I 7 Sabotatori: quando la mente diventa il nostro ostacolo più grande

I 7 Sabotatori: quando la mente diventa il nostro ostacolo più grande
  • Dr. Maurizio Sgambati
  • 31/03/2026
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Nella pratica clinica, ma anche nella vita quotidiana, emerge spesso un dato semplice ma potente: non sono solo gli eventi esterni a crearci difficoltà, ma il modo in cui li interpretiamo. Le persone arrivano in studio con convinte che il problema sia "l'ansia", "il lavoro", "gli altri", ma scavando un po' si scopre che a generare sofferenza sono spesso schemi mentali automatici, interiorizzati molto presto nella vita è diventata invisibili.

Shirzade Chamine, con il modello della "Positive Intelligence", ha dato il nome a questi schemi: li chiama Sabotatori. Non si tratta di disturbi o tratti fissi della personalità, ma di strategie di adattamento nate per proteggerci. Il problema è che ciò che un tempo era utile, oggi può diventare rigido e controproducente.i sette principali Sabotatori - il Giudice, il Controllore, il Compiacente, l'Iper-Realizzatore, l'iper-vigile, l'Iper-Razionalizzatore e il Vittimista - rappresentano modi diversi di reagire allo stress, alla vulnerabilità e al bisogno di sicurezza. E, come spesso accade in psicologia, la stessa strategia che ci ha salvati in passato può limitarci nel presente. Se ci pensi, probabilmente li hai già incontrati - dentro di te. 

Magari sotto forma di una voce che arriva subito dopo qualcosa di importante: hai finito un lavoro, una riunione, una conversazione difficile. Per un attimo senti anche soddisfazione, poi qualcosa cambia: "sì, però potevo fare meglio", oppure "chissà cosa penseranno davvero". È lì che spesso entra in scena il Giudice, quella parte che commenta, valuta, ridimensiona. Non è mai davvero soddisfatta. Anche quando qualcosa va bene, trova un dettaglio da correggere. In molti casi nasce in contesto in cui l'errore aveva un costo alto, e imparare a giudicarsi era un modo per anticipare il giudizio degli altri. Oggi, però, la voce finisce per consumare energia e rendere difficile riconoscere ciò che funziona.

In altri momenti può emergere il Controllore, soprattutto quando qualcosa è incerto. È la parte che vuole tenere tutto sotto controllo: dettagli, tempi, persone. All'inizio dà una sensazione di sicurezza, ma nel tempo crea tensione. È quella fatica sottile di chi non riesce mai davvero lasciare andare, perché sotto c'è una convinzione implicita: "se mollo, qualcosa andrà storto".

Nelle relazioni, invece può attivarsi il Compiacente.  è la parte che dice "sì" anche quando vorrebbe dire "no", che si adatta, che cerca di non creare problemi. Ha imparato che essere accettati passa dal non deludere. Ma nel lungo periodo questo porta a perdere il contatto con i propri bisogni. E quei bisogni, quando restano inascoltati, non spariscono: si trasformano in stanchezza, frustrazione, distanza.

L'Iper-Realizzatore  è forse il più premiato socialmente. Spinge, motiva, porta risultati. Ma una caratteristica precisa: non si ferma mai. Ogni obiettivo raggiunto dura poco, perché subito non arriva un altro. La soddisfazione scivola via in fretta, lasciando quella sensazione sottile che non sia mai abbastanza. È una corsa continua, spesso molto efficace, ma anche molto faticosa.

Poi c'è l'Iper-Vigile, che vive come se qualcosa di negativo fosse sempre possibile, anche quando tutto sembra tranquillo. Anticipa problemi, immagina scenari, si prepara. E attento, responsabile, ma difficilmente rilassato. Anche dei momenti di calma, una parte di lui resta in allerta, come si abbassare la guardia fosse pericoloso.

L'Iper-Razionalizzatore, invece, usa la mente per tenere tutto in ordine. Analizza, spiega, comprende. Ma spesso lo fa per evitare qualcosa di più complesso: sentire. Quando una situazione si fa emotivamente intensa, la trasforma in un problema da risolvere. Questo può funzionare in molti contesti, ma nelle relazioni che a distanza: perché non sempre abbiamo bisogno di soluzioni, a volte abbiamo bisogno di essere sentiti.

Infine, il Vittimista, che porta con sé una sensazione più profonda: quella che le cose accadono sempre contro di sé. Non è solo lamentela, ma una posizione costruita nel tempo, spesso a partire l'esperienza in cui davvero c'era poco controllo. Il rischio è che questa lente diventa automatica, è che ogni difficoltà finisca per confermare la stessa storia: "tanto non cambia niente". 

La cosa importante è che nessuno di cui si sabotatori è "sbagliato". Sono parte che hanno avuto una funzione. Hanno cercato, in momenti diversi la nostra vita, di proteggerci. Ma oggi possiamo iniziare a fare qualcosa di diverso. Possiamo accorgercene. Perché nel momento in cui riconosciamo queste voci mentre si attivano, succede qualcosa di molto concreto: si che è uno spazio. E in cui lo spazio una nuova possibilità. Non quella di eliminarle, ma di non seguirle automaticamente. Riconoscere i propri sabotatori non significa smettere di averli, ma iniziare a non esserne più guidati automaticamente. Ed è proprio lì che inizia qualcosa di nuovo. Una sensazione diversa con se stessi. Più flessibili, più consapevole, più libera.


Dr. Maurizio Sgambati

Dr. Maurizio Sgambati
Psicologo a Pordenone

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