Anaffettività e bisogno di calore umano: una danza tra distanza e desiderio

Anaffettività e bisogno di calore umano: una danza tra distanza e desiderio
  • Dr. Maurizio Sgambati
  • 22/01/2026
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La personalità anaffettiva rappresenta una delle configurazioni relazionali più complesse e spesso dolorose all'interno del dinamiche affettive. In questo articolo esploreremo le caratteristiche psicologiche dell'anaffettività, le sue origini come meccanismo di difesa e, soprattutto le implicazioni relazionali quando si incontra una persona con un forte bisogno di riconoscimento e calore umano.

Il termine anaffettività descrive una condizione in cui l'individuo mostra una marcata difficoltà nell'esprimere, riconoscere o condividere emozioni, sia proprie che altrui. La persona anaffettiva appare fredda, distaccata, indifferente o insensibile e tende ad evitare il coinvolgimento emotivo profondo, impedendosi a sé che agli altri di accedere al proprio mondo emotivo.

Tuttavia, l'anaffettività non è una semplice "mancanza di emozioni" ma spesso il risultato di un sofisticato meccanismo di difesa sviluppato per proteggere il sé da esperienze emotive percepite come minacciose o ingestibili. Come afferma la psicoterapeuta Nancy McWilliams, "le persone contratti schizoidi o evitanti spesso hanno una vita interiore ricca, ma temono che l'espressione delle emozioni possa esporli a un dolore intollerabile" (Psychoanalytic Diagnosis, 1994").

Le origini: analisi transazionale e carezze condizionate

Un interessante chiave di lettura dell'affettività ci viene offerta dall'analisi transazionale Eric Berne. Secondo questa teoria, ogni essere umano ha bisogno di carezze (strokes), ovvero di segnali di riconoscimento che confermano la propria esistenza e il proprio valore. Le carezze possono essere positive o negative, verbali o non verbali, e costituiscono la "moneta affettiva" con cui costruiamo la nostra identità. Quando un bambino cresce in un ambiente in cui le carezze sono scarse, incoerenti o condizionate ("ti voglio bene solo se ti comporti bene"), può sviluppare un copione di vita in cui l'espressione delle emozioni viene repressa per evitare il rifiuto. In questi casi, l'anaffettività diventa una strategia per ridurre la dipendenza dagli altri e per evitare il dolore di non essere riconosciuti. Il soggetto impara a non aspettarsi nulla sul piano affettivo e a non offrire nulla in cambio, rifugiandosi in una posizione esistenziale del tipo: "Io sto bene se non ho bisogno di nessuno".

Il bisogno di riconoscimento e calore umano

All'opposto dell'anaffettivività, troviamo personalità che si nutrono di connessione emotiva, empatia e conferme affettive. Questi individui, spesso definiti come "bisognosi di riconoscimento", cercano relazioni in cui sentirsi visti, accolti e amati.la loro identità si struttura attorno al bisogno di essere riconosciuti come degni d'amore, spesso a causa di esperienze precoci di trascuratezza o rifiuto.

Quando l'anaffettivo incontra il bisognoso: una danza dolorosa

L'incontro tra una persona anaffettiva e una bisognosa di calore può generare una dinamica relazionale disfunzionale. La prima tende evitare l'intimità, mentre la seconda alla ricerca con insistenza. Questo crea un circolo di frustrazione reciproca: il bisognoso si sente rifiutato e non amato, mentre l'anaffettivo si sente invaso e sotto pressione. Trovarsi vicino ad una persona anaffettiva e come trovarsi di fronte ad una persona irraggiungibile, perché fa fatica a riconoscere le proprie emozioni e quelle altrui, prediligendo relazioni basate sulla formalità e la razionalità. Questo può portare il partner bisognoso sentirsi solo, disorientato e frustrato, alimentando un senso di vuoto affettivo. Un aspetto spesso trascurato è che l'anaffettivo non è necessariamente privo del desiderio di connessione. Al contrario, può provare un bisogno profondo di legame, ma essere bloccato dalla paura di essere ferito, invaso rifiutato. Questo crea un paradosso: l'altro è desiderato ma anche temuto. Da qui derivano comportamenti ambivalenti, come il ritiro improvviso, la svalutazione del partner o l'iper controllo emotivo.

Possibili vi è riuscita

Nonostante la difficoltà, queste relazioni non sono necessariamente destinate al fallimento. Alcuni elementi possono favorire un'evoluzione positiva:

  • Consapevolezza reciproca: riconoscere i propri bisogni e limiti è il primo passo per costruire un dialogo autentico.
  • Psicoterapia individuale di coppia: può aiutare a sciogliere i nodi emotivi e a sviluppare nuove modalità relazionali.
  • Accettazione dei confini: comprendere che l'altro non può essere cambiato, ma solo accolto per ciò che è.
  • Rinegoziazione delle carezze: imparare a dare e ricevere riconoscimento in modo sano e non condizionato.

Conclusione

La relazione tra una persona anaffettivo e una bisognosa di calore umano è una sfida emotiva che mette in luce le fragilità di entrambi. È una danza tra chi teme l'intimità e chi la desidera ardentemente. Solo attraverso la consapevolezza, il rispetto e, talvolta, l'aiuto terapeutico, è possibile trasformare questa danza in un'occasione di crescita reciproca.


Dr. Maurizio Sgambati

Dr. Maurizio Sgambati
Psicologo a Pordenone

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