Come aiutare un partner depresso?

Avere una relazione affettiva con un partner depresso (marito, moglie, fidanzato o convivente) può essere piuttosto frustrante; significa avere a che fare con una persona che smette in modo graduale, a volte inaspettatamente, di alzarsi dal letto, mangiare, provare piacere. Inizia a provare sentimenti negativi e ad essere pervaso da uno stile di pensiero pessimistico. E’ ovviamente auspicabile che il partner riconosca il suo ruolo di malato e decida di farsi curare affrontando un percorso psicologico e farmacologico per analizzarne le cause e per rendere i sintomi maggiormente affrontabili e gestibili. 

Come persone coinvolte indirettamente dalla depressione che cosa possiamo fare per fornire aiuto e non perdere la speranza?

Se non avete sperimentato una qualche forma di episodio depressivo “sulla vostra pelle“ potreste spaventarvi delle reazioni e modificazioni emotive del vostro partner. Potreste essere tentati di chiudere il rapporto. Tuttavia la depressione non è un dramma e neppure una malattia contagiosa. Rivolgetevi al medico di famiglia o altro professionista della salute mentale (Psicoterapeuta o Psichiatra) per raccogliere informazioni su questa malattia chiamata “male oscuro”. I sintomi della depressione comprendono i disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia), disturbi dell’alimentazione (inappetenza o iperfagia), sensazione di smarrimento, insicurezza e inutilità. A livello emotivo sono evidenti tristezza, angoscia, disperazione, insoddisfazione, senso di impotenza, perdita della speranza, senso di vuoto. Ansia, stress, difficoltà a trarre piacere, mancanza di desiderio sessuale e dolori fisici. A livello cognitivo possiamo identificare difficoltà nel prendere decisioni e nel risolvere problemi, ruminazione mentale, autocritica e autosvalutazione, pensiero catastrofico e pensiero pessimista (anche di morte). I comportamenti tipici sono l’evitamento delle persone e l’isolamento sociale, passività, frequenti lamentele e all'estremo i tentativi di suicidio.

E’ necessario che comprendiate che sminuire l’importanza dei sintomi, specie quelli iniziali e meno evidenti, non aiuterà la persona a cui volete bene a guarire: non è una questione di mancanza di volontà ma un disagio profondo che comporta delle modificazioni biochimiche a livello cerebrale, emotivo e cognitivo per cui è necessario un intervento professionale mirato più che semplici rimedi banali o incoraggiamenti.

Invitatelo/a a cercare un aiuto professionale e sostenetelo/a mentre lo fa. Il depresso necessità di cure ma può essere difficile all’ inizio che riconosca i segnali di disagio interiore e identificasi nel ruolo di depresso. La ricerca di aiuto spesso non è immediata a causa del rifiuto ad accettare una malattia che fa ancora paura e che porta all'emarginazione. E’ necessario incoraggiare il partner in ogni fase del suo processo di richiesta di aiuto: psicoterapia, uso di psicofarmaci (anti-depressivi ed ansiolitici), gruppo di sostegno, contatti sociali... Come partner, il vostro compito e monitorare da una breve distanza la situazione affinché non sfugga di mano, tenerlo/a motivato/a nel proseguire i vari trattamenti ed accertarsi che sia costante nell’assunzione di farmaci e nel proseguire le visite programmate dagli specialisti.

Se il depresso è resistete a riconoscere la propria condizione, in modo chiaro e amorevole, si deve far leva sul fatto che la coppia/famiglia è una squadra al fine di coinvolgerlo e responsabilizzarlo ma senza ricatti o minacce. Un partner che rifiuta di curarsi è un problema serio; bisogna saper offrire aiuto rendendosi disponibili ad accompagnare e partecipare alla sedute di terapia. Se l’aiuto  non viene colto è lecito pensare di lasciar andare la relazione.

E’ bene non prendere sul personale gli scatti di ira, le offese, il suo desiderio di rimanere solo/a, la mancanza di motivazione al trattamento come la conferma di non essere amabili abbastanza da non meritare lo sforzo di curarsi. Il depresso è in conflitto con se ed i propri “mostri interiori” e ciò che fa nei vostri confronti non ha valore anche se può essere doloroso. Non sentitevi dei falliti se i tentativi di salvataggio non sortiscono alcun effetto benefico. Non è colpa vostra se abbandona il trattamento.

Cercate di monitorare il percorso di cura ma senza atteggiarvi a genitore (madre o padre) del vostro partner. Potete vegliare su di lui/lei; verificare che si alzi da letto, curi la sua igiene personale, mangi sano, si mantenga impegnato/a in attività fuori casa… Ciò non significa accudirlo come se fosse un bambino in modo ansioso col rischio di opprimerlo o di trascurare le vostre esigenze per mettere al centro solo la sua salute.

Individuate uno spazio sicuro per poterne parlare. Potete offrirgli dei momenti preziosi per parlare assumendo un atteggiamento comprensivo e non giudicante circa la sua malattia mentale. Cercate di capire cosa sta provando, come si sente, quali sono i suoi pensieri irrazionali, che cosa ha scatenato questa risposta depressiva. 

Questo non significa che dovete concentrare la conversazione solo sul problema; mettete dei confini tra voi come coppia e la malattia.

Una sindrome depressiva incide anche sulla sessualità di chi ne è affetto, con un calo del desiderio sessuale (libido), e quindi sull’intesa della coppia. 

Siate onesti ed affrontate col depresso le vostre necessità sessuali di cui siete stati privati a causa del suo stato. Cercate, assieme al partner, una qualche forma di soddisfazione sessuale con modalità alternative senza che il depresso viva la situazione sentendosi in colpa o un fallito (i giochi erotici ed i gadget potrebbero aiutarvi in questa fase).

Se la depressione è in una fase critica, e la guarigione è ancora lontana, il depresso potrebbe non riuscire ad impegnarsi in attività lavorative o svolgere compiti domestici. Incoraggiatelo/a a dare una mano anziché covare rancore per la sua inerzia. Durante i periodi di depressione grave e prolungata ri-tarate le vostre aspettative circa il contributo che potrà dare all’economia domestica; assegnate piccoli compiti che lo spingano ad uscire di casa come fare la spesa, eseguire piccole pulizie in casa, attività che non richiedono una attenzione prolungata. Si sentirà utile, potrà distrarsi per breve tempo senza impiegare troppe energie mentali.

Non usate gli episodi depressivi come un arma di ricatto; non ha scelto volontariamente di ammalarsi e se avesse avuto scelta non si troverebbe in questo stato. E’ gia sufficiente ciò che prova interiormente per farlo vivere male, suscitare sensi di colpa è superfluo oltre che crudele. 

Lo schema mentale di un depresso si basa sull’autocritica; si darà addosso per ogni errore del passato, affermerà di essere una persona orribile, non amabile ed indegna. All’inizio prendete sul serio le sue convinzioni senza cercare di convincerlo del contrario; riparlatene in un secondo momento quando il suo umore si sarà risollevato e diverrà più ricettivo e mentalmente lucido. Come compagni di vita potete aiutarlo a sfidare quei pensieri in modo delicato, usando la razionalità in un secondo e più opportuno momento.

Rassicurate il partner circa il vostro amore che provate per lui/lei. Il depresso ha bisogno di sentire che il caos e lo sconvolgimento che ha portato in coppia e nella famiglia non ha messo alla prova i vostri sentimenti. Fatelo senza essere eccessivamente ridondanti al punto di non essere credibili. 

Cercate anche un sostegno per voi presso amicizie e parenti. Individuate un professionista al quale poter esternare ciò che sta succedendo; potrete trovare un po' di conforto e diversi consigli utili per far fonte alla situazione. Non nascondetevi nel vostro dolore in privato per la vergogna: aiutare chi è in difficoltà richiede tanga energia perciò prendetevi qualche spazio per elaborare la vostra fatica, trovare nutrimento ed coraggio per non demordere.

 

 

Dr. Maurizio Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta Pordenone

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