Psicologia della famiglia e della coppia: la triangolazione


Il concetto psicologico di 'triangolazione' nell’ambito della terapia familiare è stato introdotto da Murray Bowen nel 1955. La triangolazione spiega come le tensioni e i conflitti all’interno di un rapporto di coppia possano essere deviati, in modo disfunzionale, utilizzando per la mediazione un altro membro del sistema familiare. 

La triangolazione si verifica in genere quando, uno o entrambi i partner, chiamano in causa un figlio per diminuire o gestire temporaneamente lo stress anche se il problema essenziale della coppia rimane irrisolto.

Un  bambino può venire triangolato nel rapporto di coppia in diversi modi. Ad esempio una madre può utilizzare il figlio per soddisfare il proprio bisogno di intimità, qualora il marito non sia in grado di essere attento e presente, facendosi eccessivamente vicino a lui con l’intento ultimo di tenersi il più lontano dal proprio marito.

Una madre  può iper-coinvolgersi nella scuola del figlio, nelle sue attività extra-scolastiche, rifiutarsi di lasciarlo ad una babysitter dichiarando di non fidarsi di nessuno se non delle proprie cure. Può stringere una alleanza col bambino confidandogli impropriamente i suoi problemi coniugali o difendere il proprio figlio, anche quando sbaglia, solo per screditare il partner su questioni educative. Si tratta di atteggiamenti a volte inconsapevoli attuati per evitare il rapporto uno ad uno col partner.

Allo stesso modo, un padre può triangolare il proprio figlio programmando solo attività di tempo libero che lo coinvolgono per resistere al desiderio di intimità della moglie. La mancanza cronica di tempo esclusivo di coppia, al di là del ruolo genitoriale, impedisce ai partner di coltivare momenti di  complicità, intesa, confidenzialità utili per nutrire la relazione e garantirle una sana continuità nel corso del tempo. 

Entrambi i genitori negli esempi di cui sopra possono giustificare le loro scelte sostenendo di essere impegnati nell’educazione dei rispettivi figli. Ma, in entrambi i casi, si tratta di situazioni eccessive: la quantità di tempo dedicata alla cura del figlio è sproporzionata rispetto a quella dedicata al partner. 

Un coniuge può in realtà essere consapevole che il proprio partner sta triangolando i loro figlio ma non riuscire, o voler, scoraggiare questa dinamica. Ci sono vari motivi che possono far si che la triangolazione venga permessa anziché confrontata e impedita. 

Un partner può consentire la triangolazione del figlio quando non è più interessato a soddisfare il bisogno di vicinanza e calore in quel rapporto matrimoniale poiché orienta i propri bisogni di condivisione, intimità e sessualità altrove lasciando al figlio questo compito come se fosse il surrogato di una figura affettiva adulta. La relazione col tempo si incancrenisce senza che i coniugi effettuino alcuna confrontazione adulta, aperta, diretta e schietta dei problemi di coppia.

La triangolazione è ovviamente malsana per il rapporto coniugale ma è ancor più dannosa per il figlio che inconsapevolmente la subisce. 

Ogni membro della famiglia può sviluppare una reazione fortemente negativa in seguito alla “celata“ tensione all'interno del rapporto coniugale.

In particolare, il bambino triangolato può esprimere sentimenti negativi come la rabbia nei confronti di tutti i membri della famiglia o agire in modo distruttivo al fine di attirare a se l’attenzione dei genitori e tenerli lontani dai loro problemi coniugali. Attirando l’attenzione negativa su se stesso fa in modo che i propri genitori usino la maggior parte della loro energia e del loro tempo sul bambino e sulle sue manifestazioni di disagio e collera piuttosto che sulla crisi matrimoniale.

Nei matrimoni sani i partner sono disponibili ad elaborare i problemi del bambino quando si mostra turbato e questo momento di condivisione può portare la coppia a farsi ancor più vicina emotivamente. Nei matrimoni in cui un bambino viene triangolato è più probabile che i partner usino il problema per enfatizzare il confitto e farsi ancor più lontani.

Le manifestazioni più comuni di un bambino che subisce triangolazione sono i problemi scolastici e le assenze ingiustificate da scuola, i disturbi alimentari, i comportamenti violenti, i furti, gli atti di vandalismo, l’autolesionismo (tagliarsi la pelle) o altre forme di automutilazione, la tossicodipendenza. 

I comportamenti distruttivi di un bambino hanno la funzione di distogliere l'attenzione da un matrimonio in crisi, evitare che i partner affrontino il loro problemi coniugali ed il dolore che ne deriva, e spostare tutta l’attenzione dei genitori per aiutare il figlio a modificare i comportamenti problematici che manifesta. In qualche modo il figlio inconsapevolmente si prendere la responsabilità di mantenere unita la sua famiglia, sacrificandosi, ed offrendo come dono d’amore la sua salute mentale.

 

Se entrambi i partner sono accuratamente motivati è possibile superare la dinamica insana della triangolazione. Il compito della coppia è quello di elaborare in modo aperto e con l’aiuto di un terapeuta familiare le dinamiche rimaste in sospeso, i non detti, imparare a negoziare e trovare dei compromessi che tengano conto dei bisogni di entrambi i partner attraverso una comunicazione aperta senza coinvolgere altri membri della famiglia. Una volta che questo accade, il bambino può essere reintegrato in famiglia con il ruolo che gli si addice: quello di figlio!

 

 

Dr. Maurizio Sgambati

Psicologo Psicoterapeuta Pordenone

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