Sistema Familiare Interiore: una mappa della mente
Dentro di noi non c'è una sola voce: l'approccio IFS e l'arte di dialogare con le nostre parti interiori.
"Una parte di me vuole cambiare, un'altra ha paura. Una parte si sente in colpa, un'altra si ribella".
Quante volte ci siamo sentiti così: divisi, contraddittori, confusi, quasi abitati da forze che tirano in direzioni opposte? E se questa sensazione non fosse un errore, ma una verità profonda sul funzionamento della nostra mente? L'approccio IFS (Internal Family System), sviluppato dallo psicoterapeuta Richard Schwartz, ci invita a guardare dentro di noi con nuovi occhi. Non come un'unica identità compatta, ma con un sistema interno complesso, composto da molteplici "parti", ognuna con la propria voce, emozione e intenzione. E al centro di questo sistema, c'è un nucleo stabile e integro: il Sé. Per Schwarz il Sé è un luogo interiore fatto di calma, chiarezza e compassione. Un luogo che non va costruito, ma scoperto.
Le parti interiori: chi abita dentro di noi?
Secondo questo modello dentro o ognuno di noi vive una vera e propria "famiglia interna". Alcune parti sono così presenti che quasi le riconosciamo al volo:
- Il Critico: la voce severa che giudica, corregge, pretende. A volte ci spinge a migliorare, a volte ci schiaccia sotto il peso dell'autocritica.
- Il Bambino ferito: la parte più vulnerabile, che porta ancora le emozioni non elaborate del passato come paura, vergogna, bisogno di amore
- Il Protettore: la parte che cerca di tenerci al sicuro: controllando, evitando, compiacendosi, chiudendosi. Fa di tutto per non farci soffrire di nuovo.
- Il Ribelle: la voce che dice "basta", che rompe gli schemi, che rifiuta le regole quando diventano gabbie.
Queste parti non sono errori di progettazione, né difetti da correggere. Sono strategie di sopravvivenza, nate in momenti difficili del nostro storia emotiva. Anche quando sembrano ostacolarci, in realtà stanno cercando di proteggerci con i mezzi che avevano a disposizione allora.
Non combattere le parti: ascoltarle
Il cuore di questo modello teorico è sorprendentemente semplice e rivoluzionario: non si combatte con le parti, si ascoltano. Quando una parte si manifesta con forza - ansia, rabbia, perfezionismo, autosabotaggio - non lo fa per danneggiarci. Sta cercando di evitare un dolore, una ferita, un rischio. Il problema è che spesso usa strategie antiche, rigide, nate quando eravamo piccoli e non avevamo altre risorse. L'obiettivo non è zittire queste parti, ma comprendere cosa temono, cosa desiderano, cosa stanno proteggendo. E offrire loro un modo più sicuro per farlo.
Il sè: il centro calmo che può guidare
Al centro il nostro sistema interiore c'è il Sé, che non è una parte ma uno stato della coscienza. Il Sé è:
- Calmo
- Curioso
- Compassionevole
- Presente
- Coraggioso
- Connesso
Quando siamo nel sé, non reagiamo automaticamente. Non giudichiamo. Non ci difendiamo. Semplicemente osserviamo, comprendiamo, guidiamo. Il lavoro terapeutico secondo questo modello consiste proprio nel permettere al Sé di tornare alla guida, liberando le parti dai ruoli e estremi che hanno dovuto assumere. Non si tratta di cambiare personalità, ma di creare armonia interna, dove ogni parte ha spazio, ma nessuna pretende il controllo totale.
Un esempio: il perfezionista e il bambino
Immagina una persona che vive con una forte ansia da prestazione. Una parte di lei - il perfezionista - la spinge a fare sempre di più, a non sbagliare mai, a non fermarsi. Ma se ci si avvicina con curiosità, quella parte rivela una paura profonda: "se sbagli, verrai rifiutato".
Quella paura non è del perfezionista. Appartiene a un'altra parte, più giovane fragile: il Bambino ferito, che ha imparato che l'amore era condizionato alla performance. Il Sé, con la sua calma e compassione, può allora intervenire:
- Rassicurando il Bambino ferito.
- Ringraziando il Perfezionista per il suo impegno nel cercare di proteggerlo sepur creando limitazioni alla persona.
- Proponendo un nuovo equilibrio:
"Possiamo fare del nostro meglio, ma anche riposare. Possiamo essere amati, anche se imperfetti".
Due esercizi per iniziare a riconoscere le tue parti
1. La mappa delle parti:
Prendi un foglio, disegno un cerchio al centro: rappresenta il tuo Sé. Intorno, scrivi i nomi delle parti che riconosci in te. Puoi aggiungere colori, simboli, forme. Poi chiediti:
- Quando si attiva questa parte?
- Cosa vuole proteggere?
- Di cosa ha paura?
È un primo passo per trasformare il caos interni in un dialogo.
2. Una conversazione guidata:
Scegli una parte molto presente in questo periodo (ad esempio il Critico). Chiudi gli occhi, respira, immagina di incontrarla. Chiedile:
- Cosa vuoi per me?
- Cosa temi che accada se smetti di fare il tuo lavoro?
- Cosa vorresti che il Sé sapesse di te?
Scrivi tutto ciò che emerge, senza censura. Spesso le parti hanno più saggezza di quanto immaginiamo.
Conclusione: non siamo rotti, solo complessi
Questo modello ci invita un cambio di prospettiva radicale: non siamo frammentati, siamo multiformi. Non siamo disfunzionali, siamo protetti da strategia antiche. E dentro di noi c'è sempre un punto fermo: il Sé, capace di ascoltare, accogliere e guidare. La guarigione non consiste nell'eliminare le parti, ma nel riconoscere che ognuna ha una sua storia da raccontare. E che, quando il Sé torna alla guida, il nostro mondo interno smette di essere un campo di battaglia e diventa una sintonia.
Dr. Maurizio Sgambati
Psicologo a Pordenone


