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Gestire una separazione con figli

Quando i genitori decidono di separarsi o di divorziare i figli della coppia si trovano a dover affrontare molteplici fattori di stress. I bambini o gli adolescenti di famiglie separate vanno incontro a cambiamenti che riguardano l’assetto familiare; spesso le incognite sul futuro possono essere causa di timore ed ansia. Il primo evidente cambiamento riguarda la frequenza del rapporto con gli adulti di riferimento; spesso a farne le spese è il padre che si vede ridurre drasticamente la quantità di ore ed il numero di giornate a disposizione per seguire i propri figli nelle attività quotidiane (partecipazione all’educazione, presenza in casa, condivisione di momenti conviviali come pranzo, cena e risveglio mattutino, svolgimento dei compiti, accompagnamento alle attività sportive…). Il primo segnale di disagio evidente nel minore si riscontra a scuola con un calo del rendimento scolastico se non addirittura con frequenti assenze.

Un ulteriore cambiamento riguarda i ritmi di vita ed il tenore economico; un bambino si trova a vivere tra due case, a volte a dover far fronte ad un trasloco che implica una scuola diversa, un quartiere e delle amicizie diverse. Il genitore affidatario, trovandosi da solo, risulta meno disponibile sia fisicamente sia psicologicamente a fonte di un maggior bisogno si rassicurazione del bambino. Il bambino, soprattutto se primogenito, è investo di maggiori richieste in termini di responsabilità ed autonomia In questo scenario, il figlio di una coppia di separati inizialmente individua più effetti immediati negativi che vantaggi e non si conforta nel sapere che altre famiglie in situazioni similari alla fine trovano un nuovo equilibrio e stanno bene.

Il processo di adattamento richiede in genere circa due anni ma a volte di più. Anche se molti bambini si adattano al divorzio ed alla nuova realtà per alcuni i problemi persisteranno anche in età adulta. Questo processo può essere attraversato favorevolmente o meno in base alla sensibilità dei genitori nel far fronte ai bisogni del loro bambino mettendo in secondo piano il conflitto tra le parti ed il bisogno di rivalsa dell’uno sull’altro. Altri fattori che incidono sul buon decorso di questa momento traumatico sono: l’età, il sesso ed il temperamento del bambino.

La reazione e la capacità di comprendere la separazione dei genitori dipende dall’età del bambino; questa capacità è diversa tra un bambino in età prescolare ed un adolescente. Poiché la maturazione cognitiva avviene lungo il corso del sviluppo anche le credenze di un bambino e di un adolescente sono differenti: per questo motivo le spiegazioni che si danno ed il linguaggio da adottare devono essere differenti ed in linea con la sua capacità di comprendere la situazione. Un bambino piccolo non va quindi iper-investito di eccessive parole o spiegazioni che vanno al di la della sua portata. Parole e spiegazioni complesse possono generale confusione nel minore: è preferibile usare un linguaggio in linea con la sua età, calandosi nei suoi panni, e fare esempi concreti che hanno a che fare con la sua esperienza (es. paragonare il il litigio dei genitori a quello che il bambino ha avuto con un compagno di scuola).

La capacità di adattamento nel bambino piccolo, rispetto a quello più grande, è limitata; a causa delle egocentrismo tipico dell’età prescolare. Egli può sentisi il colpa per il conflitto genitoriale ed attribuirsene erroneamente la capacità e responsabilità di riunificare i genitori.

Oltre a ciò, tende ad essere "emotivamente bisognoso”, ovvero avere paura di essere abbandonato e di conseguenza mostrare comportamenti oppositivi dovuti alla sua rabbia (acting-out) durate le visite o lo scambio di consegne. 

Successivamente attorno ai 6-8 anni, nonostante il dolore, si sente meno in colpa e responsabile per la situazione familiare seppur in qualche modo permangano ancora delle fantasie circa la riconciliazione. 

Il bambino più grande di età, attorno ai 9-12 anni, è maggiormente in grado di comprendere la rottura del legame familiare e di schierarsi nei confronti dell’uno o l’altro genitore. La rabbia che prova è cosciente e gli consente di esprimere consapevolmente la propria disapprovazione.

Dai 13 anni in su, in concomitanza col periodo della pre-adolescenza ed adolescenza, la capacità del figlio di concettualizzare la situazione e le motivazioni è maggiore così come le sue risorse di fronteggiamento (strategie di coping) tuttavia si trova contemporaneamente ad affrontare la separazione ed il completamento dello sviluppo della sua identità.  

Vi è una differenza di genere nella capacità di reagire alla separazione; in generale le ragazze tendono a diventare ansiose e a ritirarsi mentre i ragazzi tendono a diventare più aggressivi e disobbedienti.

Le ragazze provenienti da famiglie con genitori separati possono diventare sessualmente attive prima rispetto a quelle cresciute in famiglie che rimangono unite.

Le ricerche evidenziano che i figli di famiglie divorziate tendono ad avere maggiori difficoltà di adattamento a lungo termine quando la separazione è conflittuale e i dissapori perdurano anche dopo fine del rapporto coniugale. La capacità di regolazione di un figlio ed il tempo necessario al suo adattamento dipende dal modo in cui viene gestita la rottura della relazione da parte degli adulti. La capacità di far fronte ad un problema e gestire le preoccupazioni ad opera di un figlio che vive in una famiglia a basso grado di conflittualità è similare a quella di un figlio che vive in una famiglia unita. Ciò suggerisce che è l’atteggiamento con cui la coppia di coniugi affronta la separazione ad agevolare o ostacolare la capacità del figlio di superare in modo armonico la rottura dei legami familiari. Sebbene il disagio di non vivere sotto lo stesso tetto con entrambi i genitori sia doloroso è il rapporto costante che i bambini hanno con i genitori ad essere determinate per la loro salute psichica a lungo termine. 

In termini pratici ciò significa che i coniugi sono chiamati a trovare un accordo in quanto adulti per il bene del minore ed ad impegnarsi a non coinvolgerlo (vedi articolo sulla triangolazione) nel conflitto, a non screditare o criticare l’ex coniuge in sua presenza.

I figli provenienti da famiglie di separati reagiscono meglio quando le visite del genitore non affidatario sono regolari, prevedibili, e si verificano in un ambiente "senza conflitti". La qualità del rapporto è più importante della quantità.  La regolazione e la capacità adattiva è facilitata quando il genitore affidatario è caldo, comprensivo, nutritivo e mostra buone capacità genitoriali.

Se i genitori del bambino hanno difficoltà a far fronte allo stress e a contenere la rabbia e la frustrazione nei confronti dell’altro genitore allora la regolazione del bambino sarà a rischio, soprattutto se ha un carattere 'difficile'. 

Un bambino con un temperamento difficile avrà notevoli problemi nel fare fronte allo stress derivante dal conflitto di coppia, nel tollerare le frequenti interruzioni nella sua routine quotidiana dovuta alle ripicche tra ex. Gestire un minore dopo la separazione risulta più difficile in presenza di una coppia genitoriale conflittuale ed un bambino dal temperamento difficile.  

In sintesi, nel valutare i possibili effetti della separazione coniugale sui bambini è importante considerare i fattori che facilitano la regolazione del bambino e quelli che possono fungere da ostacolo. Ecco alcune considerazioni utili per una gestione più armonica del processo di separazione in funzione della tutela del minore:

 

  1. Prima della separazione, può essere utile per entrambi i genitori discutere della separazione con figlio con un linguaggio appropriato all’età anche ricorrendo ad una consulenza psicologica per individuare modi e tempi per farlo accuratamente;
  2. Mostrarsi disponibili a rispondere alle eventuali domande del figlio;
  3. Leggere al figlio libri sulla separazione appropriati alla sua età;
  4. Rassicurare il bambino che non è responsabile o causa della situazione;
  5. Rassicurare il bambino sul fatto che entrambi i genitori continueranno ad amarlo e essere partecipi della sua vita;
  6. Mettere le esigenze del bambino davanti a quelle di entrambi i genitori;
  7. Evitare discussioni con altro genitore di fronte al bambino;
  8. Non usare il bambino per soddisfare le proprie esigenze emotive di adulto (è il bambino che ha bisogno di essere consolato, compreso, supportato e non l’adulto);
  9. Far si che entrambi i genitori adottino una linea educativa comune e coerente (evitare di by-passare l’altro genitore o screditarne il potere educativo dando consegne o regole diverse da quelle comunemente concordate);
  10. Essere coerenti nella propria funzione genitoriale. Il bambino ha bisogno di certezze nelle regole che gli si da e in ciò che gli si promette;
  11. Rispettare i patti effettuando regolari e prevedibili visite. E’ in gioco la fiducia e la credibilità dell'adulto perciò è necessario evitare di deludere il bambino con aspettative che verranno frustrate.
  12. Evitare di criticare apertamente l’ex in presenza del bambino.
  13. Non interrogare il bambino per carpire informazioni sull’ex coniuge. Evitate di usalo e manipolarlo per il proprio tornaconto. E’ fondamentale rimanere sensibili ai bisogni emotivi del bambino.
  14. Lasciate che il bambino possa parlare con altre figure significative e trovi in esse sostegno (nonni, zii…).

 

 

Dr. Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta Pordenone

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