono così radicati da sembrare immutabili. Non lo sono.