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L'amante, il triangolo e come chiudere una relazione parallela

Una relazione extraconiugale coinvolge tre persone: chi tradisce, il partner tradito e l'amante. Di solito si parla delle prime due. Il punto di vista del terzo viene trascurato, eppure fa parte del quadro. Molte persone tradite tendono a riversare la colpa sull'amante, accusandolo di essersi intromesso nella coppia: è un capro espiatorio comodo, che permette di non guardare né il partner infedele né i problemi che covavano nella relazione.


Perché si diventa l'amante

Che cosa attrae una donna, ma lo stesso vale per un uomo, verso una persona già impegnata? A volte è la possibilità di vivere una relazione senza un vero legame di attaccamento: si conserva la propria autonomia e si tiene a bada la paura che susciterebbe una relazione ufficiale. È un modo per proteggersi da nuove delusioni. Altre volte doveva essere un'avventura di una sera che è andata oltre le intenzioni; oppure c'è la convinzione di un amore a prima vista che non poteva non essere vissuto; o l'attrazione per un uomo con denaro, potere, più anni. Qualcuno dice "non sapevo che fosse sposato", ma molti, una volta saputolo, continuano raccontandosi che "tra loro non c'è più niente, ama solo me".

Proprio perché vissuta di nascosto e col contagocce, la relazione clandestina è intensa: sesso, attenzioni, affetto, senza il peso del quotidiano. L'uomo sposato dà all'amante il meglio di sé, molto più di quanto farebbe in una relazione regolare. Lei vede un principe azzurro che, se solo potesse, la tratterebbe come una regina; ne conosce i pregi ma non l'ha mai visto nella sua vita di tutti i giorni, dove i difetti emergono sempre. Lui, dopo anni di matrimonio, di litigi, crisi familiari e preoccupazioni economiche, ritrova accanto a lei la leggerezza, il desiderio, la sensazione di essere ancora piacente e vivo. È un mondo parallelo senza bollette e senza figli da accudire.

Quando la moglie scopre la relazione, spesso cerca di capire che cosa avesse di speciale l'altra e prova magari a emularla sul piano erotico. Ma ciò che l'altra offriva era soprattutto altro: l'euforia della novità, la libertà di osare senza imbarazzo, l'assenza di richieste e responsabilità. Un mondo perfetto e irreale, che nessuna relazione quotidiana può offrire.


Quando l'incanto finisce

Dopo qualche mese, quando la relazione si stabilizza, l'euforia lascia spazio ai primi problemi. L'amante si accorge di vivere in attesa: di un messaggio, di una chiamata, di una visita. Il tempo dell'attesa è enorme rispetto a quello passato insieme. Ha rinunciato a interessi, amicizie, altre relazioni. Non ci sono vacanze, feste, ricorrenze condivise. Ci sono promesse non mantenute e una tristezza che a volte sfiora la depressione, insieme all'idea di valere poco, visto che ci si accontenta delle briciole. Raramente l'amante viene scelta al posto della moglie; più spesso viene tenuta in attesa per anni, con la motivazione che prima devono crescere i figli. A pagare, alla fine, sono tutti, compresi i figli, che vivono in una famiglia di facciata.


Che cosa rivela il terzo

Dal punto di vista psicologico l'amante è una figura tanto scomoda quanto rivelatrice. Non è solo un intruso: spesso è il sintomo di qualcosa che nella relazione ufficiale non funziona più, o non ha mai funzionato del tutto. Chi tradisce racconta di frequente di non sentirsi più visto, ascoltato, riconosciuto, e nell'altro ritrova parti di sé che nella coppia si erano perse. In un'ottica junghiana si potrebbe dire che l'amante incarna l'ombra della relazione: ciò che è stato messo da parte, negato o represso riemerge nel legame clandestino.

La lettura sistemica guarda alla coppia come a un sistema in cui ogni comportamento ha una funzione. L'amante rompe l'equilibrio ma lo rende anche visibile; il tradimento diventa un messaggio, una richiesta di cambiamento. In ogni coppia convivono il bisogno di sicurezza e continuità e il desiderio di novità e intensità. L'amante rappresenta la seconda dimensione, quella spesso sacrificata alla stabilità. Ignorarla non la cancella: resta nascosta finché non trova un varco.

Non tutte le relazioni extraconiugali portano alla rottura. Alcune diventano occasione di confronto e di rinnovamento del legame originario, ma questo richiede di andare oltre la colpa e la condanna per capire che cosa è successo davvero. Il dolore, la rabbia, il senso di inganno restano reali e meritano rispetto; proprio per questo vale la pena non fermarsi alla superficie.


Come chiudere una relazione parallela

All'inizio può essere eccitante concedersi fuori dalla coppia ciò che manca: affetto, sesso, passione, un dialogo profondo. Alla lunga, però, chi tradisce ha la sensazione di camminare sulle uova, e arriva il momento in cui sente il bisogno di chiudere. Quando questo accade, alcune indicazioni possono aiutare.

Prendere una decisione vera. Si riesce a chiudere solo se si è convinti che sia la scelta giusta. Se la relazione extraconiugale è stata un'evasione temporanea, trascinarla è ingiusto sia verso il partner, che viene tradito a sua insaputa, sia verso l'amante, che può nutrire false speranze. Se invece ci si è innamorati, è più onesto prenderne atto e uscire da uno stallo che danneggia tutti.

Essere onesti e chiari. Il modo più adeguato di chiudere è dire con chiarezza quali sono i propri sentimenti. Meglio di persona; se il confronto diretto fa paura, anche una telefonata o una lettera sono preferibili a una sparizione senza spiegazioni. Il messaggio deve essere breve e netto. La compassione verso il dolore dell'altro è comprensibile, ma rischia di essere letta come disponibilità a continuare. Meglio non proporre un'amicizia, che spesso diventa la porta per ricadere nella relazione.

Tagliare i contatti. Telefono, messaggi, mail, social network: è l'unico modo per chiudere davvero. Se l'amante è un collega, si riducono gli incontri alle sole questioni di lavoro. Davanti a ricatti o minacce, la fermezza è la migliore protezione.

Fermarsi ai primi segnali. Prima si interrompe, meglio è. Quando ci si accorge di voler passare più tempo del solito con un collega o un'amica, è il momento di chiedersi che cosa manca nella propria relazione e di parlarne con il partner, dandogli la possibilità di rimediare prima di agire alle sue spalle.

Tornare al proprio matrimonio. Rimettere al centro la coppia, capire che cosa lasciava insoddisfatti, cercare insieme una nuova sintonia prima che l'amore si spenga del tutto. Un percorso con uno psicoterapeuta può aiutare a chiarire sentimenti e priorità con uno sguardo esterno e senza giudizio, cosa che amici e familiari, per quanto ben intenzionati, difficilmente possono offrire.