Insieme, ma lontani: sentirsi soli in coppia

Insieme, ma lontani: sentirsi soli in coppia
  • Dr. Maurizio Sgambati
  • 03/01/2026
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"Mi sento solo/a e triste con il mio/la mia partner" è una frase che molte persone pronunciano in silenzio, spesso con senso di colpa o vergogna. Può sembrare contraddittorio provare queste emozioni quando si condivide la vita con qualcuno, ma la realtà è che la solitudine emotiva all’interno di una relazione è più comune di quanto si pensi. Non si è soli/e se ci si sente così, e soprattutto: questo sentimento non significa necessariamente che la relazione sia finita. A volte è semplicemente un segnale che qualcosa ha bisogno di attenzione.

 

Cosa significa sentirsi soli/e in una relazione?

Sentirsi soli e tristi con il/la partner non ha a che fare con l’essere fisicamente soli/e. Si può condividere casa, letto, pasti e routine con qualcuno e, tuttavia, provare un profondo vuoto emotivo. Questo tipo di solitudine nasce quando la connessione emotiva si indebolisce, quando la comunicazione diventa superficiale o quando si ha la sensazione di non essere più davvero visti/e dall’altra persona. Un utile riferimento per comprendere questa dinamica è il modello dell’interdipendenza (Thibaut & Kelley, 1959), secondo cui ogni relazione si basa su uno scambio reciproco di bisogni, emozioni e risorse. Quando questo equilibrio si rompe – ad esempio, se una persona dà molto ma riceve poco in termini di ascolto o supporto – può emergere un senso di isolamento, anche in una relazione stabile. Le cause più comuni di questa distanza emotiva includono la mancanza di comunicazione autentica, in cui le conversazioni si limitano agli aspetti pratici della quotidianità, senza spazio per le emozioni. Può accadere anche quando la routine e lo stress quotidiano occupano tutto il tempo, lasciando poco spazio per coltivare l’intimità emotiva. Differenze nelle aspettative sulla relazione, sui ruoli o sul futuro comune possono generare frustrazione silenziosa. E, naturalmente, eventi significativi come la nascita di un figlio, un cambiamento lavorativo o una perdita possono destabilizzare il legame.

 

Segnali che indicano che la relazione ha bisogno di attenzione professionale

Quando si pensa di sentirsi soli e tristi con il/la partner, è importante capire se questo sentimento è passeggero o se fa parte di un modello più profondo. Alcuni segnali possono indicare che la relazione potrebbe beneficiare di un supporto professionale:

  • ⁠Le conversazioni significative sono scomparse e si parla solo di faccende domestiche, orari o argomenti superficiali.
  • ⁠Si ha la sensazione che l’altra persona non ascolti davvero o non si interessi alle proprie emozioni.
  • ⁠L’intimità fisica si riduce, non solo a livello sessuale, ma anche nei gesti quotidiani come abbracci, baci o carezze.
  • ⁠Si trascorre più tempo ciascuno/a nel proprio mondo (cellulare, lavoro, hobby) che insieme.
  • ⁠Emergono conflitti frequenti, discussioni per piccolezze o, al contrario, un’assenza totale di conflitto perché non sembra più valere la pena discutere.

Riconoscere questi segnali non è un fallimento. Al contrario, è un atto di coraggio e responsabilità affettiva verso sé stessi/e e verso la relazione.

 

Come la terapia di coppia può aiutare a riconnettersi

La terapia di coppia è uno spazio sicuro in cui entrambe le persone possono esplorare ciò che sta accadendo nella relazione con la guida di un professionista. Molti pensano che andare in terapia significhi che la relazione sia al capolinea, ma in realtà è l’opposto: è un’opportunità per rafforzarla e recuperare ciò che un tempo univa.
Uno psicologo specializzato in relazioni agisce come mediatore neutrale, aiutando a comunicare in modo più efficace e a comprendere i bisogni reciproci senza giudizi o rimproveri. In terapia si imparano a riconoscere i modelli di comportamento che generano distanza, come l’evitamento, la critica costante o la mancanza di validazione emotiva.

Proprio la validazione emotiva, concetto centrale nella terapia dialettico-comportamentale di Marsha Linehan, è fondamentale per il benessere relazionale. Validare significa riconoscere e accogliere le emozioni dell’altro/a senza giudicarle. Quando questo manca, si crea una frattura invisibile che alimenta la solitudine e il senso di disconnessione.

Un altro contributo importante viene dal metodo Gottman, sviluppato da John e Julie Gottman, che sottolineano l’importanza di rispondere ai "bid for connection" - piccoli segnali quotidiani con cui si cerca attenzione, affetto o vicinanza. Ignorare questi segnali, anche involontariamente, può portare un progressivo allontanamento emotivo. 

Infine, è utile distinguere tra solitudine relazionale e solitudine esistenziale. La prima riguarda la mancanza di connessione con chi ci è vicino, mentre la seconda è un senso più profondo di vuoto e di disorientamento, che può emergere anche relazioni apparentemente funzionali. Riconoscere questa differenza essenziale per comprendere se il disagio nasce dalla relazione o da un bisogno personale più ampio di significato e identità.

 

E se il/la partner non vuole andare in terapia? 

Questa è una preoccupazione molta comune. Forse si percepisce chiaramente che qualcosa non va e che serve aiuto, ma l'altra persona è riluttante, nega il problema o se rifiuta di partecipare. Significa che non c'è soluzione? No. Anche se l'ideale sarebbe partecipare insieme, il lavoro terapeutico individuale può comunque generare cambiamenti significativi nella relazione. Cambiando il proprio modo di relazionarsi, comunicare o gestire le emozioni, la dinamica di coppia inevitabilmente si modifica. La terapia individuale aiuta a comprendere meglio i propri bisogni e limiti, gestire la tristezza e la solitudine, e apprendere decisioni più consapevoli. Permette anche di lavorare sull'autostima e sul benessere emotivo, indipendentemente da ciò che accade nella relazione. In molti casi, quando una persona inizia un percorso terapeutico e l'altra osserva cambiamenti positivi, si sente incoraggiata a partecipare. Ma anche se ciò non accade, si avrà maggiore chiarezza su ciò che si desidera e su ciò che non si è disposti ad accettare in una relazione. Recuperare la connessione emotiva è possibile. Sentirsi soli e tristi con il proprio partner è doloroso, ma questo dolore può essere anche il motore del cambiamento. Non è necessario rassegnarsi a vivere così, né prendere decisioni drastiche senza prima esplorare cosa sta accadendo e quali opzioni ci sono. Chiedere aiuto, non è arrendersi, e scegliere la strada verso una relazione più sana e autentica.


Dr. Maurizio Sgambati

Dr. Maurizio Sgambati
Psicologo a Pordenone

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