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Chiedere: il gesto più semplice che spesso non riusciamo a fare

Chiedere: il gesto più semplice che spesso non riusciamo a fare
  • Dr. Maurizio Sgambati
  • 18/01/2026
  • visite: 1172

Chiedere: un gesto semplice, eppure così carico di significati. Per molti, pronunciare una richiesta - piccolo grande che sia - può diventare un'impresa emotiva. Non perché manchi il bisogno, ma perché manca la fiducia che quel bisogno possa essere accolto.

La difficoltà di esprimere ciò che ci serve affonda spesso le radici in esperienze passate: momenti in cui siamo stati ignorati, rifiutati, umiliati. Quando, nel tempo, impariamo che manifestare un bisogno porta dolore o silenzio, sviluppiamo strategie di sopravvivenza emotiva. Iniziamo a dirci che"non è poi così importante", che "possiamo farne a meno".  Svalutando il bisogno e la sua legittimità, impariamo lentamente, a non chiedere più. Questa rinuncia non è debolezza, ma un meccanismo protettivo. Una corazza invisibile che ci illude di poter evitare nuove ferite. Ma ogni Corazza, per quanto utile, e anche una prigione. Ci protegge, sì, ma il prezzo della connessione autentica: c'è lontana da noi stessi, perché ci abitua a ignorare ciò che sentiamo davvero, e ci allontana dagli altri, perché li prendiamo dalla possibilità di conoscerci per ciò che siamo - con le nostre fragilità, i nostri desideri, la nostra umanità.

Il bambino interiore che si sente "troppo"

Spesso, alla base di questa difficoltà, c'è un bambino interiore affamato d'amore che ha imparato a sentirsi "troppo": troppo bisognoso, troppo sensibile, troppo esigente. Un bambino che ha interiorizzato l'idea che per essere amato deve meritarselo. Come? Essendo buono, silenzioso, adattabile. Rinunciando ai propri bisogni per non disturbare. Offrendo se stesso in cambio di un briciolo di approvazione.

In molte storie personali, questo bambino ha incontrato figure genitoriali che, pur magari affettuose, erano fragili, assenti o emotivamente immature. E così, per non perdere l'amore, hai imparato a diventare il "figlio perfetto", il "piccolo adulto", il "salvatore". Ma sotto quella maschera di forze compiacenza, spesso si nasconde un senso di colpa profondo: la convenzione inconscia che avere bisogno sia egoista, che chiedere sia un peso, che mostrarsi vulnerabili sia pericoloso.

Le parti che ci proteggono

Secondo il modello IFS (Internal, Family Systems) di Richard Schwartz, dentro ognuno di noi convivono diversi "parti" psichiche, ognuna con un proprio ruolo e una propria funzione. Alcune di queste parti - come il "compiacenti",, il "controllore", il "perfezionista" - si attivano per proteggerci dal dolore, cercando di evitare che il nostro bambino interiore venga nuovamente ferito. Sono strategie innate per proteggerci, ma che col tempo possono diventare rigidi, automatiche, disconnesse dal nostro Sé centrale.

Il Sé, nella visione IFS, è quella parte profonda e integra di noi che può accogliere tutte le altre con curiosità, compassione e coraggio. Quando iniziamo a riconoscere le nostre parti protettive a dialogare con esse, possiamo creare uno spazio interno più sicuro, in cui anche il bisogno può tornare ad avere voce.

Riconciliarsi con se stessi

Chiedere, allora, diventa un gesto rivoluzionario. Non solo verso l'altro, ma verso noi stessi. È un modo per dire: "io esisto, sento, e ciò che provo a valore". È un atto di riconciliazione con la parte più autentica di noi, quella che ha bisogno, che desidera, che spera. Forse non sempre l'altro potrà accogliere. Forse ci sarà ancora delusione. Ma possiamo sviluppare oggi strategie adulte per far fronte a ciò che il bambino ferito in passato non ha saputo affrontare. Affrontare significa smettere di tradirci. Scegliere la via della presenza, della chiarezza, della dignità.

Chiedere è un atto di forza

Chiedere non è debolezza. È forza. È fiducia. È il primo passo per costruire relazioni fondate sulla reciprocità e sull'ascolto. E anche se la risposta non sarà quella che speravamo, avremmo comunque onorato la nostra verità. È questo, già da solo, è un atto d'amore. Un amore che parte da noi, e che - proprio perché autentico - può aprire la strada connessioni più vere, più profonde, più libere.


Dr. Maurizio Sgambati

Dr. Maurizio Sgambati
Psicologo a Pordenone

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