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L’ansia è un incendio senza fiamme: il corpo sente il calore, la mente cerca il fuoco

L’ansia è un incendio senza fiamme: il corpo sente il calore, la mente cerca il fuoco
  • Dr. Maurizio Sgambati
  • 12/02/2026
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C'è una scena che molte persone vivono senza mai raccontarla. Ti svegli nel cuore della notte con la sensazione che qualcosa stia bruciando. Non ci sono fiamme, non c'è fumo, non c'è alcun rumore. Eppure il corpo lo sa: qualcosa non va. Ti alzi, controlli l'istanza, passi la mano sui muri, apre le finestre. Tutto sembra in ordine, ma l'odore di bruciato resta. È lì, ostinato, reale, impossibile da ignorare.

L'ansia funziona esattamente così. Un incendio senza fiamme: il corpo percepisce il calore, ma la mente non trova l'origine. È più cerchi il fuoco, più ti sembra di perderlo. La verità è che l'incendio non è fuori. È dentro. E non brucia per distruggere, ma per segnalare.

Quando cerchiamo il fuoco nel posto sbagliato

Molte forme d'ansia nascondono un'idea che raramente ammettiamo: la convinzione che, se non controlliamo tutto, qualcosa di terribile potrebbe accadere. È un pensiero che non si presenta mai in modo diretto. Si traveste da prudenza, da attenzione, da un senso di responsabilità. Ma sotto questa maschera c'è un tema più grande, più antico, più universale: la paura della morte. Non la morte come evento biologico, ma come simbolo della perdita totale di controllo. Così, un sintomo innocuo diventa un presagio. Un gesto quotidiano si trasforma in un rischio. Un pensiero si ingigantisce fino a sembrare pericoloso. È come sentire l'odore di bruciato e convincersi che l'incendio sia nella stanza accanto, quando in realtà è un cortocircuito interno, invisibile ma potentissimo.

Il cortocircuito dell'autostima

Accanto alla paura del pericolo, c'è un'altra radice dell'ansia: la svalutazione di sé. È quella voce che arriva nei momenti più fragili, sussurra:

  • "Non ce la farai";
  • "Non sei all'altezza";
  • "Non riuscirai a gestirlo".

Questa voce non descrive ciò che siamo, ma ciò che temiamo di essere. È più l'ascoltiamo, più diventa vera. Quando siamo impegnati a combattere contro questa convinzione, non abbiamo più spazio mentale per immaginare alternative. È come se la mente si chiudesse in un'unica possibilità: fallire. Non ci sono energie per trovare soluzioni alternative, magari anche creative per far fronte alle situazioni.

A volte, però, la questione diversa. Non si tratta di svalutazione, ma di riconoscere un limite reale. Accettare un limite non significa arrendersi: significa smettere di seguire un'immagine ideale di noi stessi (perfettamente efficienti o al contrario imperfetti incapaci) e iniziare a costruire strategia più adatta alla nostra realtà (perfettamente imperfetti). È come capire che l'incendio non si spegne correndo da una stanza all'altra, ma interrompendo il circuito che lo alimenta.

Le eredità che bruciano senza fiamme

L'ansia non nasce solo da ciò che viviamo oggi. Spesso il risultato da ciò che abbiamo assorbito nel tempo, senza accorgercene. Ci sono famiglie in cui il mondo è percepito come pericolo pericoloso, in cui la vulnerabilità è vista come debolezza, in cui il controllo è l'unico modo per sentirsi al sicuro. In questi casi, l'ansia diventa un'eredità silenziosa: un modo di stare al mondo che abbiamo imparato prima ancora di poterlo scegliere.

Anche le esperienze traumatiche o imprevedibili lasciano un'impronta profonda. Un evento improvviso - una malattia, una perdita, un incidente, un tradimento - può insegnare alla mente che l'imprevisto è sempre in agguato. Allora il corpo resta in allerta, come se dovesse difendersi da un pericolo che non c'è più. È come vivere in una casa in cui l'incendio è scoppiato anni fa: anche se tutto è stato ricostruito, l'odore di bruciato resta nelle pareti.

L'incertezza come scintilla

Viviamo in un'epoca che ci illude di poter prevedere tutto. Eppure, la vita resta imprevedibile. Per alcune persone, non sapere cosa accadrà è già una minaccia. L'ansia diventa allora un tentativo di anticipare il futuro, di prevedere l'imprevedibile, di costruire una sicurezza impossibile. Il paradosso è che più cerchiamo di controllare l'incertezza, più l'incertezza cresce. E con lei, l'ansia. E come cercare di spegnere un incendio soffiandoci sopra: invece di spegnersi, si alimenta.

I conflitti che scaldano dall'interno

A volte l'ansia non parla di pericoli esterni, ma di conflitti interni. Due parti di noi che tirano in direzione opposte. Desideriamo cambiare, ma temiamo di perdere ciò che conosciamo. Vogliamo essere visti, ma temiamo il giudizio. Cerchiamo autonomia, ma abbiamo paura dell'abbandono. L'ansia è la tensione tra queste due forze. È il calore che si sprigiona quando due fili interni si toccano senza che ce ne accorgiamo.

Quando il corpo diventa l'allarme

Ci sono momenti in cui l'ansia non parla di paure profonde, ma di stanchezza. Quando viviamo troppo a lungo in modalità "prestazioni "," "efficienza", "resistenza", il corpo e la mente iniziano a protestare. L'ansia diventa loro un segnale di sovraccarico: un invito a rallentare, a riconoscere i nostri bisogni, a smettere di chiedere a noi stessi più di quanto possiamo sostenere. Non è debolezza. È fisiologia. E' l'allarme antincendio che suona perché la temperatura interna è diventata insostenibile.

La verità che brucia: l'ansia non vuole distruggerci, vuole svegliarci

L'ansia ci costringe a guardare dove non vogliamo guardare. Ci parla della nostra fragilità, dei nostri limiti, delle nostre paure più profonde. Ci mostra dove ci sentiamo impotenti e dove ci giudichiamo troppo severamente. Il lavoro psicologico non consiste nell'eliminare l'ansia, ma nel comprenderla. Nel chiederci cosa stia cercando di dirci. Nel riconoscere quali parti di noi hanno bisogno di essere ascoltate, accolti, integrate.

L'ansia non è il fuoco che distrugge. È l'odore che ci avverte che qualcosa, da qualche parte, sta scaldando troppo. L'ansia non è un nemico da spegnere, ma un messaggero da decifrare. E forse la domanda giusta non è "come faccio a farla passare?", Ma: "Da cosa sta cercando di salvarmi prima che bruci davvero?". Perché a volte l'incendio non è l'ansia. L'incendio è la vita che non stiamo vivendo.


Dr. Maurizio Sgambati

Dr. Maurizio Sgambati
Psicologo a Pordenone

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Iscritto all’Ordine degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia col n. 787 dal 10-09-2005
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