Che cos'è l'amore: innamoramento, chimica e forme dell'amore

La chimica dell'innamoramento
Fino a non molti anni fa l'amore era considerato soprattutto un'emozione, un sentimento intenso che ci travolge. Le neuroscienze ci dicono che è anche un insieme di spinte biologiche e motivazionali che coinvolgono molte aree del cervello. Una meta-analisi della neuroscienziata Stephanie Ortigue ha individuato una dozzina di aree cerebrali che lavorano insieme quando ci innamoriamo. Tra queste il nucleo caudato e l'area tegmentale ventrale, legate alla motivazione e alla ricompensa, le stesse coinvolte nelle dipendenze. Non a caso l'euforia dell'innamoramento è stata paragonata a quella prodotta da alcune droghe.
Nell'innamoramento entra in gioco una vera e propria cascata di sostanze. La dopamina sostiene la ricerca del piacere e il desiderio di ripetere ciò che gratifica. La noradrenalina e l'adrenalina danno quel senso di eccitazione, il cuore che batte forte, la difficoltà a dormire. La serotonina, quando cala, può contribuire ai pensieri ossessivi sulla persona amata. La feniletilamina è stata chiamata "molecola dell'innamoramento". L'ossitocina e la vasopressina favoriscono l'attaccamento e i legami duraturi.
Quando un amore finisce questi cambiamenti non si spengono di colpo. L'antropologa Helen Fisher ha osservato che nel cervello di chi è stato appena lasciato si attivano gli stessi circuiti della dipendenza. Per questo il "mal d'amore" ha qualcosa dell'astinenza, e molte persone, dopo una rottura, vivono sintomi depressivi e ossessivi. Interrompere i contatti con l'ex, almeno per un periodo, aiuta il cervello a disattivare quei circuiti.
L'amore però non è solo chimica. La cultura, i film, le tradizioni, le esperienze familiari plasmano le nostre preferenze e aspettative. E l'amore che dura dipende soprattutto da scelte consapevoli, dal modo in cui ci relazioniamo con l'altro nel tempo.
Dall'innamoramento all'amore
La psicologa Dorothy Tennov ha chiamato "limerenza" lo stato dell'innamoramento: pensieri intrusivi sull'altro, desiderio intenso di essere ricambiati, oscillazioni tra euforia e angoscia. John Gottman descrive l'amore romantico come un percorso in tre fasi: l'innamoramento, la costruzione della fiducia, la costruzione dell'impegno e della lealtà. Non tutti riescono a fare questo passaggio. Dopo la chimica iniziale bisogna evolvere verso un amore più stabile, fatto di fiducia, negoziazione, scelte. È qui che molte coppie si fermano.
L'innamoramento è una sorta di follia transitoria, in cui l'uno vive in funzione dell'altro. Accade solo se siamo disposti a lasciarci andare e a perdere un po' il controllo. Poi lascia il posto all'amore, meno intenso ma più profondo e duraturo. L'amore porta stabilità, al prezzo della fine dell'incanto. Non si sceglie un compagno per la passione del momento, ma per amore.
L'attrazione
Che cosa ci rende attraenti per qualcuno? La psicologia evoluzionistica ha studiato alcuni fattori che agiscono in buona parte fuori dalla consapevolezza. Il biologo Randy Thornhill ha mostrato che tendiamo a trovare più attraenti i volti simmetrici, forse perché la simmetria segnala inconsciamente un buon patrimonio genetico. Lo psicologo Devendra Singh ha studiato il rapporto tra vita e fianchi: molti uomini, in culture diverse, preferiscono donne con la vita più stretta dei fianchi, mentre molte donne sono attratte da spalle larghe. Anche la struttura del volto, modellata dagli ormoni sessuali, e l'odore hanno un ruolo: alcuni studi suggeriscono che l'odore corporeo diventa più attraente in certi momenti del ciclo, anche se l'esistenza di veri feromoni umani è ancora discussa.
Ma questi segnali da soli non bastano a far durare una relazione. Contano i comportamenti, i valori, la personalità. Tendiamo a essere attratti da chi ci somiglia negli atteggiamenti e nei valori. E chi cerca una relazione lunga dà molto peso a fedeltà, impegno verso la famiglia, capacità di cura, devozione al partner.
Come si sceglie un partner
Esistono diverse teorie sul modo in cui scegliamo chi amare. Secondo la psicologia evoluzionistica uomini e donne cercherebbero, in media, caratteristiche diverse legate alla riproduzione: gli uomini segnali di giovinezza e salute, le donne segnali di affidabilità e capacità di sostegno. Secondo altri modelli cerchiamo qualcuno che ci faccia sentire desiderati e confermi il nostro valore. Altri ancora parlano di complementarietà: cerchiamo chi possiede ciò che ci manca, per completarci e crescere. Infine c'è la prospettiva psicodinamica, che vede nella scelta del partner il tentativo di ritrovare, e magari riparare, le relazioni dell'infanzia. Il nostro Bambino interiore cercherebbe chi può aiutarlo a sanare le ferite ricevute.
A tutte queste teorie manca qualcosa: quella "alchimia" che spiega perché ci si innamora proprio di quella persona e non di un'altra. Forse non lo sapremo mai del tutto.
Il triangolo dell'amore
Lo psicologo Robert Sternberg ha proposto la teoria triangolare dell'amore. Ogni relazione è fatta di tre ingredienti, presenti in misura diversa: l'intimità, cioè la confidenza, la possibilità di condividere il proprio mondo interiore; la passione, l'attrazione romantica ed erotica; l'impegno, la volontà di restare con quella persona e costruire progetti comuni.
Dalla combinazione dei tre nascono diverse forme di amore. C'è l'amicizia affettuosa, solo intimità. C'è l'infatuazione, solo passione: l'amore a prima vista, che può svanire con la stessa facilità con cui è apparso. C'è l'amore vuoto, solo impegno: due persone che restano insieme per i figli o per ragioni economiche, ma vivono vite separate. C'è l'amore romantico, passione e intimità senza impegno: intenso, travolgente, ma senza progetti. C'è l'amore di compagnia, intimità e impegno senza passione, frequente nelle coppie di lunga data. C'è l'amore fatuo, passione e impegno senza intimità, come quando ci si sposa in fretta senza conoscersi davvero. E c'è l'amore completo, in cui intimità, passione e impegno sono tutti presenti: due persone che sono insieme migliori amici, amanti e compagni di progetti.
Nessuna relazione resta ferma in un punto. Spesso si parte dalla passione e ci si sposta verso il centro del triangolo. Altre volte si parte dall'amicizia e la passione arriva dopo. Con la nascita dei figli la passione tende a calare e l'energia va all'impegno. Una coppia che sa riconoscere dove si trova può lavorare sugli ingredienti che mancano.
Gli stili d'amore
Il sociologo John Alan Lee, ispirandosi alle parole greche per l'amore, ha descritto sei stili. Eros è l'amore passionale, concentrato sull'attrazione fisica, intenso all'inizio e spesso di breve durata. Ludus è l'amore giocoso, che preferisce relazioni leggere e senza impegno, tipico di chi teme le responsabilità di un legame lungo. Mania è l'amore possessivo e ossessivo, diffidente, geloso, bisognoso di conferme continue. Agape è l'amore altruista, che dà più di quanto riceve, e che può scivolare nella codipendenza. Pragma è l'amore pratico, razionale, attento alla compatibilità e alla sicurezza. Storge è l'amore che nasce dall'amicizia e dalla condivisione di valori, stabile e affidabile, tipico delle coppie di lunga data. Ognuno di noi ha di solito uno o due stili prevalenti, e conoscerli, i nostri e quelli del partner, aiuta ad avere aspettative più realistiche.
I linguaggi dell'amore
Ti è mai capitato di dimostrare amore al partner e avere la sensazione di non essere capito? Il consulente di coppia Gary Chapman ha descritto cinque "linguaggi" con cui esprimiamo e riceviamo amore.
C'è il linguaggio dei gesti di servizio: preparare la cena, fare commissioni, occuparsi delle faccende perché l'altro possa riposare. Chi ama così rimane deluso quando l'altro promette di fare qualcosa e poi se ne dimentica.
C'è il linguaggio delle parole: "ti amo", complimenti, apprezzamenti, "come stai?, riposati". Chi ama così è particolarmente ferito dalle critiche e dalle parole dure.
C'è il linguaggio del contatto fisico: tenersi per mano, abbracciarsi, accarezzarsi, non necessariamente in senso erotico. Chi ama così si sente rifiutato da un partner che vive la vicinanza come un'invasione.
C'è il linguaggio del tempo di qualità: attenzione piena, tempo dedicato solo all'altro. Chi ama così si sente trascurato quando il partner è distratto dal telefono, dal lavoro, dalla televisione.
C'è il linguaggio dei doni: regali inattesi, che dicono "ti ho pensato". Chi ama così si sente ferito da un anniversario dimenticato o da un regalo impersonale.
Tendiamo a dare per scontato che l'altro ami come noi, e se non lo fa pensiamo che non ci ami. Spesso invece ci sta amando in un'altra lingua. Diventare "bilingui" in coppia significa spiegare all'altro, in modo specifico, qual è il proprio linguaggio; chiedergli quale sia il suo; tenere aspettative realistiche, perché anche dopo anni insieme imparare un'altra lingua richiede tempo; non criticare i suoi tentativi maldestri. E se, dopo tanto risentimento, uno dei due non riesce più a vedere gli sforzi dell'altro, un consulente di coppia può aiutare a ritrovare la sintonia.
È vero amore?
Come distinguere l'amore da una temporanea infatuazione? Ci sono alcuni segnali. Il desiderio di prendersi cura dell'altro nei momenti belli e in quelli difficili. L'accettazione dell'altro per ciò che è, senza la pretesa di trasformarlo. L'apertura, la possibilità di raccontare il proprio passato, i sogni, le fragilità sentendosi accolti. Il poter essere sé stessi, senza fingere interessi che non si hanno per compiacere. Il rispetto per la sensibilità dell'altro e il desiderio di mettersi nei suoi panni. Una comunanza di valori di fondo. La gioia che la presenza dell'altro porta nella vita. Il sentirsi una squadra, un "noi" e non due "io". L'amore non è insulti né violenza, non è limitare la libertà dell'altro, ma permettergli di realizzarsi.
L'amore condizionato e l'amore incondizionato
Molti dei legami che chiamiamo amore sono in realtà altro: infatuazione, attrazione, dipendenza, ossessione, bisogno di affermarsi su qualcuno. L'amore autentico è raro e prezioso: è sentirsi visti, capiti, accolti per ciò che si è, liberi e a proprio agio con un'altra persona.
Più spesso viviamo un amore condizionato, che viene più dall'ego che dal cuore. È un amore che va guadagnato: "ti voglio bene se mi fai sentire bene, se sei attraente, se hai successo, se fai quello che dico, se mi mantieni, se approvi le mie scelte, se rinunci ai tuoi sogni". Dura finché le regole implicite vengono rispettate. Potremmo chiamarlo amore di plastica. Ne sono pieni i rapporti di coppia, ma anche quelli tra genitori e figli e tra amici.
Per avvicinarsi all'amore autentico possiamo cominciare da noi. Accettare le nostre emozioni, anche quelle spiacevoli, invece di nasconderle dietro un sorriso di facciata. Ascoltare il corpo e i suoi segnali, per riconoscere i nostri bisogni. Rispettarci e farci rispettare, non accettando di essere trattati male. Riconoscere le nostre ferite aperte e le persone che ci fanno ancora soffrire, per non proiettarle sugli altri. E imparare ad accogliere l'altro con i suoi limiti, chiedendoci cosa possiamo fare per aprirgli il cuore. Nessuno è perfetto.
