Cosa si nasconde dietro alla depressione?


Vi siete mai chiesti perché vi sentite giù, depressi e infelici?

Quando siamo confusi o non capiamo il nostro stato d’animo ci possiamo sentire piuttosto spaventati di poter essere depressi. La depressione, spesso chiamato male oscuro, spaventa perchè non sempre sono chiare le cause scatenanti. Innanzitutto va specificato che la depressione non ha come unici fattori eziologici quelli biologici e genetici ma sono soprattutto quelli psicologici ad essere determinanti. 

Vediamo alcune cause scatenanti.

 

 

1. BISOGNI NEGATI: Spesso alla base della depressione vi sono bisogni emotivi e fisici che sono rimasti insoddisfatti. Ad esempio:

 

  • Senso di sicurezza: vivere in un ambiente sicuro che promuovere la crescita personale;
  • Nutrimento emotivo: bisogno di dare e ricevere attenzioni:
  • Bisogno di autonomia e controllo: avere la possibilità di fare scelte libere e responsabili;
  • Bisogno di intimità emotiva: sentirsi accettati incondizionatamente, nel bene e nel male, dalla persona amata;
  • Senso di appartenenza ad un gruppo, alla comunità, alla società avendo un ruolo chiaro;
  • Senso di competenza e successo;
  • Avere senso e scopo nella vita: avere la possibilità di agire in modo coerente con ciò che si pensa e sente;
  • Rispetto: avere l’opportunità di fare esperienze ed evitare forme di sopraffazione ad opera di altri.

 

Molte persone vivono la propria condizione depressiva senza avere chiaro di cosa hanno bisogno realmente per stare bene e sentisti appagate; preferiscono ricorrere all’uso di psicofarmaci, alcool e droghe per cercare di colmare il senso di vuoto e di frustrazione. E’ difficile non sentirsi depressi se si è socialmente isolati, se non si ha la possibilità di perseguire uno scopo nella vita e di realizzarsi. 

Quando una persona diviene cosciente dell’importanza dei propri bisogni per il proprio benessere, anziché adattarsi ad una vita di rinunce e mancanza di stimoli, ed inizia ad andare loro incontro l’umore migliora.

 

 

2. IMPOTENZA APPRESA: Le persone depresse spesso mostrano una sorta di senso di “impotenza appreso”; si sono sentite impotenti di fronte ad alcuni eventi del passato ed agiscono nel presente e nel futuro come se fossero sempre impotenti malgrado le situazioni siano differenti. Tendono a generalizzare le esperienze. E’ come se facessero una sorta di collegamento automatico tra situazioni del passato, in cui hanno dovuto subire alcuni eventi (lutto, fallimento, abbandono..) e situazioni future. Un’ analogia è quella dell'uccello chiuso in una gabbia per anni la cui porta della gabbia viene lasciata aperta per un giorno ma a causa del suo passato di condizionamento non vola libero anche se potrebbe. Esperienze traumatiche possono far si che le persone abbiano una visione del mondo distorta e che rispondano agli aventi della vita presente in modo improprio.

 

 

3. ECCESSIVA ATTIVITA’ MENTALE: Le persone depresse, rispetto a quelle felici e soddisfatte, sembra che sognino molto di più. Passano circa un terzo del loro ciclo del sonno in fase REM (circa il 75%), nello stato meno riposante e solo il 25% del sonno nella fase più rigenerare e riposante delle onde lente. Ciò giustifica la maggior frequenza di sonno agitato tra i depressi oltre al fatto di sentisi ancora stanchi dopo aver dormito. Sembra quindi che durante il sonno la persona affetta da depressione abbia una intensa attività mentale, che tanto più sogni tanto più il contento del sonno sia costituito da preoccupazioni. E’ come se il cervello fosse costantemente attivo ed impegnato nella ricerca di soluzioni e questa costante ricerca provochi un eccesso di sogni con conseguente perdita di motivazione, energia, speranza. Il risultato è una perenne introspezione negativa che aumenta il livello di stanchezza e depressione. Per diminuire la preoccupazione (e quindi diminuire il tempo estenuante trascorso in sonno REM) dobbiamo affrontare la situazione o smettere di preoccuparsi così tanto.

 

 

4. DOPPI LEGAMI: A volte le persone sviluppano una sindrome depressiva perché si sentono senza via d’uscita; hanno la sensazione di non poter andare incontro ai loro bisogni a causa della situazione in cui si trovano o perché i loro bisogni si contrappongono a quelli delle persone alle quali sono legate. In realtà nella maggioranza dei casi vi è un certo margine di movimento. Si parla di doppio legame quando una persona sente la necessità di realizzare qualcosa per se stessa (prendersi del tempo per se, dedicarsi ad una passione, perseguire un obiettivo personale) ma allo stesso tempo ritiene che i suoi bisogni siano in contrasto con quelli di un membro della propria famiglia. Erroneamente ritiene non gli sia possibile perseguire i propri bisogni senza arrecare disagio o dispiacere agli altri e vive in un constante stato di auto-frustrazione e limitazione. Il doppio legame non si verifica solo quando una persona rinuncia a se stessa per il benessere altrui ma anche quando lo stato depressivo di un membro della famiglia determina l’umore altrui. Se un familiare trasmette pessimismo, disfattismo, o uno stile di pensiero depressivo è possibile che limiti indirettamente anche gli altri membri nel perseguire i loro obiettivi di vita; è come se il malumore di diffondesse a macchia d’olio. In tal caso è bene prendere delle contro misture attive, mettere confini, per non su subire il negativismo altrui e mantenere un approccio fiducioso alla vita.  

 

 

5. STILE DI VITA: Uno stato depressivo è dovuto anche a trascuratezza dei bisogni fisici, non solo emotivi. Un numero di ore di sonno eccessivamente ridotto a causa di impegni lavorati e familiari, alti livello di stress, malnutrizione, scarso esercizio fisico comportano un aumento dell' esaurimento fisico e mentale e quindi una maggior probabilità a ricadere in stili di pensiero negativistici e depressivi. Ad esempio una dieta troppo ricca di zuccheri e carboidrati comporta fluttuazione dell’umore. Sono importanti nel trattamento degli stati depressivi l’attività fisica, le tecniche di rilassamento e la sana alimentazione.

 

 

6. STILE DI PENSIERO: Ci sono stili di pensiero appresi durante l’infanzia possono provocare e mantenere la depressione. Le persone depresse tendono a pensare in modo prevedibile. In primo luogo, esse tendono a pensare in modo assolutistico: bianco o nero, tutto o niente. Questo può manifestarsi attraverso il perfezionismo ("Se non è assolutamente perfetto, allora è un completo fallimento!") e la catastrofizzazione ("Il risultato sarà un completo disastro!"). Una persona depressa è meno portata a vedere le sfumature della vita ma a valutare le situazione in modo netto e dicotomico successo/insuccesso, felicità/infelicità. Questo stile di pensiero comporta alti livelli di stress che aumentano lo staso depressivo determinando un circolo vizioso che si autoalimenta in negativo.  

Dr. Sgambati - Psicologo Psicoterapeuta Pordenone

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