Iperconnessione affettiva: quando il legame diventa liquido

Iperconnessione affettiva: quando il legame diventa liquido
  • Dr. Maurizio Sgambati
  • 31/12/2025
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Viviamo in un'epoca in cui la tecnologia ha trasformato radicalmente il modo in cui ci relazionano. I social media, le app di messaggistica istantanea e le piattaforme di incontri hanno abbattuto le barriere spazio-temporali, rendendo possibile entrare in contatto con chiunque, in qualsiasi momento. Questa rivoluzione digitale ha ampliato le possibilità di connessione, ma anche modificato profondamente la qualità delle relazioni umane, rendendole più fluide, instabili e spesso superficiali. 

Oggi possiamo scambiare messaggi affettuosi, condividere pensieri intimi e sentirci vicini a più persone contemporaneamente, anche senza conoscerle davvero. Questa iper-connessione affettiva genera l'illusione di una disponibilità emotiva costante: ogni notifica può sembrare una carezza, ogni conversazione un rifugio. Ma dietro questa apparente ricchezza relazionale si cela una realtà più fragile, fatta di legami effimeri, costruiti sull'urgenza di sentirsi visti più che sulla volontà di costruire qualcosa di autentico.

La promiscuità emotiva: intimità senza radici: in questo contesto si inserisce il concetto di promiscuità emotiva, che non riguarda tanto la sfera sessuale, quanto piuttosto una tendenza a condividere la propria intimità emotiva con troppa facilità. È un modo per colmare il vuoto, per placare l'ansia della solitudine, per sentirsi momentaneamente importanti. Non si tratta di manipolazione, ma di una strategia inconscia per evitare il dolore dell'abbandono il timore di non valere abbastanza. La condivisione emotiva diventa così un atto compulsivo, più orientato alla gratificazione immediata che la costruzione di un legame stabile.

Questa dinamica si nota di un paradosso: più si cerca connessione, più si sperimenta il vuoto quando quella connessione si rivela fugace.il bisogno di essere costantemente in contatto con l'altro si trasformino a dipendenza da stimoli affettivi, dove l'assenza di risposte viene vissuta come un rifiuto, e la presenza come una conferma momentanea del proprio valore.

Attaccamento ansioso e dispersione relazionale: dal punto di vista psicologico, l'iper-connessione affettiva può essere interpretata come una manifestazione di attaccamento ansioso o disorganizzato, secondo la teoria dell'attaccamento di John Bowlby e gli sviluppi successivi di Mary Main e Mary Ainsworth. Chi presenta uno stile di attaccamento ansioso, tende a vivere la relazione con un'intensa paura dell'abbandono, cercando conferme continue e sviluppando legami rapidi e intensi, ma spesso inconsistenti. Ogni nuova connessione diventa una potenziale ancora di salvezza, ma anche una fonte di vulnerabilità.

In altri casi, la dispersione affettiva può assumere una funzione difensiva: moltiplicare legami, mantenere relazioni parallele, evitare l'esclusività, sono strategie per non investire davvero in un solo rapporto. In questo modo, ci si protegge dal rischio di soffrire, ma al prezzo di una cronica insoddisfazione relazionale. Come osservava Zigmunt Bauman, nel suo concetto di "amore liquido", la modernità tende a privilegiare legami leggeri, reversibili, facilmente sostituibili, in cui l'impegna è percepito come una minaccia libertà individuale.

L'illusione dell'autenticità: la cultura contemporanea, che preme l'esposizione emotiva e la vulnerabilità come segni di autenticità, contribuisce a rafforzare questa tendenza. Mostrarsi fragili, raccontarli le proprie ferite, condividere pensieri intimi sui social e diventato un modo per sentirsi reali, per ottenere attenzione, per costruire una narrazione di sé.ma quando le intimità viene esibita più che vissuta, rischia di di perdere il suo valore trasformativo. L'autenticità richiede tempo, fiducia, reciprocità: elementi che mal si conciliano con la velocità e la frammentazione dell'interazione digitali.

Verso una nuova consapevolezza relazionale: riconoscere le dinamiche dell'iper connessione affettiva non significa demonizzare la tecnologia, Ma imparare a usarla con maggiore consapevolezza. È importante chiederci: cosa cerchiamo davvero quando inviamo un messaggio? Qual è il bisogno che si nasconde dietro la nostra urgenza di connetterci? Siamo disposti a tollerare il silenzio, l'attesa, la distanza? O abbiamo bisogno di essere costantemente "connessi" per sentirci vivi?

La qualità della relazione non si misura dal numero di interazioni, ma dalla profondità del legame.coltivare relazioni autentiche e richiede il coraggio di rallentare, di scegliere, di restare. Significa accettare che l'intimità non si costruisce con un clic, ma con la presenza, ascolto, la coerenza. In un mondo che ci spinge a essere ovunque, forse la vera rivoluzione è imparare a essere davvero con qualcuno. Qui. Ora.


Dr. Maurizio Sgambati

Dr. Maurizio Sgambati
Psicologo a Pordenone

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