Quando un gesto leggero scatena una tempesta: le reazioni emotive che non capiamo
Ci sono relazioni in cui basta pochissimo per far scattare qualcosa nell'altro. Un suggerimento detto con gentilezza, un aiuto offerto con buone intenzioni, una parola scelta male, o addirittura una parola mancata. All'improvviso ci troviamo davanti a una reazione che non ci aspettavamo: un attacco, un tono duro, un'accusa, una rabbia che sembra arrivare da un luogo lontano che non conosciamo. È un'esperienza che lascia spiazzati:
- "Ma cosa ho detto?".
- "Perché reagisci così?".
- "Non volevo offenderti".
Eppure l'altro esplode, o si chiude, o ci aggredisce verbalmente come se avessimo toccato un nervo scoperto. E forse è proprio così: abbiamo sfiorato qualcosa che non sapevamo esistesse.
La verità che molte reazioni apparentemente fuori controllo non nascono da ciò che accade nel presente, ma da ciò che l'altro porta dentro da tempo. Sono risposte antiche, sedimentate, che cercano un appiglio per uscire. A volte quell'appiglio siamo noi, senza volerlo, senza saperlo. E' come se l'altro vivesse con una ferita aperta che non vediamo. Una ferita che non ha nulla a che fare con noi, ma che si attiva attraverso di noi. Basta un gesto innocuo, un'osservazione leggera, un invito a fare diversamente, e quella ferita si infiamma. L'altro non reagisce a ciò che abbiamo detto, ma ciò che ha sentito. E ciò che ha sentito non è ciò che intendevamo.
Questo accade nelle coppie, dove un semplice " forse potresti fare così" viene percepito come una critica devastante, come uno "non sei abbastanza". Accade nelle famiglie, dove un figlio che chiede uno spazio in più scatena nel genitore la paura di essere messo da parte, dove un genitore che offre un consiglio viene vissuto come invadente giudicante, soffocante. Accade nelle amicizie, dopo un'assenza involontaria diventa un tradimento, un commento ironico diventa un affronto. In tutte queste situazioni, la sproporzione evidente. Il gesto è piccolo, la reazione è enorme. E chi la riceve resta confuso, ferito, a volte persino colpevolizzato per qualcosa che non ha fatto davvero. Ma la sproporzione non è follia. È memoria.
- È la memoria emotiva dell'altro che si attiva.
- È un dolore antico che cerco un varco.
- È una paura che non è mai stata nominata.
- È una vulnerabilità che non è mai stata protetta.
E noi, senza volerlo, diventiamo il bersaglio di qualcosa che non ci appartiene. Questo non significa giustificare tutto. Significa comprendere. Comprendere che dietro una reazione eccessiva c'è quasi sempre un mondo interiore che l'altro non sa gestire. Comprendere che non siamo noi il problema, anche se veniamo colpiti. Comprendere che alcune persone reagiscono non a ciò che facciamo, ma a ciò che temono.
La crescita personale, in queste relazioni, non consiste nel camminare sulle uova o nel rinunciare a dire ciò che pensiamo. Consiste nel riconoscere quando la reazione dell'altro non parla di noi. Consiste non farci risucchiare nella spirale della colpa o della difesa. Consiste nel restare centrati, lucidi, presenti. E consiste anche nel chiederci, con onestà:
- "Questa relazione permette un dialogo?".
- "L'altro disposta a guardare le proprie ferite? ".
- "O continuerà a usarci come gancio per scaricare ciò che non sa contenere?".
Perché l'amore, l'amicizia, la famiglia non sono luoghi in cui dobbiamo farci colpire senza capire. Sono luoghi in cui possiamo imparare a vedere oltre la superficie, riconoscere i segnali, proteggere noi stessi senza chiuderci, restare aperti senza essere vulnerabili in modo cieco. E forse, un giorno, potremmo anche dire all'altro - con calma, senza accuse - qualcosa come: "quello che è successo non parla di me. Parla di qualcosa che ti fa male. Se vuoi, possiamo guardarlo insieme".
Non sempre funzionerà. Non sempre l'altro sarà pronto. Ma sarà un modo per non perdere lui stessi nelle relazioni che non capiamo. E per ricordarci che non tutto ciò che ci colpisce rivolto davvero a noi. A volte siamo solo il punto in cui una storia emotiva irrisolta, trova finalmente un'uscita.
Dr. Maurizio Sgambati
Psicologo a Pordenone


