Quando l’amore soffoca: comprendere la ferita della fagogitazione
In molte relazioni intime, ci troviamo a oscillare tra due bisogni fondamentali: il desiderio di connessione e quello di autonomia. È una danza delicata, spesso inconsapevole, che può diventare dolorosa quando una delle due spinte prende il sopravvento. In particolare, alcune persone vivono l'intimità non come un luogo sicuro, ma come una minaccia alla propria identità. È il caso della cosiddetta, "ferita della fagogitazione", una dinamica psicologica profonda e poco esplorata, ma che può condizionare fortemente la qualità delle nostre relazioni.
L'intimità come minaccia: quando l'altro diventa invasivo.
Il termine "fagogitazione" richiama l'immagine dell'essere inghiottiti, risucchiati, annullati. Chi porta questa ferita spesso sperimentato, durante l'infanzia, relazioni in cui l'amore era condizionato alla rinuncia di sé. Magari ha avuto un genitore iper-coinvolto, controllante oppure un genitore emotivamente bisognoso, che ha inconsciamente chiesto al figlio di colmare i propri vuoti affettivi. In questi casi, il bambino non ha potuto sviluppare un senso di sé autonomo e distinto, perché ogni tentativo di differenziarsi veniva vissuto come un tradimento o una minaccia. Secondo Margaret Mahler, psicoanalista nota per i suoi studi sulla sviluppo del Sé, la fase di sperimentazione-individuazione è cruciale per la costruzione dell'identità. Se in questa fase il bambino non viene sostenuto dal suo bisogno di esplorare e. differenziarsi, può sviluppare una paura profonda dell'intimità, associandola alla perdita di sé.
L'anti- dipendenza: la maschera della ferita
Chi ha vissuto esperienze di fagocitazione tende a sviluppare un comportamento che potremmo definire "anti-dipendente". A differenza della dipendenza affettiva, in cui si cerca costantemente l'altro per sentirsi completi, l'anti-dipendente teme l'intimità e la vicinanza. Può apparire spavaldo, autonomo, persino allergico ai legami. Ma dietro questa facciata si nasconde spesso una profonda paura: quella di essere nuovamente invaso, manipolato, controllato.
Steven Johnson nel suo libro Character Styles, descrive l'anti-dipendente come colui che ha imparato a non fidarsi dell'amore, perché l'amore, nella sua esperienza, è stato fonte di dolore e sopraffazione. Questo tipo di personalità oscilla tra il desiderio di connessione ed il bisogno di fuga, tra la compiacenza e la ribellione, senza mai trovare un equilibrio stabile.
La fagocitazione non è solo un'esperienza psicologica: è anche un vissuto corporeo. Quando una persona con questa ferita si sente "troppo vicina" a qualcuno, può sperimentare sintomi fisici intensi: senso di oppressione, difficoltà a respirare, tachicardia, sensazione di calore o claustrofobia. Sono segnali del corpo che agisce come se fosse in pericolo anche se la situazione presente non lo giustifica.
Peter Levine, fondatore del metodo Somatic Experiencing, sottolinea come il trauma sia innanzitutto un'esperienza del corpo. Il nostro sistema nervoso autonomo registra le minacce e, se non ha potuto completare la risposta di difesa (fuga o lotta), rimane bloccato in uno stato di allerta cronica. Così, anche un gesto affettuoso una richiesta di vicinanza possono essere percepiti come pericolosi.
Amore o libertà? Il conflitto irrisolto.
Una delle dinamiche più dolorose per chi porta questa ferita è il conflitto tra il bisogno di amore e quello di libertà. Da un lato, c'è il desiderio profondo di essere visti, colti, amati. Dall'altro, c'è il terrore di perdere se stessi nell'altro. Questo conflitto può portare a comportamenti contraddittori: ci si avvicina, ma poi si fugge; si desidera l'intimità, ma la si sabota; si cerca l'altro, ma lo si respinge non appena si avvicina troppo. Melanie Klein, con la sua teoria delle posizioni schizoparanoide e depressiva, ci aiuta a comprendere questa ambivalenza. Quando non riusciamo a integrare le immagini buone e cattive dell'altro, oscilliamo tra idealizzazione e svalutazione, tra fusione e rifiuto. E solo attraverso un lavoro di consapevolezza che possiamo imparare a vedere l'altro come un essere separato, e l'amore come qualcosa che non minaccia la nostra integrità.
Come si guarisce questa ferita?
Il percorso di guarigione richiede tempo, pazienza e spesso, un accompagnamento terapeutico. Alcuni passaggi fondamentali includono:
- Riconoscere la paura: imparare a osservare le reazioni corporee e emotive che emergono quando ci sentiamo "troppo vicini".
- Interrompere il ciclo automatico: invece di reagire con la foga o l'attacco, provare a restare, condividere la propria vulnerabilità.
- Separare il passato dal presente: distinguere tra le figure genitoriale del passato e le persone con cui ci relazionano oggi.
- Onorare i propri bisogni: anche se ci sentiamo in colpa, è fondamentale riconoscere ciò di cui abbiamo bisogno per sentirci al sicuro.
- Imparare a porre limiti: non muri, ma confini chiari e amorevoli, che proteggano la nostra identità senza escludere l'altro.
Conclusione
La ferita della fagogitazione ci insegna che non sempre l'amore è stato un luogo sicuro. Ma ci ricorda anche che possiamo imparare a costruire relazioni diverse, in cui l'intimità non sia sinonimo di invasione e la libertà non implichi solitudine come scrive John WelWood, "l'amore autentico non ci chiede di rinunciare a noi stessi, ma ci invita a diventare più pienamente ciò che siamo".
Dr. Maurizio Sgambati
Psicologo a Pordenone


