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Autostima: Il valore che impariamo da piccoli (e quello che possiamo riscrivere da grandi)

Autostima: Il valore che impariamo da piccoli (e quello che possiamo riscrivere da grandi)
  • Dr. Maurizio Sgambati
  • 12/01/2026
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Non nasciamo con un'idea di chi siamo. Ma impariamo presto a chi dovremmo assomigliare. Nei primi anni di vita, la nostra identità si plasma come argilla tra le mani di chi ci accoglie. Non sono solo le parole a scolpirci, ma silenzi, gli sguardi, le attese. E' lì, in quel terreno invisibile, fatto di gesti quotidiani, che iniziamo a intuire se siamo benvenuti o tollerati, se le nostre emozioni hanno diritto di cittadinanza o devono essere nascoste sotto il tappeto. Le prime relazioni non sono semplici incontri: sono specchi. E come ogni specchio, possono riflettere o distorcere.

Quando il valore diventa una condizione.

Se l'amore che riceviamo è condizionato - se arriva solo quando stiamo "bravi", silenziosi, compiacenti - allora impariamo presto una lezione che nessuno ci ha mai insegnato a parole, ma che si incide in profondità:" valgo solo se soddisfo ciò che gli altri si aspettano da me". Questa convinzione non fa rumore, ma orienta tutto. Diventa il filtro attraverso cui leggiamo il mondo: le relazioni, il lavoro, persino il riposo. Non ci sentiamo amati per ciò che siamo, ma ciò che facciamo. E così, crescere può trasformarsi in una corsa silenziosa per dimostrare di essere "abbastanza". 

Il copione invisibile che recitiamo.

Eric Berne, padre dell'analisi transazionale, parlava di "copioni di vita": storia inconsce che iniziamo a scrivere da bambini, basandoci sui messaggi - spesso impliciti - che riceviamo. Se c'è stato fatto capire che l'amore va guadagnato, allora il nostro copione sarà quello del "compiacente", "perfezionista", del "salvatore". Recitiamo ruoli che non abbiamo scelto, ma che ci sembrano l'unico modo per essere accettati. Eppure, ogni copione può essere riscritto. Ma serve coraggio. E consapevolezza.

Quando la motivazione si ammala

La teoria dell'autodeterminazione di Deci e Ryan ci offre un'altra lente preziosa. Secondo questi studiosi, per sentirci pienamente vivi, abbiamo bisogno di tre cose: autonomia, competenza e relazioni significative. Ma se da piccoli abbiamo imparato che il nostro valore dipende da quanto siamo utili o performanti, allora la nostra motivazione si ammala. Non agiamo più per desiderio, ma per dovere. Non per esprimerci, ma per compiacere. Il risultato? Una vita che somiglia a un esame permanente. Dove il riposo va meritato. 

Il valore non si conquista. Si ricorda.

Eppure, c'è un'altra verità. Più silenziosa, ma più profonda. Una verità che non c'è stata sempre detta, ma possiamo scegliere di riscoprire: "valgo perché esisto. Perché sono". Carl Rogers, uno dei padri l'approccio umanistico, sosteneva che il cambiamento più autentico avviene quando ci accettiamo così come siamo. Non quando ci correggiamo, ma quando ci abbracciamo. È lì che inizia la guarigione: quando smettiamo di rincorrere l'approvazione e iniziamo a offrirci accoglienza.

Un atto rivoluzionario: trattarsi con gentilezza.

Riscoprire il più valore non è un atto egoistico. E' un atto rivoluzionario. Significa concedersi il diritto di essere imperfetti, di dire no, di cambiare idea, di non sapere. Significa smettere di vivere come se fossimo un progetto da migliorare e iniziare a vivere come se fossimo una persona da amare. Ogni gesto di cura verso di noi - un confine tracciato, una pausa rispettata, un'emozione ascoltata - è un mattone che ricostruisce la nostra identità su base più vere.

E in pratica, come si fa?

Di seguito, due esercizi per riscrivere il tuo copione interiore:

1.  Il diario delle "verità sotterranee":

Questo esercizio è ispirato al lavoro di Byron Katie e alla pratica della ristrutturazione cognitiva.

Obiettivo: portare alla luce le convinzioni invisibili che guidano il tuo senso di valore.

Come fare: prendi un quaderno e scrivi la frase: "valgo solo se…". Completa questa frase almeno 10 volte, senza giudicarti. Lascia fluire tutto ciò che emerge, anche se ti sembra irrazionale o scomodo. Poi, per ciascuna affermazione, chiediti: "chi mi ha insegnato questo? E' ancora vero per me oggi?". Infine, riscrivi ogni frase trasformandola in un'affermazione incondizionata. Ad esempio: "valgo solo se non deludo nessuno" -> "il mio valore non dipende dalle aspettative altrui".

 

2. La lettera al tuo "sai che si sforza":

Questo esercizio si ispira all'approccio dell'IFS  (Internal Family System).

Obiettivo: creare uno spazio di dialogo tra la parte di te che si sente costretta a dimostrare il proprio valore e la parte che può accogliere. 

Come fare: scrivi una lettera al tuo "sai che si sforza sempre": quella parte di te che vuole essere perfetta, che ha paura di deludere, che si sente inadeguata. Parlagli come parleresti a un bambino che ami: tenerezza, senza giudizio. Riconosci quanto ti ha protetto finora, ma invitalo a riposare. Digli che oggi può scegliere un altro modo di vivere.


Dr. Maurizio Sgambati

Dr. Maurizio Sgambati
Psicologo a Pordenone

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