La paura di volare: trattare l'aerofobia con l'ipnosi

So che l'aereo è il mezzo più sicuro. Lo so razionalmente. Ma appena penso di prenotare un volo sento lo stomaco chiudersi».
Chi lavora in ambito clinico ascolta spesso frasi come questa. La persona che le pronuncia non è necessariamente irrazionale, né poco informata. Anzi, spesso conosce perfettamente le statistiche sulla sicurezza del trasporto aereo. Eppure continua ad avere paura.
Questo ci ricorda una delle verità più importanti della psicologia: le emozioni non seguono sempre la logica.
La paura di volare rappresenta un esempio particolarmente interessante di questa discrepanza. Se fosse sufficiente conoscere i dati per stare tranquilli, l'aerofobia non esisterebbe. In realtà il problema raramente riguarda l'aereo in sé. Il volo diventa piuttosto il luogo in cui si condensano significati psicologici più profondi.
Nel linguaggio comune si dice spesso che chi ha paura di volare teme di precipitare. Nella pratica clinica, però, emerge qualcosa di più complesso. Alcune persone temono soprattutto la perdita di controllo. Altre hanno paura di stare male senza possibilità di fuga. Altre ancora avvertono un'intensa angoscia all'idea di affidare la propria sicurezza a qualcuno che non conoscono.
Ricordo il caso di una donna che viaggiava frequentemente per lavoro fino ai quarant'anni. Non aveva mai avuto particolari difficoltà. Dopo una separazione coniugale particolarmente dolorosa iniziò però a vivere ogni volo come una minaccia. Durante il lavoro terapeutico emerse che l'aereo non era il vero problema. Era diventato il simbolo di una vita che improvvisamente non sentiva più sotto controllo.
Questo aspetto è coerente con una prospettiva costruttivista della psicologia: gli eventi non producono automaticamente una reazione emotiva, ma acquistano significato all'interno della storia personale dell'individuo. L'aereo può quindi trasformarsi nel contenitore di paure che hanno origini altrove.
Milton Erickson aveva colto molto bene questo principio. Per il celebre psichiatra americano i sintomi non andavano considerati semplicemente come nemici da eliminare, ma come forme di adattamento che racchiudono una logica personale. Dietro ogni paura esiste una funzione, un significato, una storia.
Quando una persona arriva in terapia chiedendo di eliminare la paura di volare, spesso immagina che il problema sia costituito da un eccesso di ansia. In realtà può essere più utile chiedersi: "Che cosa cerca di proteggere questa paura?".
A volte la risposta riguarda il bisogno di controllo. Altre volte il timore dell'imprevedibilità. In alcuni casi emerge una storia di attacchi di panico che ha progressivamente ristretto gli spazi di libertà della persona. Il volo diventa solo l'ultimo anello di una catena già esistente.
L'ipnosi ericksoniana si rivela particolarmente efficace proprio perché non combatte il sintomo in modo diretto. Piuttosto, aiuta la persona a modificare la relazione che intrattiene con la propria esperienza emotiva.
Molti immaginano ancora l'ipnosi come uno stato misterioso in cui il terapeuta esercita una sorta di controllo sulla mente del paziente. La ricerca contemporanea descrive invece la trance come una condizione naturale di attenzione focalizzata, un'esperienza che tutti conosciamo. Succede quando siamo assorbiti da un libro, da un film o da un ricordo e per qualche momento il mondo esterno passa in secondo piano.
Secondo Erickson, proprio in queste condizioni la mente è più disponibile ad attivare risorse che normalmente rimangono sullo sfondo.
Pensiamo a una persona che, prima di ogni volo, immagina dettagliatamente scenari catastrofici. Dal punto di vista cognitivo sta già utilizzando una forma di immaginazione molto potente, ma orientata nella direzione della paura. L'ipnosi non fa altro che utilizzare quella stessa capacità immaginativa per costruire esperienze emotive differenti.
Durante il lavoro terapeutico può essere invitata a immaginare se stessa mentre attraversa con calma tutte le fasi del viaggio: la preparazione della valigia, l'arrivo in aeroporto, l'imbarco, il decollo. Non si tratta di ripetere frasi rassicuranti o di convincersi che non esista alcun pericolo. Si tratta piuttosto di permettere al sistema nervoso di fare una nuova esperienza. La differenza è sottile ma fondamentale.
L'obiettivo non è eliminare ogni traccia di ansia. Una certa quota di attivazione emotiva accompagna qualsiasi situazione significativa. Il vero cambiamento avviene quando la persona smette di interpretare quell'attivazione come la prova che qualcosa di terribile sta per accadere.
In questo senso il lavoro ipnotico incontra molte delle più moderne teorie sulla regolazione emotiva. La sofferenza non deriva tanto dalle sensazioni corporee in sé, quanto dal significato che attribuiamo loro. Un battito cardiaco accelerato può essere letto come il segnale di una catastrofe imminente oppure come una normale risposta dell'organismo a una situazione percepita come importante.
Spesso il momento più significativo del percorso terapeutico non coincide con il primo volo affrontato senza paura. Coincide con qualcosa di più semplice e più profondo: la scoperta di poter tollerare l'incertezza.
Perché, in fondo, volare significa anche confrontarsi con uno degli aspetti fondamentali dell'esistenza umana. Non possiamo controllare tutto. Non possiamo prevedere ogni evento. Possiamo però imparare a fidarci maggiormente delle nostre capacità di affrontare ciò che accade.
Ed è forse questo il risultato più importante di un percorso basato sull'ipnosi ericksoniana: non insegnare alle persone a non avere paura, ma aiutarle a scoprire che possono continuare il viaggio anche quando la paura è presente.
Nota per il lettore
L'ipnosi ericksoniana non rappresenta una soluzione magica e deve essere integrata all'interno di una valutazione clinica accurata. Tuttavia, nel trattamento della paura di volare, può costituire uno strumento particolarmente utile per accedere alle risorse personali, modificare schemi emotivi consolidati e favorire una maggiore libertà di movimento, sia nel cielo che nella propria vita.
