Quando ci sentiamo bloccati: cosa succede davvero dentro di noi

Quando ci sentiamo bloccati: cosa succede davvero dentro di noi
  • Dr. Maurizio Sgambati
  • 15/03/2026
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A volte la vita procede fluida, altre volte invece ci ritroviamo fermi, come se qualcosa dentro di noi avesse tirato il freno a mano. Possiamo desiderare un cambiamento, una decisione, un passo avanti… Eppure restiamo immobili. È un'esperienza comune, ma spesso difficile da decifrare. In psicologia e in particolare nell'analisi transazionale, questo fenomeno viene osservato con grande attenzione: non come un difetto, ma come un segnale. Il blocco non è un nemico: è un punto in cui la nostra storia personale si fa sentire.

Tre modi in cui possiamo "bloccarci"

Il blocco non è sempre uguale. Può manifestarsi in tre forme principali, che spesso si intrecciano:

Blocco cognitivo: quando la mente gira a vuoto. E' il blocco più visibile. I pensieri si ripetono, si aggrovigliano, si contraddicono. Sappiamo che qualcosa non va, ma non riusciamo a trovare una via d'uscita. Ad esempio hai un'opportunità importante, ma continui a rimuginare: "se poi non sono capace? E se sbaglio? E se perdo quello che ho?". Più ci pensi, almeno riesci a decidere. La mente attiva, ma non ti aiuta a muoverti.

Blocco emotivo: quando il sentire si confonde. A volte non è la testa a fermarsi, ma le emozioni. Possiamo sentirci travolti, oppure stranamente distanti da ciò che viviamo. Ad esempio una critica lieve ti ferisce come se fosse un attacco. Oppure vivi un momento importante ma non provi quasi nulla. È come se l'emozione autentica non riuscisse a emergere, sostituita da un'altra più "gestibili".

Blocco somatico: quando parla il corpo. Il corpo è spesso il primo segnale che qualcosa dentro di noi è fermo. Tensioni, stanchezza improvvisa, pesantezza, sintomi senza una causa medica Chiara. Ad esempio ogni volta che devi affrontare un confronto difficile, ti viene mal di stomaco ti senti senza energie. Non è "solo stress": è un modo antico di proteggerti.

 

L'Impasse: quando due parti di noi tirano in direzioni opposte

Il blocco ha una struttura interna che chiamiamo impasse. È una situazione di stallo: una parte di noi vuole andare avanti, un'altra ci trattiene. Nell'analisi transazionale questo accade quando:

  • Il Bambino Libero interiore esprime un bisogno autentico (protezione, autonomia, vicinanza, libertà).
  • Il Genitore Normativo interiore lo blocca con un divieto antico ("non chiedere "", "non fidarti", "non essere te stesso").
  • L'Adulto psichico interiore non riesce a mediare.

È come premere l'acceleratore e il freno allo stesso tempo. Ad esempio: vuoi dire "No" una richiesta che ti pesa, ma una voce interna ti dice: "non puoi deludere gli altri". Desiderio di proteggerti e il bisogno di essere approvato si scontrano. Il risultato è l'immobilità. L'impasse non è un errore: un punto di verità, spesso radicato nelle prime esperienze relazionali.

 

Il "pass": il movimento che ci allontana dal punto critico

Quando ci avviciniamo a un impasse, spesso mettiamo in atto un movimento automatico per non sentirne il peso. Questo movimento si chiama pass. È una deviazione, un modo per non entrare in contatto con ciò che ci farebbe soffrire. Ne esistono tre forme, che corrispondono ai tre livelli del blocco:

  • Pass cognitivo: ci rifuggiamo nei pensieri per non sentire. Ad esempio, dopo una delusione, invece di ascoltare la triste tristezza, inizia a spiegarti razionalmente perché "dovresti stare male". La testa prende il posto del cuore.
  • Pass emotivo: proviamo un'emozione al posto di un'altra. Ad esempio, ti arrabbi per un dettaglio insignificante, ma sotto c'è paura, vulnerabilità. L' emozione sostitutiva copre quella autentica.
  • Pass somatico: il corpo prende il sopravvento. Ad esempio, stai per affrontare un tema delicato e ti senti improvvisamente stanco o ti viene mal di testa. Il corpo "ti porta via" dal punto critico. 

Il pass non non è una resistenza è un gesto di protezione. Il modo in cui abbiamo imparato e vivrà spesso da piccoli, a cavarcela.

 

Perché riconoscere questi movimenti può fare la differenza

Capire come ci blocchiamo e come ci allontaniamo dal punto critico è già un primo passo verso il cambiamento. Non per forzarci "sbloccarci", ma per ascoltare ciò che il blocco sta cercando di dirci.

  • Il Blocco mostra dove ci siamo fermati.
  • L'Impasse mostra perché ci siamo fermati.
  • Il Pass mostra come cerchiamo di non sentirlo.

Quando iniziamo a riconoscere questi movimenti, possiamo trattarci con più gentilezza. Possiamo smettere di giudicarci e iniziare a capire cosa ci sta proteggendo. E, con il tempo, possiamo trovare un modo più libero e più nostro di andare avanti.

 


Dr. Maurizio Sgambati

Dr. Maurizio Sgambati
Psicologo a Pordenone

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