• Home
  • Blog
  • Amore
  • Amore Disperato: legami che colmano vuoti, non cuori

Amore Disperato: legami che colmano vuoti, non cuori

Amore Disperato: legami che colmano vuoti, non cuori
  • Dr. Maurizio Sgambati
  • 11/01/2026
  • visite: 1171

In alcuni momenti della vita, quando ci sentiamo fragili, soli smarriti, incontrare qualcuno che ci ascolta, ci accoglie e ci fa sentire visti può sembrare un dono. In queste circostanze, i bisogno di calore umano può essere così forte da farci confondere la vicinanza emotiva con l'amore e così che nascono alcune relazioni che, più che da un sentimento autentico, sono alimentate dalla disperazione. Queste coppie si formano spesso in contesti di crisi: un partner sta attraversando un matrimonio in frantumi, l'altro è solo, affamato d'amore, desideroso di sentirsi finalmente scelto. Si incontrano nel momento in cui entrambi sono vulnerabili, e in quella vulnerabilità trovano un rifugio reciproco. Ma ciò che sembra amore, a volte, è solo un'alleanza tra due solitudini, un tentativo salvifico dell'uno attraverso l'altro.

L'illusione dell'amore come salvezza

Secondo la teoria dell'attaccamento di John Bowlby, le aspettative affettive precoci influenzano profondamente il modo in cui ci relazionano da adulti. Chi ha sperimentato insicurezze affettive può sviluppare uno stile di attaccamento ansioso, cercando nell'altro una fonte di stabilità e conferma costante. In questo contesto, un partner in crisi può apparire come una figura salvifica, anche se in realtà è egli stesso in cerca di un'ancora. Queste relazioni, spesso non nascono da una scelta consapevole, ma da un bisogno inconscio di riempire un vuoto. Il calore iniziale, l'intensità emotiva, la sensazione di essere finalmente compresi, possono essere scambiati per amore. Ma con il tempo, quando la tempesta emotiva si placa, emergono le fragilità strutturali del legame.

Relazioni transitorie e cambiamenti rimandati

Molte di queste coppie si trovano presto davanti a un bivio: restare insieme e affrontare cambiamenti radicali - separazioni, rivoluzioni familiari, stravolgimenti economici - oppure lasciarsi spesso con dolore, ma anche con una nuova consapevolezza. In alcuni casi, uno dei due partner resta bloccato dalla paura: paura di restare solo, di perdere la stabilità economica, di affrontare il giudizio sociale. Queste relazioni diventano allora zona di transito, un ponte tra ciò che era e ciò che potrebbe essere. Come scrive la psicoterapeuta Irvin Yalom, "ci si aggrappa a un altro essere umano non per amore, ma per paura del vuoto". E quando il vuoto interiore è troppo grande, anche una relazione fragile può sembrare l'unica salvezza.

Dalla dipendenza alla consapevolezza

Non si tratta di giudicare questi legami, ma di comprenderli. Spesso sono necessari per far emergere i bisogni profondi, per mettere in luce ciò che non funziona più nella nostra vita, per spingerci - anche attraverso il dolore - verso un cambiamento. Il passaggio fondamentale è riconosce la differenza tra un amore che nutre e uno che anestetizza. Il primo ci accompagna nella crescita, ci sostiene nei momenti difficili, ma non nasce dalla mancanza. Il secondo, invece, si costruisce sulla paura, e tende a crollare non appena quella paura si placa o cambia forma. Solo attraverso un lavoro di consapevolezza - personale o terapeutico - possiamo imparare a distinguere tra bisogno e amore, tra compagnia e connessione, tra rifugio e scelta. E solo allora potremmo costruire relazione autentiche, non più per fuggire da noi stessi, ma per incontrarci davvero.


Dr. Maurizio Sgambati

Dr. Maurizio Sgambati
Psicologo a Pordenone

  • Condividi!


P.I. 01577670936
Iscritto all’Ordine degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia col n. 787 dal 10-09-2005
Contatti
© 2024. «powered by Psicologi Italia». È severamente vietata la riproduzione.